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LA SENTENZA

L’allevamento di visoni di Villadose deve essere chiuso, vincono gli ambientalisti 

Il Tar del Veneto dà ragione a Lav-Lega Anti Vivisezione-Onlus, Essere Animali-Onlus, e al Comitato Terre Nostre, il Comune di Villadose (Rovigo) perde e l’azienda che alleva visoni a carattere “intensivo” dovrà interrompere l’attività  a Villadose

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VILLADOSE (RO) - Il Tar del Veneto ha accolto il ricorso delle Associazioni animaliste e dei residenti di via Andreotti contro l’allevamento di visoni di Villadose. Il Comitato Terre Nostre ha appreso questa notizia con grande soddisfazione.

Il Tribunale amministrativo, con una sentenza di 19 pagine, accoglie le censure delle Associazioni, riconoscendo il carattere “intensivo” dell’allevamento di visoni. A uscirne molto male è proprio il Comune di Villadose il quale, secondo il Giudice, ha posto in essere una lunga serie di gravi irregolarità, omettendo i necessari adempimenti tecnici “con particolare riguardo ai profili implicanti la lesione dei prevalenti interessi pubblici di carattere igienico sanitario relativi all’obbligo di rispettare maggiori distanze dalle abitazioni”, recita la sentenza. Il Tar riconosce il potenziale rischio di insediamento, sul nostro territorio, di colonie di visoni, una specie alloctona che, come la nutria, è in grado di causare danni al nostro ecosistema. Il Giudice ha disposto la trasmissione della sentenza alla Procura della Repubblica di Rovigo, per verificare la sussistenza di eventuali rilievi di carattere penale.

“Come Comitato impegnato nella tutela del nostro territorio - spiega il Comitato Terre Nostre - e della salute abbiamo subito l’arrogante ilarità e le prese in giro di taluni assessori e membri del Consiglio comunale. Per fermare la legittima protesta dei residenti, contrari all’insediamento di questo allevamento di animali da pelliccia, il Sindaco si è addirittura scomodato a tal punto da emettere una specifica ordinanza che ci ha vietato di appendere striscioni, usando il suo potere al solo scopo di mettere il bavaglio ai propri cittadini.  Se il Sindaco e i suoi assessori fossero stati così solerti anche nel verificare la correttezza di quanto avveniva all’interno degli Uffici, forse il Comune avrebbe evitato di essere condannato a rifondere le spese legali ai ricorrenti.  Perché, lo ricordiamo, se i residenti di via Andreotti hanno dovuto rivolgersi ad un legale, di tasca propria, per tutelare la propria qualità della vita e il valore delle proprie case, anche il Comune si è affidato ad un legale, pagato però con i soldi del bilancio pubblico, per difendere una posizione che il Tar ha stabilito essere palesemente errata, frutto di gravi carenze istruttorie. La beffa, per i cittadini ricorrenti, è stata dunque quella di aver pagato due volte l’arroganza di certi amministratori. Amministratori che, ci teniamo a sottolinearlo, sono gli stessi che hanno considerato uno spreco di risorse spendere circa 3 mila euro per costituirsi parte civile nel processo contro Coimpo! Evidentemente il loro concetto di tutela dell’interesse pubblico è molto distante dal nostro e speriamo che i cittadini, anche grazie a questa sentenza, lo abbiano capito. Cogliamo l’occasione per ringraziare le Associazioni Lav e Essere Animali, lo Studio legale Ceruti e il Comitato Terre Nostre di Lendinara che, sin dal principio, si è impegnato contro l’insediamento di questo allevamento nel nostro territorio”.

L'allevamento, sorto tre anni fa a un solo chilometro dal centro del paese e a soli 45 metri dalle abitazioni, dovrà cessare l'attività. “La sentenza del Tar Veneto - evidenzia Lav-Essere Animali - sia uno stimolo per Governo e Parlamento a esaminare le proposte di Legge per introdurre in Italia il divieto di produzione di pellicce. Nel nostro paese il numero degli allevamenti è drasticamente calato negli anni e l'industria della pellicceria è in crisi, grazie alla presa di coscienza dei consumatori rispetto alla sofferenza degli animali”.

Il ricorso è stato presentato contro il Comune di Villadose, la Regione Veneto, l'Azienda Ulss 5 Polesana e nei confronti dell'azienda agricola che ha inizialmente richiesto la conversione dell'allevamento da bovini a visoni e dell'impresa che lo ha poi rilevato.

La sentenza del TAR Veneto censura il comportamento del Comune, che durante l'iter autorizzativo non ha ritenuto di acquisire agli atti dall'allevatore tutta la documentazione necessaria per effettuare una valutazione completa e corretta. In particolare, il Comune non ha qualificato l’allevamento come intensivo, evitando quindi di applicare la disciplina sulle distanze delle abitazioni rispetto agli allevamenti intensivi prevista dalle norme regionali”.

Articolo di Venerdì 20 Dicembre 2019

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