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CONSORZIO DI SVILUPPO POLESINE

Raito: “Su Consvipo siamo fermi ancora al nulla, all’anno zero”

Il sindaco di Polesella Leonardo Raito ribadisce ancora una volta la propria posizione sull’ente consortile: “Se qualcuno ha delle proposte le tiri fuori”. Il suo auspicio rimane la liquidazione

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POLESELLA (Rovigo) – Il primo cittadino di Polesella Leonardo Raito ritorna su Consvipo l’indomani della assemblea informale tra i sindaci soci avvenuta in Provincia di Rovigo (LEGGI ARTICOLO).

“Parliamo da oltre tre anni di prospettive, di ipotetici piani di rilancio, di utilità della struttura. In realtà siamo fermi ancora al nulla, all’anno zero – afferma Raito - Nonostante il tentativo operato dal presidente Pizzamano e dai suoi cda, cui non possiamo che rivolgere un grazie, per aver tentato di smuovere una situazione di stallo, non siamo riusciti a uscire dalla palude che alimenta la convinzione che la struttura sia sorpassata, forse addirittura fuori dal tempo, almeno se seguiamo la sorte di analoghe strutture operanti in territori limitrofi (si veda ad esempio il Consorzio per lo Sviluppo della Bassa Veronese, in liquidazione dal 2015, il Cosecon, esperienza fallimentare che ha prodotto la bellezza di 35 milioni di euro di buco).

Leggiamo autorevoli interventi che invocano la politica, che invocano l’utilità dell’ente ma sono gli stessi che sentiamo da anni. Vogliamo dimenticare i propositi manifestati dai comuni di Salara, Adria, Badia Polesine, Provincia e altri di uscire dalla compagine?

Dirò di più, mi pare che, salvo gli apprezzabili tentativi del comune di Rovigo e le controproposte di alcuni sindaci, i richiami all’importanza della struttura vengano più da soggetti che non fanno parte della compagine societaria che da soci. Da qualche partito, da qualche associazione economica, associazioni che sono comunque rappresentate, all’interno del Consorzio, da un organismo, la Camera di Commercio, con cui il Consvipo ha avviato la procedura di arbitrato (delibera 100 del 16 ottobre 2019) per il recupero di tre annualità di quote non versate, per complessivi 65.611 euro.
E allora vengo al nocciolo della questione e dico concretamente che, a mio avviso, il Consvipo, senza il peso determinante della Provincia, è un ente senza futuro.

E non solo per la questione delle quote provinciali che hanno un peso importante ma che non è tutto nel determinare la situazione in cui ci troviamo. Il peso della Provincia all’interno della compagine societaria era un peso politico da un lato e di equilibrio territoriale dall’altro. Stava a rappresentare una necessità di regia complessiva dei temi economici e di sviluppo del territorio che oggi, per colpa di una riforma moncata, non può più fare. Mi pare che il presidente Dall’Ara sia stato chiaro nel richiamo a una decisione non più procrastinabile e che sia chiaro a tutti che, soluzioni di permute o non permute, che comunque servivano per sanare parzialmente il contenzioso delle annualità non versate, la Provincia non avrà più la possibilità di sostenere il Consorzio.

Ora io non sono a richiamare i soci o a proporre loro un salto nel buio. L’assemblea dei soci è sovrana e il mio comune, che ha una percentuale bassissima di compartecipazione alla compagine societaria, si atterrà alle decisioni della maggioranza. Ma ritengo serio, per me e per tutti, evidenziare un quadro che non è preoccupante, ma drammatico. Talmente drammatico che a novembre 2017, quindi oltre due anni fa, i dipendenti del Consvipo, sostenuti dalle organizzazioni sindacali, hanno chiesto la liquidazione del 100% del TFR, liquidazione concessa con delibera 43 del 30 novembre 2017.
Per tutti questi motivi, io credo, e lo abbiamo ribadito all’assemblea provinciale con il sindaco di San Martino di Venezze Vinicio Piasentini, che oggi non ci sia altra strada possibile che quella della valutazione di un serio piano di liquidazione dell’ente (LEGGI ARTICOLO), effettuato da professionisti competenti che ci mettano di fronte, senza inutili orpelli o panegirici, ai tempi e alle modalità di messa in liquidazione, alle ricadute per i comuni, ai costi, ai problemi, alle implicazioni giuridiche e normative. Temo che qualsiasi altra soluzione rischi solo di essere un continuo rinvio del problema. Spetta ai soci decidere se siamo ancora in condizione di permettercelo”.
 
Articolo di Giovedì 5 Dicembre 2019

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