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SANITA’

Aumenti senza alcuna consultazione

L’aumento immediato della retta a libero mercato nella Casa del Sorriso di Badia Polesine (Rovigo) preoccupa le famiglie che avevano ricevuto rassicurazioni dall’assessore regionale Lanzarin

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BADIA POLESINE (RO) - Ai famigliari della Casa del Sorriso, reduci dall’incontro del 21 ottobre scorso con l’assessore regionale Lanzarin (LEGGI ARTICOLO), la scelta unilaterale del CDA della Casa del Sorriso di aumentare subito la retta a libero mercato, non va proprio giù ed affidano ad un comunicato tutta la loro amarezza. Le proposte dell’Assessore ai Servizi Socio Sanitari della Regione, come l’aumento del Fondo per la non autosufficienza, l’aumento della copertura delle impegnative di residenzialità al 90% per le strutture accreditate e una particolare attenzione per quelle in difficoltà, ci sono sembrate proposte “speranzose” e concrete nel merito e nella sostanza”.

A poco più di un mese da quell’incontro, nella casa di riposo, segnalano i firmatari, è stato osservato un graduale aumento delle impegnative residenziali, a vari livelli, che pur non avendo raggiunto la percentuale programmata, fa ben sperare.

“Da fonti, attendibili sappiamo che questa percentuale (90%) dovrà essere raggiunta entro il prossimo marzo 2020”. Allora perché si chiede la rappresentanza questa scelta precipitosa di approvare, con decorrenza immediata le nuove rette di ospitalità per i nuovi ingressi di ospiti a libero mercato di € 98 al giorno per un ospite in stanza doppia e € 103 per una stanza singola?

L’attuale CDA della Casa del Sorriso, guidato dal presidente  Tommaso Zerbinati, il Vice Presidente Daniele Rossi e i consiglieri Adino Rossi, Anna Scanavacca, Carlina Valle, ha  deciso, gli aumenti senza alcuna consultazione con il Comitato Famigliari e con le forze sindacali. Aumenti definiti nel comunicato controproducenti iniqui e quindi improponibili.

“Controproducenti, perché facciamo fatica a pensare che ci possano essere famiglie che si possono permettere una retta alberghiera pari a più di 3.000 € al mese; non è un albergo  a 5 stelle, anche se sicuramente la professionalità degli operatori e la qualità dei servizi sono indiscutibili”. Il risultato sarà che molte famiglie sceglieranno altre strutture meno care a parità di servizi.

Iniqui perché a parità di servizi c’è una sperequazione nei costi. Ancorché il Presidente Zerbinati in varie occasioni abbia affermato che l’aumento in realtà sarebbe uno sconto che viene applicato all’ospite che entra in struttura senza l’impegnativa residenziale, in questo si trasforma in un vero salasso per le famiglie, che finisce per disincentivare l’entrata di persone senza impegnativa. Ciò significherà ridurre l’attuale numero di ospiti fino a raggiungere quelli per cui la struttura è accreditata. Una “soluzione” che avrebbe riflesso a livello occupazionale ma anche per le famiglie che si troverebbero in difficoltà a inserire il proprio caro.

Grave sarebbe se questo aumento fosse giustificato per ragioni di “cassa”, vorrebbe dire che ancora una volta, si và a chiedere ai famigliari di coprire i deficit di cassa creati in questi anni, per una o più cattive gestioni dell’Ente in questi anni.

Un'altra considerazione è riservata agli ospiti presenti nel nucleo SAPA (Alzheimer) che, al termine dei 60 giorni previsti al costo di 36 euro giornalieri, si trovano ad affrontare una retta di 98 euro superiore di ben 22 euro rispetto a quella precedente.  Non spetta ai famigliari il compito di risollevare le sorti dell’Ente, ma alla politica: “Entro il mese di Marzo del 2020 sapremo se la Regione avrà mantenuto le promesse, ma  prima di quella data auspichiamo che la delibera N° 51 del 17 Ottobre 2019 venga ritirata.

Ugo Mariano Brasioli

Articolo di Sabato 7 Dicembre 2019

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