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ROVIGOFINANZA

Sembrano investimenti prudenti e innocui, ma occhio alle variabili

Paolo Rimbano, consulente finanziario, spiega le variabili da tenere in considerazione nel caso si scelgano strumenti di investimento come il conto deposito o le polizze di ramo primo

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ROVIGO - Nell’articolo di oggi vedremo che le variabili da considerare nella scelta anche di strumenti che sembrano molto prudenti e “innocui” come conti deposito e polizze di ramo primo sono molteplici e da non sottovalutare.

Per quanto riguarda i conti deposito, poiché il rischio principale è il rischio di controparte, ossia l’eventualità che la banca non sia in grado di restituire quanto investito, la scelta della banca è di conseguenza fondamentale.
Di fronte all’offerta di un conto deposito a tasso interessante la prima cosa che devo chiedermi è: perché in un mondo di tassi sotto zero, in cui la liquidità è addirittura un costo per le banche, la banca mi offre questo rendimento? La risposta può essere una delle tre seguenti:

  • per un fine promozionale, offrendo un tasso per un breve periodo di tempo, con l’obiettivo di trasformare alla scadenza il conto deposito in qualche forma di risparmio remunerativa per la banca;
  • perché se la banca andasse sul mercato dei capitali dovrebbe pagare tassi ben più alti. E’ il caso di banche che soffrono di una carenza di liquidità e che sono classificate “ad alto rischio creditizio” a livello di rating. In questo caso il tasso riconosciuto è legato alla rischiosità della controparte, che il piccolo risparmiatore fa fatica a valutare ma che il mercato valuta molto bene;
  • perché la banca riesce a impiegare quanto raccoglie in modo redditizio. E’ il caso di banche che operano prevalentemente nel settore dei crediti deteriorati (comprano sofferenze bancarie e cercano di recuperare il credito) o nel credito al consumo (prestiti personali, dove prestano con tassi ancora piuttosto elevati).

La regola è: in questi strumenti non c’è rendimento senza rischio, e più alto è il rendimento offerto e maggiore è il rischio sottostante che, ripeto, il piccolo risparmiatore non è in grado di valutare. Quindi valutate bene la banca che offre il conto deposito. Poi la durata (maggiore durata = maggiore rendimento), la possibilità di svincolare o meno quanto investito (e a quali condizioni) sono altre variabili ma molto meno rilevanti della scelta della controparte.

Anche nelle polizze di ramo primo la scelta della compagnia assicurativa è fondamentale, perché non tutte le compagnie hanno la stessa solidità. In campo assicurativo, a fare la differenza è l’indice di solvibilità (solvency ratio) che esprime quanto margine ha la compagnia rispetto a quanto previsto dalla normativa. L’indice deve essere superiore al 100%: maggiore è questo indice e maggiore è la solvibilità. 

Poi però abbiamo visto che la reale garanzia nelle polizze di ramo primo è data dalla diversificazione della gestione separata (LEGGI ARTICOLO). Ad oggi ci sono gestioni totalmente investite in titoli italiani, altre diversificate su titoli a livello europeo ed ancora gestioni più evolute che diversificano in pratica a livello globale comprendendo anche investimenti alternativi e obbligazioni di paesi emergenti. Ovviamente maggiore è la diversificazione e maggiore è la tutela del patrimonio. Quindi prima di scegliere una gestione separata fatevi dire la composizione della gestione separata: cosa succede se la gestione è totalmente su titoli italiani e l’Italia va in default? Se fossi in voi non vorrei scoprirlo.

Le ultime due variabili da considerare sono i costi e la “qualità” della gestione.
I costi variano molto tra polizza e polizza. Fate attenzione a:

  • caricamento iniziale: è il costo di entrata. In certi casi è addirittura il 3%, in altri non è previsto. 
  • Costo di gestione annuo: è il rendimento trattenuto dalla compagnia per gestire i vostri soldi. In genere va da 0,90% a 1,60% annuo.
  • costi di riscatto anticipato: di norma queste soluzioni hanno dei vincoli all’uscita con relative penali di riscatto anticipato. Valutate bene il vostro orizzonte temporale, ossia il periodo in cui vi volete privare della disponibilità di quanto investite.

In tema di costi, attenzione alla trasparenza. Fateveli esporre chiaramente, nero su bianco, per non avere sorprese in futuro.
I costi poi non vanno valutati in assoluto, ma in relazione  alla “qualità” della gestione, perché le gestioni separate hanno tutte lo stesso funzionamento ma possono portare a risultati molto diversi. Qui dovete valutare due cose:

  • il rendimento della gestione: alcune rendono poco più del 2%, altre oltre il 3,50%. Hanno le stesse garanzie ma la qualità è molto diversa.
  • La stabilità del rendimento: ci sono gestioni il cui rendimento è molto sceso negli ultimi anni e altre che mantengono rendimenti ancora stabili o comunque molto elevati. Anche questo denota una diversa capacità di gestire il denaro.

Vi propongo nella tabella allegata gli ultimi rendimenti realizzati dalle principali gestioni separate disponibili in Italia. Diverse compagnie, considerato lo scenario di mercato, non consentono nuove sottoscrizioni ma permettono di abbinare il ramo primo con fondi, nei cosiddetti prodotti multiramo di cui parlerò nel prossimo articolo.

Paolo Rimbano

Articolo di Domenica 24 Novembre 2019

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