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ECONOMIA E SVILUPPO

La Zls non sarà come la Zes e comunque l'interporto di Rovigo è escluso

Gianni Nonnato del Psi si interroga circa i "misteri" che aleggiano attorno a quanto annunciato dal Sottosegretario di Stato Andrea Martella

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ROVIGO - Gianni Nonnato per Partito socialista italiano si interroga circa quanto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Andrea Martella ha annunciato nella sua recente visita a Rovigo (LEGGI ARTICOLO) a cui, anche lui, ha presenziato.

"Non si chiama più Zes. Si chiamerà Zls. Non si sa, infine, se potrà portare gli stessi vantaggi della Zes - si chiede Nonnato - Forse potranno essere diversi. Tutto dipende dalla prossima Legge di Bilancio.
Di chiaro finora c’è soltanto che tutto può tradursi in un bel sogno. Di certo oggi c’è solo che tra Zes e Zls ci sono delle grandi differenze sul piano dei benefici fiscali. A Genova, infatti, dove auspicavano una Zes, è stata approvata una Zls e gli imprenditori sostengono che da opportunità tutto si è trasformato in un palliativo.

Quello che è di maggiore evidenza è che per Venezia i vantaggi sono più certi in forza del Punto Franco. Questo pare essere ancora previsto. E’ ancora mistero, inoltre sui criteri che hanno portato alla individuazione dei 16 comuni polesani e che vedono escluso l’Interporto di Rovigo. Chi si interessa dell’Interporto di Rovigo? Finora nessuno, nemmeno i più loquaci, ha portato ad evidenza questo aspetto pur a conoscenza che la normativa prevede la condizione di “aree contermini al porto”.  Voglio credere che nella prossima legge di bilancio possano essere inseriti anche dei vantaggi fiscali, ma mi chiedo se, trattandosi di norme di derivazione europea, ciò sia serenamente consentito.

Quello che preoccupa oggi è ancora il fatto che la Provincia ed il comune capoluogo non sono stati formalmente e minimamente interessati nella iniziativa paracadutata nel Polesine come elemento residuale di una scelta tutta veneziana. Quello che ritengo di chiarire, infine, è che non sono certo contrario alle iniziative che possano essere fonte di sviluppo per le nostre realtà polesane, ma è altrettanto doveroso chiarire che il Polesine non ne esce, ancora una volta, da protagonista. Ancora meno la politica e le istituzioni locali che vedono violentate le scelte strategiche fatte finora. La cultura dell’alluvione ci condiziona ancora. Il Polesine ha i soldi, ma manca di capacità di iniziativa. E i misteri aumentano".
Articolo di Venerdì 13 Dicembre 2019

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