ACCADEMIA DEI CONCORDI
Conoscere il tema del morire. Folla in sala per gli illustri relatori
La sentenza della Corte Costituzionale sul caso Dj Fabo-Marco Cappato illustrata a Rovigo da Mario Bertolissi. Altri interventi sul Fine vita del vescovo Pierantonio Pavanello, Giovanni Zuliani e Giovanni Boniolo
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ROVIGO - La sentenza della Corte Costituzionale sul caso Dj Fabo-Marco Cappato del 25 settembre 2019 è stata l'oggetto principale del convegno che si è tenuto in Accademia dei Concordi sul Fine Vita martedì 4 febbraio alle ore 17.30. La sentenza, le cui motivazioni sono state depositate verso fine novembre, è stato il cuore dell'incontro che si è allargato sul tema più generale ma importante, delicato e complesso per le molteplici implicazioni giuridiche, etiche, morali, sociali, filosofiche, esistenziali.
In cattedra, l'incontro è stato promosso da i Nuovi Germogli assieme ad Accademia dei Concordi, il luminare Mario Bertolissi Ordinario di Diritto costituzionale Università di Padova, monsignor Pierantonio Pavanello, Vescovo di Adria e Rovigo, Giovanni Zuliani, professore ordinario di Medicina interna Università di Ferrara, e Giovanni Boniolo, professore ordinario di Filosofia della Scienza e medical humanities Università di Ferrara, ha moderato l'incontro Gianni Saccardin. Posti in sala tutti occupati e anche di più, a dimostrazione che l'argomento e i relatori destavano un notevole interesse.
Bertolissi ha restituito la complessità della sentenza, Marco Cappato rischiava 12 anni per aver accompagnato Fabiano Antoniani, in arte Dj Fabo, il quarantenne milanese tetraplegico, in Svizzera a morire come chiedeva da anni dopo essersi ritrovato dopo un incidente imprigionato in un corpo come una prigione, completamente cieco. La sentenza recita: "E' non punibile", a "determinate condizioni", chi "agevola l'esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli".
La Corte Costituzionale doveva stabilire se fosse reato, come prevede l'articolo 580 del codice penale, aiutare a morire una persona malata che non ritiene più sopportabile e dignitoso vivere. Già l'anno scorso la Consulta aveva segnalato l'incostituzionalità della norma che parificava l'istigazione al suicidio con l'aiuto. Dopo questa sentenza il parlamento dovrà legiferare in materia.
Dopo Bertolissi ha affrontato l'argomento dal punto di vista medico, il dottor Zuliani, portando i dati di una propria ricerca in tutta Italia per l'Universita' di Ferrara: "L'anziano con demenza in fase avanzata: ricovero in ospedale a fine vita?". Ne è uscita la necessità di formazione non solo della classe medica, ma anche dei parenti dei pazienti nonché la sempre maggior importanza della relazione medico-paziente nell’accompagnamento di questi ultimi nella parabola finale della loro vita.
Monsignor Pierantonio Pavanello Vescovo di Adria e Rovigo ha richiamato la necessità di riscoprire una sapienza etica nell’affrontare la morte, auspicando il recupero di una visione religiosa della vita sia per il credente che per il non credente per la quale l’uomo non è l’assoluto padrone della vita. La Chiesa , ha detto, non approva né l’eutanasia né l’accanimento terapeutico è piuttosto a favore della proporzionalità delle cure e per il principio di prossimità responsabile che non abbandona mai il malato ma si prende cura di lui. La chiesa non è contraria alla sedazione palliativa profonda nei casi e con le modalità previsti dalla legge.
Quando ha preso la parola il presidente dell'Accademia, Boniolo, ha spiegato come in giro per il mondo si affronta il problema del morire e come per dibatterlo si debba conoscere di che si parla e come se ne parla.
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