Condividi la notizia

STORIA DEL POLESINE

Antisemitismo: il caso di Badia Polesine. Una storia di una calunnia del sangue

Uno dei tanti pregiudizi che alimentavano anche in Polesine l’ostilità verso gli ebrei: l'accusa di origine medievale, rivolta agli ebrei rei di sacrificare bambini cristiani per cibarsi ritualmente del loro sangue

0
Succede a:
BADIA POLESINE (Rovigo) - «L'ebreo è ricco o almeno lo si crede tale e perciò soltanto gli si muove guerra. La sua ricchezza è e fu sempre il suo delitto». Così Corrado Guidetti (pseudonimo del giornalista ebreo padovano Giacomo Treves), scrive nell'introduzione di un suo volume (Pro Judaeis - Riflessioni e documenti - Torino, 1884). Così inizia il breve ma straordinario saggio del 1966 di Giovanni Beggio, che recupera la storia dell’ultimo processo per “… una stupida superstizione e di un’infamante accusa”.

Emanuele D’Antonio nel palco n.8 della seconda fila, appartenuto a Caliman Ravenna

Orbene, di cosa si trattava? Uno dei tanti pregiudizi che alimentavano anche in Polesine l’ostilità verso gli ebrei: “la vecchia accusa del sangue”, di origine medievale, rivolta agli ebrei rei di sacrificare bambini cristiani per cibarsi ritualmente del loro sangue. Una calunnia, la cui genesi paradossalmente reiterava quella lanciata dai pagani contro i cristiani, sul “bere il sangue di Cristo” nell’Eucarestia, come argomentato da Ariel Toaff nel suo libro Pasque di sangue. Ebrei d’Europa e omicidi rituali.
Era il 1855 quando scoppiò l'affare Badia, uno dei casi più clamorosi di “accusa del sangue” nel corso dell’Ottocento italiano, oggetto di un’accurata ricostruzione per opera del dott. Emanuele D’Antonio dell’Università di Torino. Il “piccolo nucleo ebraico” di Badia, presente fin dal 1425 (quando tale Consiglio era fattore di un banco di pegno), composto dalle famiglie Viterbi, Ravenna e Norsa fu travolto dalla malevolenza con quell’accusa mossa da una villica, tale Giuditta Castilliero nativa di Baruchella saltuariamente domestica, nei confronti del negoziante di ferramenta ebreo Caliman Ravenna (imparentato con il banchiere Bonomo Levi).
Giuditta, abitante a Masi, per giustificare un’inspiegabile assenza di alcuni giorni, pensò bene di raccontare un rapimento durante il quale sarebbe stata sottoposta a diversi salassi (forse per scopi rituali) da Ebrei.

Sull’onda dell’emozione suscitata dal racconto, qualcuno arringò la folla con discorsi antisemiti intesi a fermare gli “ebrei fanatici”. Caliman Ravenna fu incriminato per pubblica violenza e arrestato, mentre la voce del fattaccio si diffuse in tutta la regione, tanto che a Venezia gli ebrei furono bersagliati da lettere anonime e da minacce di morte. Caliman rimase in carcere sedici giorni e poi liberato quando le accuse decaddero, destituite di fondamento, ma restò momentaneamente privo del necessario certificato d’innocenza con preclusione per la sua attività commerciale. Al processo allestito presso il Tribunale di Rovigo, infatti, le accuse furono facilmente smontate ed emersero tali e tante contraddizioni dalla storiella della Castillero da trasformarlo in un processo per calunnia verso l’accusatrice, finito con una sua condanna a sei anni di carcere duro, poi confermati in appello.



La storia di quel processo è, tutto sommato, una storia a lieto fine e, grazie al pronto intervento della giustizia Austriaca,  non degenerò in linciaggi e spedizioni punitive come accaduto altrove, ma aiuta a comprendere il clima complessivo e mai sopito dell’antisemitismo, nonostante che il Veneto facesse parte di quell’impero Ausburgico che fu il primo Stato a concedere l’emancipazione giuridica agli ebrei nel 1782. Il sentimento popolare nei confronti dei “giudei” restava pessimo e la loro comunità percepita come “aliena” se l’accusa di una giovane, piuttosto chiacchierata, era bastata a far incriminare un galantuomo da qualche tempo ben integrato a Badia Polesine tanto da possedere il palco numero 8 dell’odierno teatro Balzan. L'affare Badia resta paradigmatico di un’ostilità antiebraica radicata e mai regredita, come dimostra un sondaggio nazionale Ipsos-CDEC del 2017, che ha rilevato un persistente antisemitismo pari all’11% del totale del campione mentre il 25% degli intervistati pensa che “gli ebrei non siano italiani fino in fondo”.
Ugo Mariano Brasioli
Articolo di Martedì 17 Dicembre 2019

Condividi ora la notizia con i tuoi amici

Oggi in Rubriche

La tua opinione conta!

Contribuisci alle discussioni quotidiane con gli altri utenti di RovigoOggi.it