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NATALE

Natale per accogliere l’altro, vincere la paura del diverso, abbattere muri e costruire ponti

Il Messaggio del Vescovo della diocesi di Adria e Rovigo monsignor Pierantonio Pavanello per ritrovare la via della speranza in un clima sociale incline alla sfiducia che ci spinge a chiuderci sempre di più

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NATALE 2019 - «Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere» (Lc 2,15) Per vivere il Natale tutti come i pastori abbiamo bisogno di metterci in cammino. Dobbiamo vincere il torpore e l’indifferenza per arrivare davanti al Bambino del presepio: infatti faremo Natale solo se ci fermeremo davanti a Gesù. Non c’è Natale senza Gesù perché è Lui il Figlio di Dio, il nostro Salvatore.

Anche quest’anno quindi siamo chiamati a un dialogo personale davanti al Bambino di Betlemme, un dialogo che ogni anno si rinnova e si trasforma, un dialogo che non ci intimorisce, perché ci troviamo davanti a un Dio che si è fatto bambino, un Dio che ci chiede di accoglierlo tra le nostre braccia e di imparare da lui la potenza dell’amore.

La Natività di Giotto nel transetto destro della Basilica inferiore di San Francesco D’Assisi

All’inizio dell’Avvento papa Francesco ci ha donato la Lettera apostolica Admirabile signum sul significato del presepio, in cui scrive: «Nascendo nel presepe, Dio stesso inizia l’unica vera rivoluzione che dà speranza e dignità ai diseredati, agli emarginati: la rivoluzione dell’amore, la rivoluzione della tenerezza. Dal presepe, Gesù proclama, con mite potenza, l’appello alla condivisione con gli ultimi quale strada verso un mondo più umano e fraterno, dove nessuno sia escluso ed emarginato». Queste parole del Papa ci richiamano la forza «rivoluzionaria» del Natale: questa festa, se vissuta nella sua autenticità, non ci chiede solo buoni sentimenti ma incide profondamente sulla concretezza della vita quotidiana. Il Natale esige che rivediamo i nostri criteri e le nostre priorità. Accogliere il bambino Gesù vuol dire infatti fare nostra la logica di Dio. Con le parole di papa Francesco possiamo dire che Gesù, «mite e umile di cuore» (Mt 11,29), è nato povero, ha condotto una vita semplice per insegnarci a cogliere l’essenziale e vivere di esso. Dal presepe emerge chiaro il messaggio che non possiamo lasciarci illudere dalla ricchezza e da tante proposte effimere di felicità».

Il messaggio del Natale ci può aiutare a ritrovare la via della speranza: il clima sociale inclina alla sfiducia e ci spinge a chiuderci sempre di più. Lo stesso tessuto sociale appare logorato e diviso: ognuno sembra perseguire il proprio interesse e la stessa nozione di bene comune non appare più come un valore da perseguire. Il Polesine più di altre zone del Veneto e dell’Italia soffre per questa situazione: la fragilità economica e sociale del nostro territorio, che si manifesta nell’accentuato spopolamento e invecchiamento della popolazione e nell’emigrazione dei giovani, sta toccando dei limiti oltre i quali sarà difficile invertire la tendenza. Solo uno sforzo straordinario, che metta insieme le risorse migliori della nostra società, potrà aprire una strada nuova. Occorre mettere da parte le divisioni e la gelosa custodia delle piccole identità, per riscoprire i legami che ci uniscono e convergere in progetti condivisi. E’ necessario uscire, confrontarsi, collaborare, vincere la nostalgia del passato e aprirsi alla novità che bussa alle nostre porte.

Ricordare la nascita di Gesù è quindi motivo per guardare oltre e aprirci ad un cammino di fraternità, di solidarietà e di sviluppo morale e sociale. Seguendo Gesù possiamo accogliere l’altro, vincere la paura del diverso, abbattere muri e costruire ponti.
Ripartiamo allora portando con noi l’umiltà e la semplicità del presepio: solo così potremo ritrovare quella fiducia che la nostra società sembra avere perduto.

+Pierantonio Vescovo

Articolo di Lunedì 23 Dicembre 2019

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