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DIRITTO E TUTELA 3.0

Se il genitore non rispetta i suoi compiti di padre o madre. Cosa fare?

Esercizio della responsabilità sui figli minori. Quando il genitore commette gravi inadempienze o commette atti che danneggiano i minori. Risarcimento dei danni e sanzioni anche pecuniarie. Lo spiega l’avvocato Fulvia Fois

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Care lettrici e cari lettori,
molto spesso mi capita di ricevere clienti o essere interessata da questioni inerenti a contrasti insorti tra genitori in ordine all’esercizio della responsabilità genitoriale (ex potestà genitoriale) ad esempio per quel che attiene la cura, educazione o istruzione dei figli o in ordine alle modalità del loro affidamento.

Come ben sappiamo, quando le controversie attengono ai figli, la forte litigiosità tra i genitori sembra quasi d’obbligo con conseguente grave danno, purtroppo quasi sempre, in capo ai minori.

Orbene, nell’ambito dei procedimenti di famiglia corre in soccorso la norma 709 ter c.p.c. (introdotta con la Legge n. 54 dell’8 febbraio 2006) che testualmente recita: “Per la soluzione delle controversie insorte tra i genitori in ordine all'esercizio della responsabilità genitoriale o delle modalità dell'affiamento è competente il giudice del procedimento in corso. Per i procedimenti di cui all'articolo 710 è competente il tribunale del luogo di residenza del minore.

A seguito del ricorso, il giudice convoca le parti e adotta i provvedimenti opportuni. In caso di gravi inadempienze o di atti che comunque arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell'affidamento, può modificare i provvedimenti in vigore e può, anche congiuntamente:
1) ammonire il genitori inadempiente;
2) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti del minore;
3) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti dell'altro;
4) condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, da un minimo di 75 euro a un massimo di 5.000 euro a favore della Cassa delle ammende.
I provvedimenti assunti dal giudice del procedimento sono impugnabili nei modi ordinari”.

L’articolo trova applicazione in tutti quei casi in cui in merito all’esercizio della responsabilità sui figli minori o al loro affidamento:
1) sorgano controversie tra i genitori,
2) uno dei due si renda responsabile di gravi inadempienze,
3) uno dei due contesti all’altro il compimento di atti che arrecano pregiudizio alla prole.

Per dar corso al procedimento ex art. 709 ter cosa occorre?
Il procedimento avviato dall’art. 709 ter presuppone che sia già in vigore un provvedimento giudiziale che disciplini l’affidamento e l’esercizio della responsabilità genitoriale.
Ad esempio un provvedimento adottato nell’ambito di un procedimento di separazione, di divorzio, di regolamento della responsabilità genitoriale per figli nati fuori dal matrimonio, di nullità del matrimonio o di decadenza dalla responsabilità genitoriale.
Del resto, la funzione della norma è proprio quella di consentire ad un genitore di ottenere una cosiddetta “esecuzione forzata” dei provvedimenti in materia di figli minori.

Esecuzione forzata di provvedimento in tema di figli minori cosa significa? Ma come si fa? 
La norma consente 3 possibilità.

  1. La prima è quella di permettere al giudice l’adozione dei provvedimenti ritenuti più opportuni nel caso di specie, ad esempio risolvendo con la propria decisione un contrasto insorto tra i genitori in ordine alla cura, educazione o istruzione dei figli che i due non sono riusciti a risolvere autonomamente.
  2. La seconda possibilità è quella di ottenere dal giudice un provvedimento che modifichi il regime esistente, ad esempio comprimendo il diritto di visita del genitore colpevole di arrecare pregiudizio ai figli con le proprie condotte, prescrivendo modalità protette delle visite, modificando il collocamento dei figli o, addirittura, nelle ipotesi più gravi, modificando l’affido da condiviso ad esclusivo.
  3. La terza è quella di vedere irrogata al genitore inadempiente delle sanzioni per la propria condotta.

In base alla gravità ed importanza delle violazioni commesse, il giudice può comminare, anche cumulativamente:
- l’ammonimento,
- l’obbligo di risarcire i danni alla prole e/o all’altro genitore,
- il pagamento di una sanzione pecuniaria.

Quale lo scopo di queste sanzioni?
E’ certamente quello di indurre il genitore a non tenere più per il futuro condotte irrispettose dei provvedimenti vigenti, attraverso uno strumento di “pressione psicologica” che in alcuni casi va a gravare anche sulle sue tasche.

Il ricorso a questo procedimento è doveroso laddove i genitori non siano in grado da soli di esercitare serenamente la responsabilità genitoriale e quello dei due che lo propone deve dimostrare in giudizio non solo il perdurante inadempimento dell’altro ma anche di avere cercato vanamente di raggiungere un accordo, ossia che il contrasto è ormai insuperabile, tanto da rendere lettera morta la disciplina dettata in precedenza dal giudice.
Vi faccio ora alcuni esempi di violazioni poste in essere dai genitori e sanzionate dal Tribunale adito, così da rendere più chiara la questione.

Esempio 1). Ostruzionismo della madre all’esercizio di visita del padre e della responsabilità genitoriale. Padre inadempiente al pagamento dell’assegno di mantenimento. 
Un padre fa ricorso lamentando che la madre dei figli, da cui si era separato con separazione consensuale omologata, non rispettava le modalità di visita dei minori concordate con lui ed assumeva unilateralmente tutte le decisioni ed iniziative relative ad essi, comprese quelle inerenti il percorso scolastico, i viaggi di studio, le attività extrascolastiche

Chiedeva quindi la modifica delle condizioni in vigore e/o l’applicazione delle sanzioni ex art. 709 ter c.p.c.. 
La madre si costituiva, rappresentando che i figli, di cui uno maggiorenne e l’altra diciassettenne, si relazionassero ormai direttamente con il padre, che, a suo dire, era da lungo tempo inadempiente agli obblighi, anche di natura economica, concordati con la separazione. La madre chiedeva pertanto il rigetto della domanda del padre dei suoi figli ed in via riconvenzionale l’adozione delle sanzioni ex art. 709 ter c.p.c. a carico del marito e la condanna di questi al risarcimento dei danni.
Il Tribunale di Treviso, investito delle questioni, ha statuito che ogni problematica inerente il figlio ventenne dovesse ritenersi superata in quanto maggiorenne. Ha ritenuto poi che anche la figlia, ormai prossima alla maggiore età, fosse ormai in grado di relazionarsi autonomamente con il padre. Quest’ultimo, tra l’altro, aveva ammesso in corso di giudizio di avere arbitrariamente ridotto l’importo dell’assegni di mantenimento per i figli, in parte anche omettendone il versamento, senza nulla dedurre su un peggioramento delle sue condizioni economiche e senza nemmeno chiedere nell’ambito dello stesso procedimento ex art. 709 ter, una riduzione del suo obbligo. Il Tribunale ha ritenuto questo inadempimento una grave violazione degli obblighi genitoriali e in applicazione dell’art. 709 ter c.p.c. ha quindi ammonito il padre alla puntuale osservanza delle condizioni di cui alla separazione consensuale omologata. Non ha invece accolto la domanda di risarcimento del danno proposta dalla madre, in quanto ella era già in possesso di un titolo (l’omologa della separazione consensuale) con il quale agire esecutivamente per il recupero degli assegni di mantenimento non pagati. Il padre è stato anche condannato al pagamento delle spese processuali.

Esempio 2). Mancato pagamento spese straordinarie. Ammonimento. Risarcimento del danno alla madre. Un padre si sottrae, volontariamente, al rimborso delle spese straordinarie. Il Tribunale adito dalla madre dei figli lo ammonisce ad attenersi per il futuro alle prescrizioni vigenti in materia di concorso nel pagamento di dette spese, e lo condanna pure a risarcire il danno alla madre delle sue figlie, nella misura di 1.500,00 euro. 

Esempio 3). Denigrazione del padre ad opera della madre davanti alle figlie. Ammonimento.Nell’ambito di un procedimento di divorzio il Tribunale di Treviso decide sulla domanda avanzata dal padre (resistente nel giudizio) di vedere disposto l’ammonimento nei confronti della madre che, a suo dire, aveva indotto le figlie minori a convincersi che il padre fosse persona dedita all’uso di sostanze alcooliche e stupefacenti, disdicevole e pericolosa, tramite continue denigrazioni della figura paterna, al fine di far cessare qualsiasi tipo di rapporto tra questo e le minori.

Il Tribunale ha osservato sul punto che "il modo brusco con cui si sono interrotti i rapporti tra il padre e le figlie, con un evidente coinvolgimento di queste ultime, da parte della madre, nelle dinamiche tra coniugi, legate alla mancata definizione bonaria del presente procedimento sotto il profilo economico, va censurato, perché l'idoneità genitoriale si misura anche attraverso la valutazione della capacità di continuare a preservare la continuità  delle relazioni parentali con l'altro genitore (Cfr. Cass. 6919/16) anche quando il rapporto tra i due genitori si sviluppa su piani di difficile comunicazione".

Ha quindi ammonito la madre ad astenersi dal tenere ulteriori condotte ostative delle frequentazioni tra le figlie ed il padre, adottando una misura che, pur non rivestendo carattere sanzionatorio, ha pur sempre una portata dissuasiva.

Esempio 4): Eccessiva conflittualità tra genitori. Affido del minore ai Servizi sociali. Ammonita la madre. Sanzione pecuniaria.
Questo caso viene deciso dal Tribunale di Milano nel 2018.
IL giudizio viene introdotto da uno dei genitori per contestare l’inadempimento dell’altro al provvedimento del Tribunale per i Minorenni che aveva in precedenza disciplinato l’affido del figlio minore.
In questo caso i genitori non erano riusciti ad instaurare nel corso degli anni nemmeno un minimo di collaborazione tra loro, costringendo il figlio “ad una difficile e penosa scissione interna del suo universo affettivo, al punto che al cospetto del padre esclude la madre e tutti i familiari materni dalla rappresentazione grafica della sua famiglia e parimenti, al cospetto della madre, esclude il padre e tutti i familiari paterni. Il minore appare rassegnato ad una condizione di incomunicabilità tra i due mondi e la stessa prospettiva di un avvicinamento o di un incontro tra i genitori, seppure sia una condizione intimamente anelata, è per lui ragione di preoccupazione, per il timore che possa provocare nuovi motivi di astio o di scontro, condizione che provoca nel bambino forti sensi di colpa nella consapevolezza di essere al centro della disputa genitoriale”.
In questa situazione così altamente pregiudizievole per il figlio, il Tribunale di Milano non solo ha disposto l’affido del minore ai Servizi Sociali e una regolamentazione ben precisa del diritto di visita, ma ha anche ammonito la madre, invitandola “a cessare immediatamente ogni condotta pregiudizievole ed ostative connessa alla frapposizione dei descritti ostacoli nella frequentazione tra padre e figlio”.
Inoltre, ha ritenuto di adottare un’ulteriore sanzione che potesse fungere da deterrente rispetto ai suoi comportamenti ostativi ed ostacolanti rispetto all’esplicarsi delle frequentazioni padre-figlio, prevedendo ex art. 614 bis c.p.c. la sua condanna al pagamento in favore del padre della somma di 30,00 euro per ogni volta in cui il minore fosse “costretto a passare dall’abitazione materna per recuperare il materiale necessario per la scuola ovvero per l’attività sportiva” e della somma di 50,00 euro ogni volta in cui, senza una ragione oggettiva, fosse impedito al padre di frequentare il figlio nella giornata in cui avrebbe dovuto pernottare presso di lui.

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Ritengo particolarmente interessante questo argomento perché potenzialmente di aiuto a tutti quei genitori che vedono frustrati i loro diritti di genitore a fronte di provvedimenti di natura giudiziaria che li prevedono.
La conoscenza dei propri diritti e dei corretti strumenti per tutelarli rende liberi di scegliere la giusta direzione da prendere.
Se avete piacere di sottopormi casi/questioni da affrontare nelle prossime rubriche scrivetemi pure: dirittoetutela3.0@gmail.com

Buon week end

Avv. Fulvia Fois

 

Articolo di Domenica 1 Dicembre 2019

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