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ROVIGOFINANZA

I risparmi non rendono e i tassi negativi portano a rischiare di più

Paolo Rimbano, consulente finanziario, spiega gli effetti collaterali della politica non convenzionale dei tassi negativi, praticamente imposti dalla Bce, sul risparmio

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ROVIGO - Dopo un 2019 nel quale praticamente tutti gli asset (azioni, obbligazioni, oro) hanno fatto registrare rendimenti molto positivi, e dopo un buon inizio di 2020 nonostante le notizie sul Coronavirus, il clima che si respira oggi è di ottimismo, quasi di euforia, con i telegiornali che informano sui continui nuovi massimi dei mercati.

E’ passato quasi inosservato l’intervento che Christine Lagarde, presidente della Bce, ha tenuto l’11 febbraio scorso al Parlamento Europeo. Cerco di approfondire per evidenziare alcune potenziali trappole.

La Lagarde ha puntato il dito su quelli che sono i possibili “effetti collaterali” dell’attuale situazione, condizionata in primis proprio dall’operato della Bce che sta continuando a comprare obbligazioni mantenendo i tassi sotto zero. Si tratta di politiche che vengono definite “non convenzionali”, e già questa definizione lascia capire che non possono essere la normalità, ma strumenti temporanei per casi estremi.

La politica monetaria della Bce, con i tassi negativi, ha lo scopo di rilanciare la crescita economica dell’area Euro, per arrivare ad un obiettivo di inflazione attorno al 2%, considerato sano e auspicabile. Qual è l’altra faccia della medaglia?

Vediamola con l’aiuto della Lagarde in 3 punti.

Tassi negativi significa minori redditi da risparmio. Gli italiani in particolare lo stanno vedendo sulla propria pelle: il risparmio non rende più. Ricordo un signore che negli anni ‘90 diceva di essersi costruito la casa con gli interessi generati dal proprio risparmio. Ci credo, visto che i rendimenti erano abbondantemente oltre il 10%. Oggi il risparmio, se gestito in modo tradizionale, fai da te, non dà più un’integrazione al reddito familiare.

E da questa situazione nascono due ulteriori effetti collaterali, strettamente correlati, che agiscono sulla propensione al rischio e sulla valutazione (prezzi) degli asset.

Nel mondo dei tassi zero viviamo nel cosiddetto “scenario Tina”. “Tina” è l’acronimo di “There Is No Alternatives”, in italiano “non ci sono alternative”. Se vedo che il mio risparmio non offre più un rendimento con gli strumenti prudenti tradizionali, e sulla rendita da investimenti ci contavo, che alternative ho con i tassi negativi? Nessuna, se non quella di aumentare il livello di rischio alla ricerca di un minimo di rendimento. Il mercato è affamato di rendimenti. Sono affamati i fondi di investimento che devono giustificare i loro costi, sono affamati i fondi pensione che devono rivalutare il capitale dei propri iscritti, così come le compagnie assicurative che devono difendere i rendimenti delle gestioni separate. Tutti cercano rendimento che non c’è più, meglio che oggi c’è in soli due settori: il mercato azionario e quello delle obbligazioni ad alto rendimento o dei Paesi emergenti. Oppure c’è se si aumenta la scadenza dell’investimento, comprando titoli lunghissimi che ancora un rendimento ce l’hanno ma espongono a estreme oscillazioni dei prezzi.

L’effetto collaterale principale dei tassi negativi è quindi una forzata maggiore esposizione al rischio: dei fondi, dei risparmiatori, delle banche. Non c’è alternativa.

Questa ricerca di rendimento porta all’altro effetto collaterale: distorce la valutazione degli asset. I mercati finanziari funzionano come tutti i mercati: c’è un’offerta di strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, ecc.) e una relativa domanda. Il prezzo si determina dall’incontro di domanda e offerta. Oggi sul mercato azionario e su quello delle obbligazioni ad alto rendimento è aumentata e sta ancora aumentando la domanda, appunto spinta dalla fame di rendimento. Se la domanda sale, a parità di offerta, il prezzo cresce. Se questo fenomeno continua, il prezzo continuerà a crescere, fino a disallinearsi dal probabile valore di mercato. E’ il meccanismo che sta alla base delle cosiddette bolle di mercato.

Per il singolo risparmiatore questi fenomeni generali, si dice di macro-economia, cosa possono comportare? In sostanza, il rischio di sottovalutare il rischio. Cerco rendimento e per forza aumento il rischio, ma non riesco a quantificarlo. Se non so che rischi corro, se il mercato dovesse cambiare e iniziare a scendere potrei avere delle brutte sorprese. Il consiglio è quello di valutare bene con il vostro consulente l’attuale livello di rischio del vostro portafoglio (ossia l’oscillazione massima che può avere) per capire se è coerente con la vostra propensione. Per i prudenti in realtà qualche alternativa, ad esempio le polizze di Ramo Primo di cui abbiamo parlato, ancora c’è.

Articolo di Domenica 16 Febbraio 2020

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