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ROVIGOFINANZA

Come scegliere le polizze multiramo

Paolo Rimbano, consulente finanziario, spiegare a come sia difficile trovare oggi delle polizze cosiddette di "ramo primo" quanto piuttosto dei prodotti con soluzioni miste, fondi d'investimento inclusi

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ROVIGO - Negli scorsi due articoli (LEGGI ARTICOLO) e (LEGGI ARTICOLO) ho definito le polizze di ramo primo come delle oasi nel deserto finanziario, perché riescono ad abbinare  quello che nel mercato finanziario non c’è più: rendimento e protezione del capitale.

Proprio perché sono delle oasi nel deserto, oggi è sempre più difficile trovare compagnie assicurative che ancora propongano il ramo primo puro, e il motivo è evidente: se oggi effettuate un versamento in una polizza di ramo primo, la compagnia si trova a dovervi garantire il capitale e riconoscere il rendimento della gestione, ma è in difficoltà ad investire i vostri soldi in questo mondo di tassi sotto zero.
Per rendere sostenibile il ramo primo, allora le compagnie lo offrono abbinato all’investimento in fondi, che in campo assicurativo prende il nome di ramo terzo. Ecco allora che oggi sul mercato, più che polizze di ramo primo, si trovano soluzioni miste, chiamate multiramo, che coniugano il capitale garantito della gestione separata con la prospettiva di rendimento della parte investita in fondi.

La polizza multiramo, se di buona qualità, oggi può essere un’ottima soluzione perché risolve in modo efficiente l’esigenza del risparmiatore medio che ricerca prudenza. Un portafoglio prudente, nella composizione classica, dovrebbe essere composto da un 70-75% di obbligazioni e da un 25-30% di azioni. Ha senso oggi una composizione di questo tipo se si considera che il 70-75% investito in obbligazioni prudenti ha in gran parte rendimento negativo? E in più ci sono i costi di gestione. Per fare rendimento un portafoglio di questo tipo deve solo sperare che la parte azionaria continui a salire per coprire il “buco” creato dalla parte obbligazionaria.

Con la polizza multiramo, trovando una soluzione 70% gestione separata e 30% fondi, il problema dei tassi zero sull’obbligazionario viene risolto perché per questa parte sostituisco un problema con un punto di forza: stabilità (la gestione separata non oscilla) e rendimento che altrimenti non avrei. Inoltre su questa parte non pago neppure il bollo dello 0,20% annuo. Fin qui tutto bene in teoria, ma nella pratica…


Continuo ad incontrare persone che hanno sottoscritto polizze multiramo che sono assolutamente inefficienti per diversi motivi.
In molti casi hanno una componente troppo bassa di gestione separata: alcune ne hanno il 40%, altre il 50%, solo alcune arrivano al 70%. Minore è la componente di gestione separata e minore sarà il suo effetto positivo sul portafoglio, sia in termini di stabilità che di rendimento. Molto spesso la gestione separata poi non è di qualità, con rendimenti anche inferiori all’1% (quando abbiamo visto nell’articolo scorso che ci sono gestioni che rendono ancora molto bene), e quindi fatica a contribuire al rendimento totale.
I problemi maggiori nei casi che incontro derivano però dalla componente fondi, ossia il ramo terzo. Se il risparmiatore ha un profilo prudente, la parte investita in fondi viene investita in fondi prudenti, che per essere prudenti investono necessariamente gran parte del capitale nelle obbligazioni che oggi hanno rendimenti negativi. Quindi, indirettamente, ritrovo in portafoglio quanto volevo evitare di avere, con un’aggravante: i costi della polizza.
E questo in molti casi è un altro problema. Sul mercato ci sono polizze che sulla parte fondi arrivano ad un costo complessivo anche superiore al 4%, con la conseguenza che il rendimento generato dalla parte in gestione separata viene eroso dal costo applicato sulla parte fondi, che spesso come abbiamo visto sono prudenti e quindi già di per se stessi senza prospettiva di rendimento.

Attenzione quindi alle soluzioni multiramo. Sono in teoria un’ottima soluzione nel contesto attuale di mercato ma devono avere le seguenti caratteristiche:
  • Alta percentuale di gestione separata, meglio se 70% o 80%;
  • Gestione separata di buona qualità (vedi articolo scorso);
  • Componente fondi, quindi ramo terzo, sostenibile sia a livello finanziario che di costi. Se trovate una soluzione 70/30, la prudenza è già fornita dal 70% di gestione separata e il restante 30% di fondi può essere un po’ più dinamico, in modo tale da avere una buona prospettiva di rendimento in grado di generare una crescita al netto dei costi;
  • Costi ragionevoli e soprattutto sostenibili in particolare nella componente fondi.
Se poi trovate delle soluzioni multiramo evolute, che partendo da una composizione quasi totalmente di ramo primo, creano la parte in fondi un po’ alla volta con tutti i vantaggi dei piani di accumulo (LEGGI ARTICOLO), probabilmente siete di fronte a quanto di meglio il comparto delle multiramo possa offrire.
 
Articolo di Domenica 8 Dicembre 2019

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