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CULTURA

Romantica operetta in tre atti

Domenica 29 dicembre al Teatro Sociale va in scena “Il Paese dei campanelli”. Due gli spettacoli in programma, alle 16 e alle 20 e 30

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ROVIGO - Domenica 29 dicembre al Teatro Sociale, nell'ambito della Stagione Lirica, andrà in scena con due spettacoli, alle 16 e alle 20.30: “Il paese dei campanelli”.  

In un fiabesco paese olandese, i pescatori conducono insieme alle loro mogli una vita tranquilla in deliziose casette, ciascuna delle quali possiede un piccolo campanile. La pace tuttavia è turbata dall’arrivo di una nave di aitanti marinai inglesi, che corteggiano vivacemente le signore del luogo. I mariti possono però dormire sonni tranquilli: una leggenda secolare afferma che, qualora i vincoli di fedeltà vengano infranti, i campanelli della casa cominceranno a suonare, avvisando tutto il paese del tradimento in corso.

Accade l’inevitabile: il capitano Hans fa suonare i campanelli con Nela, Tom con la bella Bon-Bon ed il buffo La Gaffe, per un imperdonabile errore, con Pomerania, la donna più brutta del paese. La Gaffe, tenendo fede al suo nome, commette poi un’altra, decisiva “gaffe”: a seguito di un involontario scambio di telegrammi, fa arrivare in paese le mogli dei marinai. La storia si ripete, ma questa volta a fare suonare i campanelli sono le mogli dei marinai con i pescatori, mariti di Nela, Bon-Bon e Pomerania.

Le coppie sono così scambiate: le mogli dei marinai divengono le felici consorti degli abitanti del paese, mentre i bei marinai trovano la loro serenità con le divertenti mogliettine del “Paese dei Campanelli”.
In Italia quattro sono i Titoli d’Operetta che varcano la soglia del “recinto” di Genere, per entrare nello spazio aperto della popolarità: “La Vedova Allegra”, “Al Cavallino Bianco”, “Cin-ci-là” e “Il Paese dei Campanelli”, appunto.
Non a caso i primi due sono di area Austriaca, dove il Genere Operetta è nato, mentre gli altri rappresentano la quintessenza della declinazione italiana della “Piccola Lirica”.

Entrambi nascono dalla felice collaborazione tra Carlo Lombardo (librettista, editore e produttore) e Virgilio Ranzato (sommo violinista – fu anche spalla di Toscanini alla Scala – ed autore delle musiche).

Discendendo le Alpi l’operetta perde un poco di nobiltà ed eleganza, per acquistare un carattere più scanzonato, solare e ritmato.
L’abilità della coppia Ranzato-Lombardo sta nell’inventare temi facili ed irresistibili, che in un attimo “entrano in testa”, divenendo indimenticabili.
 In estrema sintesi: con l’operetta austriaca lo spettatore sogna e sorride, con l’operetta italiana lo spettatore ride di gusto e non riesce a non canticchiare mentre assiste allo spettacolo.

Il Paese dei Campanelli ha comunque una connotazione romantica e sognante (a differenza del carattere grottesco di Cin-ci-là che è una sorta di parodia di Turandot) con un approccio lirico nel narrare l’amore tra Nela (soprano) e Hans (tenore), mentre la vicenda tra la coppia comica Bon Bon-La Gaffe (soubrette e comico) è tutta basata su ritmi occhieggianti al Jazz.
Apprezzabile anche l’orchestrazione sapiente e ricca.
La Compagnia Teatro Musica Novecento segue sin dalla nascita una linea ben precisa: non sacrificare mai la parte musicale.
Ecco allora una bella e ricca orchestra dal vivo e belle voci liriche “prestate” all’operetta.

La regia di Alessandro Brachetti riflette lo stile della Compagnia, che da sempre pensa spettacoli corali, dove nessun artista in scena sia “di corredo” alla coppia comica, dando così continuità narrativa e drammaturgica a questo piccolo capolavoro.

Silvia Felisetti (soubrette e curatrice dei copioni) si prende la libertà di “aggiustare” il finale al fine di regalare al pubblico l’immancabile lieto fine!

Belle e ricche le Coreografie di Salvatore Loritto e come sempre curatissimi e ricchi i costumi di Artemio Cabassi, vero Maestro del Genere. Stefano Giaroli direttore musicale e produttore della compagnia Teatro Musica Novecento

 

Articolo di Venerdì 27 Dicembre 2019

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