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IL MESSAGGIO

La chiave per dare un senso a tutto

L’importanza della memoria ribadita dal Vescovo di Adria e Rovigo Pierantonio Pavanello, e la pace come cammino di speranza: dialogo, riconciliazione e conversione ecologica di Papa Francesco

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ROVIGO - In occasione della conclusione dell’anno civile 2019 e dell’inizio dell’anno 2020 il vescovo diocesano Pierantonio Pavanello ha rivolto alla diocesi di Adria-Rovigo e al Polesine la sua parola e il suo augurio.  Il 31 dicembre ha presieduto la Santa Messa in Cattedrale ad Adria alle 18.30. Durante l’omelia il pastore della diocesi ha affermato: “Guardando all’anno che si sta per chiudere, su ogni altra considerazione, deve prevalere la lode e il ringraziamento” motivo per cui ogni anno, la Chiesa nell’ultimo giorno dell’anno canta l’antichissimo inno del Te Deum. 

Non è mancato da parte del vescovo il riferimento a chi, ha vissuto con difficoltà e fatica il 2019, tuttavia, ha ribadito Pavanello “la lode e il ringraziamento sono la conseguenza di una visione di fede sulla nostra esistenza e sulla storia dell’umanità. Dio è il Padre di Gesù Cristo, ovvero non è il Dio lontano, indifferente e insensibile, ma è il Dio con noi, il Dio per noi che si è rivelato in Gesù Cristo. Attraverso di lui, Gesù Cristo, noi possiamo ricevere la pienezza della salvezza, perché siamo inseriti in un processo salvifico, che ha origine dall’iniziativa gratuita e sovrana di Dio e che ci raggiunge in Cristo”. 

“Il progetto salvifico, promosso dall’amore gratuito di Dio, non si compie fuori della storia umana, ma dentro le contraddizioni storiche che segnano il cammino umano. Ciò significa che l’amore di Dio incrocia anche la morte violenta, l’ingiustizia, la menzogna. L’amore di Dio diventa forza di liberazione immergendosi nel conflitto umano fino alla morte in croce di Gesù”. 

“È una visione grandiosa, - ha ribadito il vescovo - che ci offre la chiave per dare un senso a tutto quanto viviamo, che ci apre alla speranza e all’impegno, perché avendo ricevuto il ‘sigillo dello Spirito Santo’ possiamo sperare nel pieno compimento della redenzione». 

“È a partire da questa visione di fede – ha concluso il vescovo - che possiamo ritrovare quella fiducia e quella speranza che la nostra società sembra avere perduto, al punto da vivere ripiegata nel presente e da avere smarrito la prospettiva di un futuro da costruire insieme. Un recente rapporto sociologico definisce la società italiana “una società ansiosa macerata dalla sfiducia”. Nel passaggio da un anno all’altro, come credenti, sentiamoci impegnati a trasmettere quel messaggio di consolazione e di speranza, che solo può rimetterci in cammino verso un futuro di solidarietà e di giustizia”. 

Il 1° gennaio, alla sera, il vescovo ha celebrato in Concattedrale a Rovigo a conclusione della marcia per la pace che ha attraversato la città a partire dalla chiesa di san Bartolomeo. La manifestazione è stata organizzata dall’Ufficio missionario diocesano per sensibilizzare la cittadinanza sul messaggio del Papa in occasione della 53^ giornata mondiale per la pace che si celebra ogni anno il primo gennaio. 

Anche il vescovo all’omelia, durante la Messa celebrata in duomo, ha fatto riferimento al messaggio del Papa dal titolo eloquente “La pace come cammino di speranza: dialogo, riconciliazione e conversione ecologica”.

Prima di presentare alcuni passaggi di questo messaggio, il vescovo ha ribadito come le riflessioni che Papa Francesco non riguardino solo i grandi del mondo, ma tocchino anche i nostri pensieri e i nostri comportamenti in modo molto concreto. 

“Il messaggio del Papa – ha continuato Pavanello - si articola in quattro capitoli, che rispondono a quattro parole: speranza, dialogo, riconciliazione e conversione ecologica” e li ha esplicitati. 

“Il primo capitolo parla della “pace come cammino di speranza” e citando Papa Francesco ha sottolineato come “La guerra, comincia spesso con l’insofferenza per la diversità dell’altro, che fomenta il desiderio di possesso e la volontà di dominio. Nasce nel cuore dell’uomo dall’egoismo e dalla superbia, dall’odio che induce a distruggere, a rinchiudere l’altro in un’immagine negativa, ad escluderlo e cancellarlo. La guerra si nutre di perversione delle relazioni, di ambizioni egemoniche, di abusi di potere, di paura dell’altro e della differenza vista come ostacolo; e nello stesso tempo alimenta tutto questo”.

“Come è attuale e tocca anche noi la ‘paura dell’altro’: se non ci preoccupiamo di andare oltre questa paura, se diamo ascolto a chi sfrutta tale paura per costruire le proprie fortune politiche e per conquistare il potere, ostacoliamo la pace, diventiamo complici della guerra nelle sue varie forme: ‘Sfiducia e paura aumentano la fragilità dei rapporti e il rischio di violenza, in un circolo vizioso che non potrà mai condurre a una relazione di pace’. La via da percorrere invece è quella – ha affermato il vescovo diocesano - ‘di perseguire una reale fratellanza, basata sulla comune origine da Dio ed esercitata nel dialogo e nella fiducia reciproca’”. 

Il secondo capitolo ci presenta la pace come cammino di ascolto fondato sulla memoria, sulla solidarietà e sulla fraternità. “Vorrei evidenziare – ha detto con forza il vescovo davanti ad una assemblea molto numerosa - l’importanza della memoria: per costruire la pace infatti occorre custodire la memoria delle tragedie del passato. In particolare non dobbiamo dimenticare quanto è accaduto nel secolo scorso. Il ricordo dei lager e dei gulag dove milioni di persone sono state uccise, il ricordo dei dittatori che hanno condotto i loro popoli alla catastrofe della guerra, ci deve insegnare a non ripetere gli errori delle generazioni che ci hanno preceduto. Le tragedie del’900 non dipendono solo dalla follia dei dittatori, ma anche dall’acquiescenza delle masse che riempivano le piazze per acclamarli, mentre altri seguivano la loro coscienza e resistevano, pagando con il carcere e spesso con la vita stessa la loro scelta”. 

“Nel terzo capitolo, la pace viene vista come un cammino di riconciliazione” e citando un passaggio del Messaggio del Papa, il vescovo ha detto “L’altro non va mai rinchiuso in ciò che ha potuto dire o fare, ma va considerato per la promessa che porta in sé. Solo scegliendo la via del rispetto si potrà rompere la spirale della vendetta e intraprendere il cammino della speranza. Imparare a vivere nel perdono accresce la nostra capacità di diventare donne e uomini di pace». 

L’ultimo punto del messaggio presentato dal vescovo riguarda una tematica molto attuale «la pace viene collegata alla ‘conversione ecologica’ che – ha affermato citando Francesco - ci conduce a un nuovo sguardo sulla vita, considerando la generosità del Creatore che ci ha donato la Terra e che ci richiama alla gioiosa sobrietà della condivisione. Tale conversione va intesa in maniera integrale, come una trasformazione delle relazioni che intratteniamo con le nostre sorelle e i nostri fratelli, con gli altri esseri viventi, con il creato nella sua ricchissima varietà, con il Creatore che è origine di ogni vita”. 

“All’inizio del nuovo anno – ha concluso Pavanello - ci auguriamo a vicenda di essere ogni giorno costruttori di pace nei nostri ambienti di vita”. 

Articolo di Giovedì 2 Gennaio 2020

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