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GESTIONE RIFIUTI ROVIGO

Le ragioni di Pierluigi Tugnolo

Nessuno può costringere il commissario liquidatore del Consorzio Rsu e dell'Ente di bacino soppresso a compiere atti illegittimi, ma è lo stesso commissario a suggerire l'uscita dall'impasse

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ROVIGO - Pierluigi Tugnolo in prefettura a Rovigo, nel proprio intervento a difesa delle accuse ricevute (LEGGI ARTICOLO) di essere inadempiente nei confronti degli indirizzi ricevuti dai "suoi" soci, lato Consorzio, nei confronti della società Ecoambiente, di cui il Consorzio è socio di maggioranza, afferma due sacrosante verità in merito alla richiesta dei sindacati preoccupati del futuro dei lavoratori di Ecoambiente.

La prima: Tugnolo rimarca con forza che la sopravvivenza di Ecoambiente è legata all'affidamento che il Consiglio di bacino potrà conferire ad Ecoambiente, esattamente come ha fatto lui stesso da presidente dell'Ente di bacino nel 2013, indipendentemente dalla questione fusione in Ecoambiente e dai litigi che il socio Consorzio ha con il socio Comune di Rovigo in merito alla nomina dell'ultimo Cda dell'azienda.
E' proprio su questa distinzione secca che si muovono i binari delle diverse contese, e non ci sono sovrapposizioni essendo due percorsi completamente distinti. Per l'affidamento del servizio ci pensa il consiglio di bacino con il lavoro del proprio direttore Monica Bettiol, per la questione Ecoambiente ci pensaranno i giudici del tribunale.


La seconda verità è che al momento non ci sarà nessuna fusione, almeno fino a quando Pierluigi Tugnolo sarà il commissario liquidatore del Consorzio, perchè il percorso deciso dai sindaci è a suo dire, inequivocabilmente elusivo dal punto di vista fiscale.
"Il progetto che mi si accusa di voler fermare è finalizzato ad evitare di pagare circa 1,5 milioni di euro di tasse sulle plusvalenze derivate dall'ultimo conferimento di beni in Ecoambiente".

Tugnolo fa riferimento all'assemblea straordinaria dei soci di Ecoambiente avvenuta a fine dicembre 2018 quando di fronte al notaio Domenico De Carlo di Rovigo i due soci di Ecoambiente, ovvero il Comune di Rovigo con Massimo Bergamin ancora sindaco, ed il Consorzio Rsu con lo stesso Tugnolo, hanno aumentato il patrimonio di Ecoambiente per circa 9 milioni di euro trasferendo buona parte delle proprietà del Consorzio Azienda speciale ad Ecoambiente in aumento di capitale.

Ebbene, la società Ecoambiente ha oggi un patrimonio più alto, il Consorzio ha aumentato la propria partecipazione sociale in Ecoambiente al 61,4% e ridistribuire queste nuove quote del Consorzio ai singoli comuni soci del Consorzio per farli diventare soci di Ecoambiente costerebbe circa 1,5 milioni di euro secondo la tassazione vigente.

Per ovviare a questo costo venne proposta una soluzione cosiddetta di fusione inversa del Consorzio in Ecoambiente, fiscalmente neutra, eleborata da un professionista esterno, che però potrà essere seguita solo quando i soci di Ecoambiente delibereranno in tal senso. Al momento, i due soci non hanno intenzione di procedere, in quanto Tugnolo non riconosce la legittimità del Cda di Ecoambiente, tanto che è in contenzioso presso la sezione imprese del Tribunale di Venezia (LEGGI ARTICOLO) competente in materia con la prima udienza per la presa in carico della richiesta di sospensiva al Cda per il prossimo 20 gennaio 2020 (anticipata da 12 febbraio iniziale) e nessuna certezza di quando il tribunale potrà arrivare ad una decisione di merito.

L'invito del prefetto Maddalena De Luca è chiaro: i due soci evitino di doversi servire del Cda e si autoconvochino l'assemblea soci da soli, assolutamente fattibile, ma il suggerimento non risolve comunque la questione che sarà poi Ecoambiente, ovvero il presidente Marco Trombini, a doversi recare dal notaio con il socio Consorzio per la fusione inversa, quindi tutto ritorna ad essere bloccato visto che Tugnolo non riconosce la figura di Trombini così come quella di Lovisari o della consigliera Bacchiega.

Alla richesta del prefetto di chiudere la partita entro fine dicembre 2019 "perchè ci siamo ritrovati ancora qui dopo il mio interessamento di dicembre scorso quando mi venne detto che mancavano solo due comuni per approvare il progetto di fusione che si sarebbe dovuto concludere poco dopo - ricorda, giustamente, il prefetto De Luca - ed invece siamo ancora qui in una condizione forse più grave di allora in quanto l'affidamento all'azienda scade il prossimo anno" risponde direttamente Tugnolo con una offerta che potrebbe essere finalmente risolutrice.

La proposta di Tugnolo è quella di abbandonare il progetto di fusione inversa e di retrocedere ai comuni soci del Consorzio le partecipazioni detenute in Ecoambiente ed in As2 ai singoli soci del Consorzio Rsu pro quota secondo la tassazione corrente, quindi ad un costo (fiscale) di circa 30.000 euro a Comune per poter quindi sostituirsi al socio Tugnolo in Ecoambiente come soci diretti della società.

Questa strada di liquidazione, semplice, lineare, è poi quella prevista dalla Regione Veneto nella nomina dei commissari liquidatori degli enti di bacino, nominati per liquidare, non per fare fusioni societarie. La ricerca di soluzioni alternative, come la cosiddetta fusione inversa, è una strada tutta polesana così come l'interessamento del Consiglio di bacino Rovigo che, a differenza del consiglio di bacino Priula, non ha affatto la natura di azienda speciale, come lo è il Consorzio Rsu, ma è solo ed esclusivamente un ente pubblico di controllo e programmazione del servizio e gli è vietata qualsiasi attività gestoria.
Articolo di Martedì 10 Dicembre 2019

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