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SITUAZIONE DELLE IPAB

Case di riposo in Polesine. Cgil, Cisl e Uil pronte a denunciare la Regione Veneto

I sindacati di Rovigo e provincia annunciano proteste, scioperi e rivendicazioni legali. Case di riposo costrette alla privatizzazione per non rimanere schiacciate dai costi. principale responsabile? "La Regione Veneto" dicono

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BADIA POLESINE (ROVIGO) - La situazione delle Case di riposo in Polesine sta degenerando. Le tre sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil della funzione pubblica scendono in battaglia con il preciso intento di inasprire la lotta sindacale con tutte le iniziative pubbliche e di protesta che metteranno in campo nelle prossime settimane, anche coinvolgendo le altre strutture pubbliche del territorio. Per Cgil, Cisl e Uil la maggiore esponsabilità di questa situazione è della Regione Veneto per cui annuncianto di intraprendere un percorso rivendicativo, anche di tipo legale, sia per l’inadempienza legislativa, mancata riforma delle Ipab, sia per il mancato adeguamento della quota sanitaria e la previsione di implementare il numero di impegnative per il territorio rodigino.

Davide Benazzo (Cgil), Francesco Malin (Cisl), Cristiano Pavarin (Uil), partono dall'esempio della Casa del sorriso di Badia Polesine: una ottima struttura per l’assistenza agli anziani non autosufficienti, con un servizio di alta qualità fornito da personale molto preparato e professionale. "Peccato sia vittima di una lenta malattia che la sta portando ad una morte annunciata".
Il motivo? "L’annosa colpevole mancanza legislativa della Regione Veneto che dura da circa 20 anni, oltre al mancato finanziamento di un servizio pubblico che sta distruggendo i bilanci delle strutture pubbliche di residenza per anziani".
Tanto che "se la quota sanitaria prevista per legge fosse erogata a tutti gli ospiti ricoverati a Badia, il bilancio della Casa di riposo sarebbe in positivo". Una situazione paradossale che riguarda tutte le strutture, anche se in modo differente nel numero di impegnative non coperte, che avviene mentre è sempre più alta la richiesta di assistenza per l’aumento del bisogno, "soprattutto nella nostra provincia, dove è statisticamente provato esserci il più alto numero di persone anziane" spiegano i sindacati.

Tutto questo purtroppo non vede una grande presa di posizione da parte delle amministrazioni comunali, "colpevoli di una scarsa programmazione degli ultimi 20 anni che non ha tenuto conto delle risorse limitandosi ad aumentare un mercato che ormai ha privatizzato il 50% del sistema, mentre fanno ben poco perché questa situazione non ricadi sulle famiglie e sul mondo del lavoro".
Le uniche soluzioni messe in campo sono la scelta di non decidere da parte della Regione che, oltre a non programmare e non finanziare adeguatamente, scarica sul socio sanitario, sul sociale e sul territorio i tagli avvenuti sulla sanità ospedaliera, mentre localmente aprono strutture private che riducono il costo del lavoro.
"La Regione - spiegano i sindacati - si sta comportando come un cliente che entra in negozio (case di riposo) compra 10 prodotti (prestazioni sanitarie ai non autosufficienti) e ne paga solo 7, costringendo il negoziante a ridurre gli stipendi e a licenziare gli addetti (Lavoratori delle IPAB) e a far pagare di più gli altri prodotti (prestazioni alberghiere pagate dagli Ospiti e dalle loro famiglie) per evitare di fallire, mentre l’associazione di categoria (amministrazioni comunali) fa ben poco per costringere la Regione a pagare". Le conseguenze ci sono: "le strutture pubbliche vengono date in mano a CdA che tentano di privatizzarle, come stava succedendo a Badia Polesine e/o che fanno scelte ed investimenti con la creazione di debiti e mutui poi difficilmente gestibili come successo all’Iras. Si sceglie di dare la gestione a direttori manager, che non fanno altro che esternalizzare i servizi a cooperative sociali come successo a Lendinara e Papozze e/o tagliano sul personale riducendo gli organici e gli stipendi come ad Adria".

A Badia nell’assemblea di venerdì scorso, dopo l’incontro con la Direzione di alcuni giorni prima, le tre sigle sindacali hanno discusso con i lavoratori la drammatica situazione del bilancio che, "diversamente da come si era posto il Presidente nell’ultimo incontro con un atteggiamento che sembrava far trasparire una situazione in fase di recupero, sta mettendo in seria discussione la sostenibilità economica della struttura, mentre le conseguenze si abbattono, oltre che sui famigliari con gli aumenti delle rette, anche sui Llavoratori che non si vedono retribuito parte del salario e soprattutto, cosa più grave, non vedono i necessari investimenti sul personale che si traducono con carichi di lavoro non più sostenibili fino all’impossibilità di andare in ferie".

Articolo di Martedì 11 Febbraio 2020

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