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VIOLENZA DI GENERE

Panchina rossa anche a Gaiba

Un convegno ed un momento di riflessione a Gaiba (Rovigo) con il Prefetto Maddalena De Luca, Antonella Bertoli, Erika Alberghini, Asia Trambaioli ed il sindaco Nicola Zanca per dire no alla violenza sulle donne

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GAIBA  (RO) - “L’amore non ha lividi”: il titolo della serata organizzata venerdì 6 dicembre dall’amministrazione Comunale di Gaiba presso la Biblioteca Comunale che ha raccolto più di cento persone. Una serata di informazione e sensibilizzazione sul tema della violenza contro le donne a cui ha partecipato ed è intervenuta il Prefetto di Rovigo, Maddalena De Luca, la presidente della commissione Pari Opportunità della Provincia di Rovigo, Antonella Bertoli e l’assessore alle Pari Opportunità del Comune di Rovigo, Erika Alberghini.

Ad aprire la serata il sindaco di Gaiba, Nicola Zanca, che si è dedicato all’inaugurazione della panchina rossa, simbolo che ricorda le vittime di femminicidio, tagliando il nastro tricolore con emozione assieme al Prefetto, Antonella Bertoli e a all’amministrazione comunale. 

Il Comune di Gaiba coglie l’occasione di questa iniziativa - il commento del sindaco Zanca - che muove dalla necessità di sensibilizzare  tutti i cittadini rispetto alle tragedie di violenza quotidiana che colpiscono le donne e le famiglie, per confermare che ogni vera ricostruzione dei valori etici e sociali deve partire dalle comunità locali. La partecipazione di sua Eccellenza il Prefetto di Rovigo, quale massima rappresentanza delle Istituzioni e primo interlocutore delle amministrazioni comunali della nostra provincia, costituisce per questa comunità, che non aveva ricevuto tale onore da molto tempo, grande soddisfazione per la quale vogliamo esprimerle il nostro ringraziamento.”

A moderare la serata il vicesindaco di Gaiba, Asia Trambaioli, che ha aperto il dialogo con le relatrici esprimendo il suo punto di vista sull’argomento: “persino in un’epica che si professa civilizzata come la nostra il fenomeno della violenza di genere sta raggiungendo dimensioni che definire barbariche forse è poco. La modernità è arrivata quasi in  tutto: nell’informazione, nella tecnologia, nei trasporti ma un po’ meno nei rapporti più civili tra sessi. E ancora oggi le donne sono come nel medioevo, soffocate da una società prettamente maschilista, patriarcale a tratti misogina. La violenza contro le donne è ancora oggi purtroppo una spinta dominare, controllare, pensare una relazione in termini di possesso. importante è far si che certe azioni distruttive nei confronti delle donne e ragazze non rimangono più sotto traccia e impunite, affinché le stesse non vengano stigmatizzata per il fatto di aver avuto il coraggio di denunciare. È importante quindi la nozione di azioni mirate, prendere in causa l’importante ruolo dell’educazione e della cultura poiché riescono a fondare per chi cresce ora basi diverse di educazione sentimentale”. Incisivo è stato l’intervento del Prefetto che ha spiegato la posizione dell’istituzioni di fronte a questo fenomeno a dir poco rilevante, nonché la triste cronaca di ogni giorno, riportando dati rilevanti “non è passato molto tempo dall’abrogazione delle disposizioni sul Delitto d’onore nel 1981, ne in termini tempistici nei in termini di fatti. Ancora oggi una donna su tre in Italia e nel mondo intero è vittima di violenza, e troppo spesso questo dato parla di femminicidio oltre che alla violenza di altro genere: fisica, psicologica, diretta o indiretta. Siamo ancora culturalmente arretrati per poter compiere un cambio di marcia, però possiamo ancora impegnarci perché questo avvenga. Incominciando da ora. Importante è il ruolo dell’istituzioni, per il loro costante controllo sulla prevenzione a questi gesti e per il loro sostegno a favore di chi ha subito violenza nell’ambito domestico lavorativo o in qualsiasi altro ambito. Il lavoro da fare è tanto, ma fondamentale è pensare che una soluzione può esserci e deve essere condivisa il più possibile a partire dalle piccole comunità per far sì che episodi di questo tipo si esauriscano il prima possibile. Il prefetto citava e che non ci siamo allontanati tanto da un passato che in realtà trattasi di un passato vicino. Ad esempio il Delitto d’Onore in realtà è stato abolito pochi anni fa nel 1981 quando all’epoca uccidere una donna per tradimento per infedeltà era corretto era corretto e giustificato. Ancora oggi purtroppo il genere maschile si arroga il diritto di uccidere per gelosia, ossessione. Dobbiamo cercare di fermare questa emorragia di vittime indifese e soccorrerle al momento del bisogno, a partire dal grande aiuto delle istituzioni”.

A seguire Antonella Bertoli invece si è concentrata sulla ricorrenza del 25 novembre del perché di questa data, quando l’Assemblea delle Nazioni Unite ha deciso nel 1999 di dedicare questa giornata come ricorrenza mondiale alla violenza sulle donne, riportando la tragica storia delle tre sorelle Mirabal, assassinate a causa della loro dissidenza proprio il 25 novembre 1960, attraverso un emozionante e commovente video che riporta una serie di foto di donne vittime, uccise nella storia. Importante per Bertoli fare rete sociale, impegnare i comuni ad adottare strategie di supporto. “Si può comprendere quanto la sofferenza delle donne nella storia, dai proverbi popolari- donna al volante pericolo costante, donna danno- all’azione violenta in se abbia sempre costellato la nostra storia. Serve una contro tendenza per far si che le donne non siano più strumento di possesso, ossessione, ma semplicemente essere paritario all’uomo”.

Lo stesso pensiero di Erika Alberghini che ha chiuso la serie di interventi spiegando quanto sia importante avere un centro antiviolenza sul nostro territorio e in generale nel nostro paese, sempre pronto ad accogliere richieste e problematiche quotidiane, donne indifese che non sanno dove andare, impaurite spesso dal partner. “È importante portare avanti progetti regionali per il nostro territorio che includano le piccole comunità, come i comuni, in un percorso di sensibilizzazione costante e adozione di strategie efficaci quali l’insediamento di piccoli centri- cohousing che possano ricevere le necessità di aiuto delle donne al momento del bisogno” termina Alberghini. 

Al termine degli interventi il Prefetto ha dato il via ad un gioco da tavolo, un domino, che secondo il vicesindaco Trambaioli vuole essere un messaggio a catena: “tutte le parole spese qui questa sera e la nostra volontà di far si che la violenza contro le donne e tutte le azioni positive che potremmo attivare per contrastarla siano una reazione a catena, che possa arrivare in tutte le parti del mondo per porre realmente fine a tutte le violenze di genere”.

Ultimo spazio alla serata è stato dedicato ai due cantanti della scuola superiore Ipsia di Ferrara, Giulia Bindelli e Saidi Shera, con una canzone ideata da Mara Carfagna, vice presidente della Camera dei Deputati dal titolo “non è normale che sia normale” avente come scopo la raccolta fondi per case affidatarie degli orfani delle vittime di femminicidio e per questo online pronta all’acquisto su tutti i siti commerciali di musica. 

La serata è proseguita e si è conclusa presso la Villa Fiaschi storica di Gaiba all’interno della quale è stato allestito un rinfresco dai volontari del Paese e dai proprietari. La sorpresa della serata l’ha svelata il sindaco Zanca che ha omaggiato assieme al Prefetto, all’Amministrazione Comunale di Gaiba e al Presidente della Provincia, Ivan Dall’Ara il dipendente della Polizia Locale di Gaiba, Paolo Sitta, con una targa di riconoscimento e gratitudine per aver operato sul territorio per 37 anni ed aver raggiunto l’età pensionabile con grande esperienza. Zanca ringrazia la forte partecipazione e tutte le associazioni di volontariato che hanno contribuito a realizzarla e l’ottima riuscita della serata, confidando in altri eventi simili per la comunità di Gaiba. 

Articolo di Domenica 8 Dicembre 2019

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