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RUGBY

Una partita d’altri tempi

Grazie, semplicemente grazie. La FemiCz Rovigo ha ridato lustro alla Coppa Italia con il Petrarca Padova, un pubblico meraviglioso nonostante il diluvio la migliore cornice per un evento che non è più di secondo piano

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ROVIGO - E’ stata veramente una partita d’altri tempi. Con il Battaglini ridotto ad un acquitrino, sotto una pioggia non forte ma fastidiosa, la Rugby Rovigo sbuffando come un bisonte è riuscita alla fine ad avere la meglio contro un combattivo Petrarca che ha venduto cara la pelle.

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Bisogna ammettere che, al di là di tutto, e fra questo ci metto lo spettacolare gioco dei trequarti che l’allenatore Casellato professa da quando è ufficialmente il primo allenatore, soprattutto con i campi pesanti, e soprattutto contro il Petrarca, la Rugby Rovigo ha da sempre indovinato la partita e portato a casa il risultato in queste condizioni metereologiche. Nonostante ciò la partita di sabato 18 gennaio, però molto più in piccolo, mi ha fatto ricordare a tratti la famosa finale scudetto 1988, quando al Flaminio la Rugby Rovigo sotto una pioggia battente stava perdendo la partita fin quasi all’ultimo minuto, contro ogni previsione di successo e con grande stupore da parte del pubblico rodigino che aveva seguito la squadra e che con sguardo catatonico non credeva a quello che i propri occhi vedevano. Poi accadde quello che accadde e oggi fortunatamente tutto ciò fa parte della leggendaria storia della Rugby Rovigo.

Anche sabato, con le stesse condizioni metereologiche di allora, la Rugby Rovigo ha corso il rischio di perdere la posta in palio, almeno è stato così per tutto il primo tempo. Ma un con pacchetto di mischia dominante, con la forza e la determinazione del suo glorioso capitano Matteo Ferro e con la spinta del generoso mai domo pubblico della Quaglio, i ragazzi sono riusciti prima ad arginare le sfuriate offensive dell’avversario, che sferzavano i fianchi della squadra come frustate, e poi un poco alla volta, in maniera paziente e metodica hanno cominciato a piegare ogni sua certezza, fino a creare il varco giusto per arrivare alla meta del successo “sotto un cumulo di uomini e fango” (cit. Paolo Rosi) e che ha determinato l’esito finale dell’incontro.

E’ stato un lavorìo sia fisico che psicologico, d’altronde giocare con un campo appesantito dal fango è faticoso il doppio e basta poco per scoraggiarsi o cominciare a perdere la fiducia nei propri mezzi, questo vale soprattutto per i calciatori che possono incappare in una giornata storta. Ma i ragazzi non hanno ceduto e consigliati dai propri allenatori (Casellato e Properzi) sono riusciti a sconfiggere i propri dubbi e con essi l’avversario.

Restando attaccati alla storia recente della società bisogna ammettere che non è la prima volta che capitano partite di questo tipo e sempre con il Petrarca, come nelle semifinali scudetto del passato recente.

Vincere la Coppa Italia non è un’impresa da poco, oggi il Rovigo se l’è guadagnata con il  fango e sudore, e non è un trofeo di secondo ordine. Innanzitutto quella coppa mancava da sempre nel palmares della Società, più di qualche volta il Rovigo ci ha provato e sempre gli è sfuggito per poco il successo, quindi oggi è un giorno storico. Poi un trofeo è sempre un trofeo, ovvero una vittoria collettiva e personale insieme che inorgoglisce, e questo vale sia per i ragazzini che vincono il Trofeo Topolino, che per i grandi che vincono la Celtic Leaghe.

Ma tutto ciò è soltanto un primo obiettivo per la Rugby Rovigo di quest’anno. E ci si sente come quel giorno in cui ci hanno comunicato che è ineluttabile la nostra permanenza nel nostro posto di lavoro, base fondamentale per progettare nuovi obiettivi nella vita.

Tutti i giovani ragazzi della squadra hanno superato l’esame di maturità a pieni voti, a loro vanno i nostri complimenti e congratulazioni, e il trofeo della Coppa Italia è il giusto riconoscimento. Da domani sarà possibile e lecito sperare con maggiore fiducia di conquistare altri e più ambiti traguardi di successo.

Stefano Padovan

Articolo di Domenica 19 Gennaio 2020

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