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DIRITTO E TUTELA 3.0

Assegno bancario in bianco, senza data o post datato. E' valido?

Rubrica legale di Fulvia Fois avvocato. Tutte le conseguenze di un assegno non completato nelle sue parti

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Succede a:
Care lettrici e cari lettori,
questa settimana voglio parlarvi di una prassi molto frequente nelle transazioni commerciali, che seppur attuata in buona fede, può avere delle conseguenze molto spiacevoli.
Mi riferisco ai casi in cui compiliamo ed emettiamo degli assegni lasciando in bianco lo spazio dedicato alla data di emissione oppure integriamo noi al momento dell’incasso l’assegno consegnatoci privo dell’indicazione di data o, ancora, emettiamo o riceviamo un assegno postdatato.
Spesso ciò avviene con l’intenzione di dare al beneficiario una forma di garanzia di un pagamento futuro.
Le conseguenze di tali comportamenti sono diverse.
Se manca la data la conseguenza è la nullità dell’assegno che abbiamo ricevuto o consegnato.
Ricordiamo che l’assegno bancario è un titolo di credito esecutivo che contiene l’ordine, rivolto ad una banca, di pagare al presentatore del titolo stesso la somma in esso indicata.
La materia è disciplinata dal Regio Decreto n. 1736 del 21.12.1933, noto anche come Legge Assegni, che al suo articolo 1 indica gli elementi indispensabili per la validità di un assegno. 
Tra questi, al n. 5, l’indicazione della data di emissione del titolo.
L’articolo 2, comma 1 prevede che “il titolo nel quale manchi alcuno dei requisiti indicati nell’articolo precedente non vale come assegno bancario”.

Ma perché la data di emissione non può essere scritta nel momento in cui il titolo viene presentato all’incasso?
Sul punto la Corte di Cassazione ha più volte spiegato che la validità e la completezza dell’assegno vanno valutate al momento della compilazione/emissione e non a quello, successivo, della presentazione in banca.
E’ nel momento dell’emissione, infatti, che l’assegno si perfeziona dal punto di vista giuridico, perché poi esce dalla sfera di disponibilità del traente (che ne perde il possesso) e passa in quella del prenditore.
Quest’ultimo, se riceve un assegno privo di data, non può apporla successivamente e non può in alcun altro modo modificare il titolo.

Perché l’indicazione della data è così importante? 
Lo è perché:
individua il momento a partire dal quale decorre il termine per la presentazione all’incasso dell’assegno (ricordiamo, infatti, che l’assegno è un mezzo di pagamento, non uno strumento di garanzia come la cambiale),
accerta l’esistenza in quel determinato momento della provvista sul conto di chi lo emette, ossia che presso il trattario (l’istituto di credito) vi sono somme sufficienti a coprire l’importo del titolo,
accerta la capacità dell’emittente.

Ma quale valore ha un assegno emesso senza data?
Essendo nullo, non rappresenta un titolo di credito ma conserva comunque un valore, quello di promessa di pagamento ai sensi dell’art. 1988 del Codice Civile.

Cosa significa
Significa che il prenditore che è in possesso dell’assegno non potrà metterlo all’incasso ma potrà utilizzarlo contro chi lo ha emesso, come prova del rapporto sottostantevale a dire come prova che l’emittente è debitore nei suoi confronti della somma indicata nell’assegno.
Dal punto di vista processuale ciò comporta che il prenditore non dovrà dimostrare in giudizio le ragioni per cui pretende dall’emittente la somma indicata nell’assegno senza data, ma sarà quest’ultimo a dover dimostrare al giudice che l’importo indicato nel titolo non è più dovuto (in tutto o in parte) ad esempio perché la somma è già stata pagata in altro modo, perché il creditore vi ha rinunciato o il diritto a ottenere il pagamento si è prescritto ecc.
Va anche precisato che non essendo un titolo esecutivo, l’assegno privo di data non può essere posto all’incasso e, di conseguenza, non può essere protestato, né il traente può essere segnalato al Cai (Centrale di Allarme Interbancaria).

E l’assegno postdatato?
Chiariamo subito che dal 1999 (D.L. n. 507/99) emettere un assegno con data futura non costituisce più reato, ma solo un illecito amministrativo per evasione del relativo bollo.
In altre parole, il titolo postdatato è validosebbene irregolare, e il prenditore può metterlo all’incasso anche in un momento anteriore alla data indicata sull’assegno e se il conto presso la banca trattaria è in rosso, il titolo può essere protestato.
Sul punto è necessario ricordare, però, che la Corte di Cassazione (tra le tante sentenza n. 10710 del 24.05.2016), “l’emissione di un assegno in bianco o postdatato è contraria alle norme imperative (all’ordine pubblico e al buon costume sancito dall’art. 1343 c.c.) contenute negli artt. 1 e 2 R.D. n. 1736/33 e pertanto, se consegnato al fine di garanzia del debito, rende nullo il sottostante patto”.
In altre parole, la postdatazione dell’assegno non determina la nullità del titolo, ma solo la nullità del patto di postdatazione.
Di conseguenza, il creditore potrà esigerne il pagamento immediatamente (a vista).
Prima, però, dovrà regolarizzare il titolo dal punto di vista fiscale, attraverso il pagamento dell’imposta di bollo dovuta sulle cambiali, pari al 12 per mille dell’importo dell’assegno e delle sanzioni, queste ultime pari al 24 per mille del valore del titolo.
Se il prenditore non regolarizza prima l’assegno, è responsabile per evasione d’imposta in solido con tutti i soggetti che hanno concorso nel formare il titolo e metterlo in circolazione.
Una volta regolarizzato il titolo, se non c’è provvista sufficiente, l’istituto di credito invita il debitore a depositare sul conto la somma necessaria e, in caso non vi provveda, l’assegno può ugualmente venire messo all’incasso e protestato.
Se l’assegno risulta scoperto, la banca procede alla segnalazione del “cattivo pagatore” al CAI.

Importante sottolineare che l’assegno postdatato, sebbene regolarizzato fiscalmente, se messo all’incasso prima della data indicata, non costituisce un titolo esecutivo e non può essere utilizzato, ad esempio, per chiedere l’emissione di un decreto ingiuntivo.

Se avete curiosità o questioni da sottopormi anche nelle prossime rubriche non esitate a scrivermi: tutelaediritto3.0@gmail.com oppure seguitemi sul mio sito www.studiolegalefois.it o sul mio nuovo canale youtube.

Avv. Fulvia Fois
 
Articolo di Domenica 15 Dicembre 2019

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