Condividi la notizia

EVENTO

Tecnologia, la vera sfida resta quella culturale

Serata speciale al Rotary club Altopolesine a Badia Polesine (Rovigo), ospite Gianni Potti presidente del comitato Nazionale di coordinamento territoriale e vicepresidente di Confindustria Servizi Innovativi

0
Succede a:

BADIA POLESINE (RO) – Martedì 26 novembre nella sede del club, un relatore di spessore (Gianni Potti) e l’entrata di due nuove Socie hanno coronato una serata memorabile per il presidente Martino Beggio e tutto il club Rotary altopolesine. La segretaria Stefania Turazzi ha aperto la conviviale con la rituale lettura dei curricula, nell’affollato salone dei ricevimenti del Park Hotel Le Magnolie. Martino Beggio pronunciando la formula che precede la “spillatura”, ha accolto nella famiglia rotariana Camilla Maduri e Barbara Chinaglia, entrambe originarie di Lendinara, alle quali ha ricordato i valori etici fondativi del Rotary fatto di persone accumunate da un’ideale di servizio alla comunità.

Gianni Poggi, presidente del Comitato Nazionale di Coordinamento Territoriale e vicepresidente di Confindustria Servizi Innovativi, nell’occasione accompagnato da Francesco Dotta, l’avvocato Marta Marin e l’ingegner Alberto Previato, ha parlato di alfabetizzazione digitale per cittadini e d’industria 4.0 per le imprese. Partendo dallo spot video del digital meet 2019 sulla rivoluzione introdotta vent’anni fa, ha evidenziato l’impatto avuto da internet sulla nostra vita. Tutto è diventato più veloce, più accessibile, tutto è nelle nostre mani, possiamo navigare ovunque ed essere sempre connessi, possiamo decidere quante e quali vite vivere, ma siamo preparati?”

La tesi sostenuta da Potti è che, essendo la tecnologia è il mezzo e non il fine, la vera sfida resta quella culturale. Ma qual è la situazione in Italia? Secondo l’indice DESI (Digital Economy and Society Index) occupiamo la quart’ultima posizione tra i Paesi europei, davanti solo a Grecia, Bulgaria e Romania. Lacunosa in particolare, è l’abilità del Capitale umano nell'Uso di internet. Solo il 69% degli italiani lo utilizza (la media europea è del 75%) e, mentre siamo i primi per l’uso del telefonino (più telefonini che abitanti), non lo sappiamo usare. Solamente il 31% lo usa per l’home banking e solo il 13% per pratiche verso la Pubblica Amministrazione. Questo propone l’urgenza dell’alfabetizzazione, digitale: “Il problema è che è stato creato un mercato dell’offerta ma non della domanda”. In altre parole mancano i consumatori eruditi che sfruttino le opportunità offerte e il Piano nazionale per la scuola digitale, lanciato nel 2015, ha prodotto risultati modesti, aumentando il gap dei gruppi a rischio di esclusione sociale, anziani e i disoccupati. “La sfida più necessaria e urgente – dice Potti – è quella di formare i formatori, riskillare i tantissimi ottimi insegnanti che però non sono nati con il digitale” anche se il problema vero è che anche l’Europa ha un pesante gap competitivo col resto del mondo: Cina, India e USA in particolare.

E l’Industria 4.0? E' un processo che riguarda la reingegnerizzazione del processo produttivo, che fa incontrare la manifattura col digitale. Anche qui l’Italia ha un decennio di ritardo. Il mantra è: “Meno stock a magazzino e più duttilità”, fermo restando che al centro della fabbrica c’è sempre l’uomo, flessibile per definizione, ma questo comporta innovazione nelle capacità gestionali. La nuova frontiera è la Servitizzazione dei prodotti, un neologismo col quale s'intende massimizzare il valore percepito dall’utente attraverso la personalizzazione del servizio offerto col prodotto. Questo processo, consente di aumentarne la fidelizzazione nel tempo e per il business si traduce nella possibilità di offrire in qualsiasi condizione la risposta giusta al momento giusto, stabilendo una relazione di lungo termine, basata sulla fiducia.

Per stimolare questa cultura negli imprenditori, la Confindustria nel Veneto ha varato il progetto “I 100 luoghi di Industria 4.0”. Sono luoghi in cui si possono toccare con mano le applicazioni del 4.0, col compito di promuovere la domanda d’innovazione nel sistema produttivo. Il tavolo di una “transizione 4.0”, istituito dal Governo ad integrazione del precedente piano Calenda aprendo al fronte della green economy, per questo va visto con favore. Si tratta di comprendere, come verrà declinato. 

Elemento tecnologico fondamentale per l’Industria 4.0 è IoT (Internet of Things) uno dei termini tra i più cool del momento parlando d’innovazione, che significa mettere intelligenza alle cose. L’idea di base è quella del learning machine che con tecnologia wireless replica il processo di apprendimento mirato all’esecuzione di un compito o per risolvere problemi pratici, attraverso le interazioni con le persone. Trova ampia utilizzazione nella domotica domestica, nella progettazione smart city e, con l’uso predittivo, nell’antiterrorismo o in ambito ambientale.

Il rispetto della privacy invece può rappresentare un problema. Essere connessi permanentemente alla rete, significa anche essere potenzialmente spiati, per non parlare dei possibili  risvolti occupazionali “… ma ogni rivoluzione ha avuto un costo, sostiene Potti, per questo è urgente investire sulla formazione, tenuto conto che fra 15 anni, il 60%  dei lavori di oggi non ci sarà più”.

Ultima considerazione: diamo tutto per scontato ma cosa succede se manca il segnale o la corrente elettrica?

Ugo Mariano Brasioli

Articolo di Sabato 30 Novembre 2019

Condividi ora la notizia con i tuoi amici

Oggi in Cronaca

La tua opinione conta!

Contribuisci alle discussioni quotidiane con gli altri utenti di RovigoOggi.it