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LA PROTESTA

Migliaia di agricoltori a Ferrara chiedono risorse e azioni concrete contro la crisi

Straordinaria mobilitazione del settore di tutto il centro Nord con 300 trattori e oltre 5000 agricoltori, anche di Rovigo, in piazza per chiedere risorse e sostegno in un momento di profonda difficoltà di tutti i comparti dell’agroalimentare

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FERRARA - Una mobilitazione straordinaria e unitaria di agricoltori, lavoratori del settore e di tutto il mondo economico e politico del Nord Italia. Giovedì 30 gennaio sono scesi in piazza a Ferrara 300 trattori e oltre 5000 produttori provenienti da tutte le province dell’Emilia-Romagna, ma anche da Veneto, Trentino Alto Adige, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, per chiedere risorse e azioni di sostegno concrete per un settore in crisi profonda. 

“La protesta degli agricoltori è sacrosanta: la cimice asiatica è un vero e proprio flagello per le nostre campagne che richiede un piano di interventi nazionali e il sostegno finanziario dell’Europa”. Lo ha ribadito l’assessore veneto all’agricoltura Giuseppe Pan, intervenendo a Ferrara accanto ai produttori agricoli di Agrinsieme.

“La Regione Veneto – ha ricordato Pan - ha messo in campo tutto quanto è nelle proprie possibilità e competenze: consulenza tecnica, incarichi a centri di ricerca universitari per studi e ricerche, un piano di aiuti e indennizzi alle aziende colpite per 4,5 milioni di euro. Ma è evidente che nei confronti di una calamità che nel giro di due anni ha causato danni ai produttori veneti per oltre 160 milioni di euro, il perimetro di intervento delle Regioni risulta limitato e insufficiente”.

Pan a Ferrara è tornato a sollecitare il governo a dare via libera al lancio di specie antagoniste e parassitoidi e ad incrementare gli 80 milioni stanziati dal piano di azione triennale: “Risorse chiaramente insufficienti – sottolinea Pan – per un flagello che continua a colpire il cosiddetto ‘frutteto’ d’Italia, dal Veneto al Friuli, dall’Emilia Romagna alla Lombardia al Piemonte. Il governo deve farsi sentire in Europa, perché non c’è solo l’emergenza Xilella a mettere in ginocchio il ‘made in Italy’. Trovare un rimedio contro il proliferare della cimice e dei vari insetti alieni che stanno alternando il nostro biosistema è interesse prioritario dell’intera comunità europea”.

La manifestazione, voluta e organizzata da Agrinsieme Ferrara – il coordinamento di Cia – Agricoltori Italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari – è iniziata con un corteo di  trattori agricoli arrivati in città da tutta la provincia di Ferrara ed è proseguita con il lungo e animato corteo di agricoltori, occupati in agricoltura, rappresentanti dei sindacati, del mondo economico ferrarese e dei sindici del territorio, che ha percorso le vie della città fino alla piazza principale di Ferrara dove si sono tenuti i discorsi degli organizzatori e del presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini.

Tutti uniti per chiedere a gran voce, come era accaduto lo scorso 18 settembre, che vengano date risorse adeguate al settore agricolo, bersagliato da due vere e proprie calamità: la presenza della cimice asiatica e di altre gravi fitopatologie capaci di decimare intere colture frutticole e non solo; la crisi dei prezzi di mercato che non coprono i costi di produzione sostenuti dalle aziende e non generano reddito.

Dal palco il coordinamento di Agrinsieme Ferrara ha ribadito che: “Dopo un’annata terribile quest’anno c’è il rischio concreto che nessuno si salvi, da chi produce a chi si occupa di trasformazione e logistica. E se perdiamo il settore primario, perdiamo una parte essenziale del mondo economico e sociale, attorno al quale lavorano migliaia di lavoratori e lavoratrici. I danni al settore sono enormi – continua il coordinamento di Agrinsieme Ferrara -  e sono stimati ormai a un miliardo di euro, una cifra insostenibile per tutto il sistema. Noi ribadiamo la necessità di provvedimenti subito da parte del Governo e da Bruxelles, perché le buone intenzioni e le promesse non bastano più. Il settore agricolo non può essere il capro espiatorio di tutti i problemi e le dinamiche internazionali, a partire dai dazi statunitensi e russi che penalizzano il settore e dai prezzi talmente bassi che non conviene più produrre. Noi paghiamo ogni giorno il mancato valore che non viene riconosciuto ai prodotti e questo genera l’incapacità di fare reddito. In più – ha detto il coordinamento di Agrinsieme - ci troviamo a coltivare senza quelle molecole necessarie a contrastare le fitopatologie e, come se non bastasse, veniamo additati come nemici dell’ambiente, anche se siamo i primi a tutelare il territorio. Servono, dunque, risorse per continuare a lavorare, per non chiudere, per consentire ai giovani di aprire le loro aziende, per dare un futuro vero e concreto al nostro straordinario agroalimentare”.

Articolo di Giovedì 30 Gennaio 2020

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