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LA STORIA

Cade la denuncia ed il provvedimento di allontanamento, ma della residenza a Villadose non c'è traccia

Un cittadino villadosano, con famigliari e proprietà nel territorio comunale, dopo la detenzione si ritrova senza fissa dimora. La sua residenza non c'è più e il Comune si rifiuta di rilasciarla

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ROVIGO - La richiesta di allontanamento dal Comune di Villadose per tre anni, proposta dai Carabinieri di Ceregnano (LEGGI ARTICOLO) in seguito alla denuncia (LEGGI ARTICOLO) presentata da un cittadino italiano contro il Comune, per omissione d'atti d'ufficio, al momento impossibilitato a riavere la propria residenza all'interno del comune di Villadose, benchè abbia parenti in loco e sia proprietario di una porzione di immobile all'interno del comune, è stata rigettata. Una buonissima notizia per quest'uomo che sta cercando faticosamente di rimettere insieme i pezzi della sua tormentata esistenza, ma non abbastanza per il cammino di recupero della sua integrità psicofisica.

Grazie all'interessamento del questore di Rovigo Raffaele Cavallo, la Questura di Rovigo ho infatti prodotto un provvedimento di accoglimento delle istanze presentate dall'avvocato Roberto Rossin, che assiste il malcapitato, favorevole al rigetto del decreto di allontanamento per tre anni suggerito dai Carabinieri.

Un pensiero in meno, quello della richiesta di allontanamento, per una "anima persa" di Villadose che sta cercando con tutte le forze di rimettersi in carreggiata dopo un periodo di detenzione, ma senza particolari benefici pratici: il comune gli nega ancora la residenza.

"Attualmente il mio assistito è in comunità a Padova - afferma l'avvocato Rossin - ci serve comunque il certificato di residenza, serve per curarsi, serve per l'iscrizione all'anagrafe sanitaria, per ottenere un medico di base, e serve per questioni amministrative in caso di ricovero in ospedale, per il servizio sanitario nazionale. La mancata iscrizione all'anagrafe sanitaria impedisce il corretto addebito dei costi, viviamo un paradosso prodotto dal pubblico, contro il pubblico stesso".

A questo punto, secondo il legale, nell'interesse del proprio assistito, non si escludono ulteriori strascichi giudiziari, anche per i famigliari cointestatari dell'immobile a Villadose, una vicenda per la quale i tempi potrebbero non essere brevi.
"Per ottenere un risultato pratico, contro il diniego del Comune di Villadose di rilasciargli la residenza - aggiunge l'avvocato Rossin - il passo successivo sarà quello di rivolgersi al Prefetto per chiedere un intervento in virtù dei poteri di cui dispone sul territorio".

Secondo l'avvocato esiste infatta ampia giurisprudenza in materia a favore del proprio assistito, città come Roma, Bologna, Firenze, rilasciano proprio una residenza di servizio per usufrire dei servizi costituzionalmente riconosciuti a tutti i cittadini.

"E' giusto ricordare che, contrariamente a quanto afferma il comune di Villadose - conclude Roberto Rossin - il comune di Villadose ha erroneamento spostato la questione sul comune capoluogo, tanto che, rivolgendomi a Rovigo, l'ufficiale dell'anagrafe comunale ha prodotto un parere scritto che afferma quanto da noi sempre sostenuto, ovvero che l'unico comune italiano competente per la residenza è proprio quello di Villadose in cui il mio assistito ha famiglia ed immobile di proprietà".
Articolo di Lunedì 3 Febbraio 2020

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