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CULTURA

Il recupero della conoscenza storica del mais per valorizzare il territorio 

L’Assemblea della Venerabile Confraternita della Polenta traccia il solco per il 2020. Conviviale a Badia Polesine (Rovigo) e prossima partecipazione alla trasmissione “I soliti ignoti” sulla Rai 

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BADIA POLESINE (RO) - In occasione del secondo anniversario della propria fondazione (23 gennaio 2018), la “Venerabile Confraternita della Polenta di Villa d’Adige” si è ritrovata all’agriturismo ‘Le Clementine’ per un’assemblea conviviale che è servita a riaffermare la propria identità culturale (col presidente Ivo Romanini) e tracciare le linee guida per il prossimo futuro (con Fabio Ortolan). 

“L’aspetto più rilevante della Confraternita, ha ricordato Romanini, è la valorizzazione del nostro territorio e delle sue eccellenze, attraverso il recupero della conoscenza storica del mais e della polenta tra Adige e Po”. La prima coltura di granoturco in campo aperto documentata in Italia è avvenuta nel 1554 a Villabona (oggi Villa d’Adige). “Basterebbe questo primato per renderci orgogliosi della nostra terra, che però offre anche molto altro” ha sottolineato il Presidente. Fu il conte Francesco Mocenigo che intravide le potenzialità agroalimentari di quella pianta ‘americana’ che, nei secoli successivi sfamò intere generazioni, pur con il problema correlato della pellagra. Coerentemente con la sua mission, la Confraternita ha preso in esame la possibilità di coltivare un tipo di mais che meglio si adatti alle condizioni ambientali locali e, grazie alla collaborazione col prof. Paolo Valoti del Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria) che ha donato sei qualità di ibridi, la Venerabile, nel  giugno 2019, ha iniziato una sperimentazione agronomica tuttora in corso.

Al Priore Fabio Ortolan è invece spettato di tracciare il programma elaborato dal Direttivo per il 2020, che prevede il coinvolgimento dei giovani studenti dell’Istituto Agrario di Sant’Apollinare ‘Ottavio Munerati’ nel recuperare la storia e l’importanza culturale del mais nel territorio polesano. Sono inoltre in cantiere altre iniziative per promuovere l’immagine di Badia, partendo dalla riproposizione del convegno “Varietà antiche di mais – la biodiversità in tavola” all’Accademia dei Concordi. L’attività proseguirà con l’approfondimento sulla tradizione dei ‘mulini natanti’ caratteristici e particolarmente diffusi nell’alto e medio Polesine (circa 1.200 censiti dalla Serenissima repubblica Veneta), quando la terra fra i due grandi fiumi era il granaio di Venezia e degli Estensi, con enormi interessi in gioco per l’epoca, tanto da degenerare nella battaglia dei mulini, svoltasi in località Barchetta il 14 maggio 1639, dove insistevano ben 77 mulini. “Pochi la conoscono, ha ricordato il Priore, ma bisogna considerare che dal Polesine andavano a Venezia 700mila sacchi da un quintale di frumento all’anno”. Ci furono momenti di carestia e inevitabili fenomeni di contrabbando, documentati nel libro del canonico Girolamo Silvestri (edito dall’Accademia dei Concordi) con parole molto dure nei confronti della gente di Baruchella. L’importanza e la diffusione dei mulini era tale che, ancora nel 1904, la camera di Commercio di Rovigo ne censiva 208. L’ultimo in funzione fu quello di Albano Bettagno, vicino al ponte di Masi, che cessò l’attività nel 1976.  La terza iniziativa proposta è quella di una visita al mulino ‘Al Pizzon’ di Donatella e Giuseppe Marangoni per due giorni di approfondimento sui grani e i mais antichi. Per finire, Ortolan ha ufficializzato l’invito ricevuto dalla Confraternita per la partecipazione alla trasmissione “I soliti ignoti” sulla RAI. 

Sul finire dell’assemblea, il segretario Giuseppe Ferracin ha parlato della riorganizzazione in atto della Confraternita con l’ingresso ufficializzato nel direttivo di Nicola Rossi, auspicando il reclutamento di nuovi soci.

L’ospite Luciana, invece, da buona padrona di casa ha servito un menù di tutto rispetto, sicuramente inadatto alle persone in dieta o che avessero dovuto sottoporsi ad accertamenti clinici nelle successive 72 ore, proponendo una ricca varietà di piatti ovviamente declinati alla polenta estratta da mais della varietà “Marano Fioretti” (una delle varietà preferite da Luciana) con contaminazioni di prodotti locali, “schizoto” fatto in casa, bondiola giovane e ‘radicchio di busa’.

Alla conviviale sono intervenuti, per l’amministrazione comunale, gli assessori Stefano Baldo e Stefano Segantin, Giorgio Golfetti con alcuni delegati delle sezioni dell’Accademia Italiana della Cucina di Rovigo e Remo Zanellato della Camera di commercio di Rovigo. 

Infine, a Luciana Vallese e al marito Beppe "Mece" Tomain, la Venerabile ha donato per l’ospitalità ricevuta un “certificato d’origine del granoturco Marano” accompagnato da una copia del libro edito della Minelliana “Il Mais nella storia agricola italiana”.

Ugo Mariano Brasioli

Articolo di Martedì 21 Gennaio 2020

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