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L'INTERVISTA

Beatrice Venezi, la stella che fa danzare la musica dei pianeti

Ha diretto l'Orchestra di Padova e del Veneto il 15 febbraio al teatro Sociale di Rovigo proponendo The Planets di Gustav Holst. Un'esperienza musicale molto apprezzata dal pubblico delle famiglie

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ROVIGO - Beatrice Venezi è un direttore d’orchestra. Preferisce direttore a direttrice, e non certo per sottomesso ossequio ad una granitica tradizione a tutt’oggi niente affatto scalfita, dato che sul podio salgono ancora in netta prevalenza maschi. Nessuno nell’atto di dirigere è più femminile di lei, e non solo per gli splendidi vestiti con cui esalta il suo fisico naturalmente elegante, ma anche e soprattutto per il suo gesto, quel gesto che di ogni direttore è la carta d’identità: preciso, efficace, e insieme sinuoso, accogliente, in una parola, femminile. Evidentemente Beatrice non ha bisogno di rivendicare una sacrosanta parità, declinando a tutti i costi al femminile anche nomi professionali nati maschili, che oggettivamente suonano distorti nel cambio di genere. Beatrice è donna e fa il direttore, punto.


Sabato 15 febbraio, in un Teatro Sociale gremito anche di giovanissimi (gli studenti potevano entrare con un biglietto light di soli € 3, dopo che in mattinata le prove generali erano state aperte alle scuole), l’Orchestra di Padova e del Veneto si è esibita nell’ambito della stagione concertistica 2019/2020 del teatro. Sul podio c'è appunto Venezi, giovane stella della direzione d’orchestra, che, alla vigilia dei trent’anni, può già vantare una carriera internazionale, oltre ad importanti riconoscimenti, come il premio Scala d’Oro nel 2017 e l’elezione a membro della Consulta femminile del Pontificio consiglio per la cultura del Vaticano. In programma il capolavoro del compositore britannico Gustav Holst (1874-1934), The Planets op. 32, suite per orchestra in sette movimenti, ognuno dei quali è dedicato ad un pianeta del sistema solare, con l’eccezione di Plutone, la cui scoperta risale al 1930, mentre la Suite è stata scritta fra il 1914 e il 1916. Le suggestive musiche di Holst sono state accompagnate dalla proiezione di immagini e filmati del sistema solare, a cura di Inaf, Osservatorio Astronomico di Padova, e Big Rock Institute of Magic Technologies.

Lei è molto talentuosa, molto bella e molto giovane, e quel che più colpisce non è tanto la determinazione ad esprimere al meglio tutte le sue doti, quanto la tensione divulgativa, il farsi ambasciatrice di un approccio fresco e accattivante alla musica cosiddetta classica, negletta dai più, se non addirittura disprezzata perché ritenuta noiosa; giudizi pesanti, spesso ripetuti senza neppure una concreta esperienza d’ascolto.
"È vero, io avrei sempre voluto che ci fossero delle figure capaci di comunicare con semplicità e immediatezza la bellezza di questo contenuto, e non in una maniera cattedratica, pesante, che cade dall’alto. Quello di far amare la musica classica ad un pubblico di non addetti ai lavori è un problema generale, ma qui in Italia è aggravato da una vocazione elitaria che i musicisti hanno da sempre coltivato, e che li porta in primo luogo a voler affermare quanto sono bravi e quanto è difficile ciò che fanno. Tutt’altro atteggiamento emerge dalle geniali lezioni televisive di Leonard Bernstein, uno dei direttori che amo di più: sono innovative, letteralmente disruptive, dirompenti nel loro uso di un linguaggio accessibile a tutti per spiegare la musica. E non per una sola stagione, perché sono andate avanti per una ventina d’anni. Qual è stato il loro corrispettivo italiano? C’è musica e musica di Luciano Berio, dodici puntate trasmesse dalla Rai nel 1972 per avvicinare il pubblico alla musica contemporanea. Sicuramente un programma molto interessante, ma costruito con un linguaggio estremamente diverso da quello alla portata di tutti voluto da Bernstein. Il nostro paese soffre del fatto che andare a teatro è considerato un rito per pochi, per gli addetti ai lavori, per l’élite. Non si comprende che i teatri languono, le orchestre chiudono, perché la sostenibilità di una stagione concertistica e operistica non dipende solo dagli sponsor, ma anche dall’affluenza del pubblico, che non può essere invogliato a frequentare un luogo in cui si sente estraneo. È paradossale questa volontà di rendere elitario un prodotto che nasce popolare: il teatro d’opera era per tutti! Come vede, i miei tentativi di fare divulgazione musicale non sono nulla di nuovo, perché quel che vorrei è soltanto un ritorno alle origini, per abbattere il pregiudizio secondo cui bisogna poter capire la musica prima di andare a teatro ad ascoltarla. No, la musica devo poterla godere, semplicemente ascoltandola, e poi potrò anche preoccuparmi di capirla e di studiarla. Certo, la complessità di una sinfonia è molto più grande di quella di una canzone pop o di un pezzo rock, ma ci sono molteplici livelli di approfondimento, e la comprensione intellettuale non è necessariamente il primo step da cui passare, anzi, ritengo che prima di tutto si dovrebbe avere l’opportunità di essere toccati da questa materia, che già al più disarmato approccio emotivo non lascia mai nessuno indifferente. Per questo mio impegno sono stata criticata; si è detto che sono molto presente sui media, sui social media, per visibilità personale, per la mia vanità di diventare un personaggio; eppure io quando uso questi mezzi non parlo mai della mia vita privata, io parlo di musica. Utilizzo i social affinché un pubblico più ampio possa familiarizzare quotidianamente con la musica che amo e con il lavoro del direttore d’orchestra. Sembriamo tanto distanti su quel podio, autoritari, irraggiungibili, mentre siamo persone assolutamente normali, e il nostro pubblico sarebbe molto più vasto, se riuscisse a percepire questa normalità".

Lei si propone con determinazione e sicurezza, e non potrebbe essere altrimenti, perché un direttore d’orchestra non può certo essere un anarchico. Che cosa significa per lei essere autorevole, e che cosa invece fare o avere paura?
"C’è una scuola direttoriale che nutre la sua autorevolezza con l’autoritarismo, e dunque fa leva sulla paura, nel senso di timore reverenziale da esercitare verso gli orchestrali e verso il pubblico. Invece, io credo profondamente nel lavoro di gruppo, in cui si condividono le responsabilità, per poter poi condividere i risultati. Mi impegno per realizzare una leadership condivisa, che nasce da un lavoro di responsabilizzazione dei singoli musicisti, tutt’altro che facile, perché non tutti vogliono essere responsabilizzati. D’altronde, questi non sono più i tempi di un Toscanini, che urla e inveisce nei confronti dei suoi musicisti, perché la società è cambiata e l’orchestra è uno specchio fedele del cambiamento. Il nostro momento socio-culturale, nonostante tutte le storture e tutte le massificazioni, va verso una presa di coscienza da parte del singolo di quanto siano importanti le sue scelte individuali, che devono essere responsabili, perché, anche se piccole, hanno un preciso impatto sulla vita della collettività; basti pensare ai temi dell’ambiente, che anche in tempi a noi vicini risultavano indifferenti ai più, mentre ora ognuno sa che il futuro del pianeta dipende dai comportamenti responsabili di ciascuno di noi".

E l’essere donna che cosa dà di diverso all’attività di direttore?
"Non rispondo con riferimento all’interpretazione, perché credo che sotto questo aspetto più che il genere conti il carattere del direttore. L’essere donna, invece, aiuta di sicuro per due caratteristiche, solitamente più spiccate nell’universo femminile che in quello maschile: la capacità di ascolto e l’impegno multitasking. Sono entrambe doti estremamente importanti nella direzione di un’orchestra. L’ascolto non è solo quello dei suoni, ma è l’attenzione ambientale, rivolta a tutto ciò che accade attorno a sé nel momento dell’esecuzione. Se pensiamo che ogni volta io devo lavorare con un’orchestra diversa, con persone che non conosco e che ho pochissimo tempo per conoscere, perché le prove di un concerto sono soltanto una o due, tre quando è un lusso, è evidente che per entrare in empatia con gli orchestrali è fondamentale saperli ascoltare ed insieme essere attenta agli stimoli ambientali più disparati. Devo capire fin da subito di chi mi posso fidare, chi mi supporterà e chi al contrario mi metterà i bastoni fra le ruote, e grazie a questa attenzione sviluppata a 360 gradi posso cercare di prevenire, anticipare e risolvere i mille imprevisti che accadono nel corso di un’esecuzione o anche intorno all’esecuzione".

Lei è nata e cresciuta a Lucca, la città di Giacomo Puccini, che anche è stato finora il nume tutelare per la sua carriera di interprete. In che cosa lei avverte la natura lucchese di Puccini, e che cos’è per lei Lucca?
"Per me Lucca è un luogo del cuore, anche se non vivo più lì da parecchi anni; ma a Lucca abitano ancora i miei genitori, e quando ci torno, mi sento a casa. Lucca è anche il mio humus culturale, il luogo in cui tutto è cominciato, perché ricordo le melodie di Puccini risuonare per le sue vie e la sua figura mi ha sempre accompagnato in tutte le tappe più importanti del mio percorso fino ad adesso, compresa proprio la folgorazione della direzione d’orchestra. Dunque, non è un caso che il mio primo disco, uscito lo scorso autunno per Warner Music ed intitolato My journey, sia dedicato proprio a brani sinfonici pucciniani. A proposito, sto leggendo una raccolta di lettere giovanili di Puccini, che sono piene zeppe di modi di dire, anche dialettali, che me lo rendono ancora più familiare, e poi mi riconosco nelle sue sensazioni di giovane studente trasferito a Milano per studiare al Conservatorio, perché anch’io ho fatto quello stesso percorso, e nella sua emozione di ascoltare per la prima volta le opere alla Scala rivivo le mie esperienze di giovanissima studentessa in trasferta. Certo, nel nostro mondo ogni sorpresa e fascinazione risultano attutite, perché tutto è già stato visto, e la meraviglia sta nel riconoscere, piuttosto che nello scoprire. Comunque sia, mi piace pensare che Lucca, di soppiatto, entri anche nelle opere di Puccini. Per esempio, quando nel terzo atto de La bohème c’è lo scambio di battute fra le contadine “Voi da che parte andate? A San Michele”, certo il riferimento letterale è al Boulevard Saint Michel, che sta a Parigi nel Quartiere Latino, ma io ci sento dentro anche il nostro San Michele in Foro, la cui piazza a quel tempo era un ritrovo per le lattivendole e le contadine, che vendevano i loro ortaggi". 

Per concludere, qualche parola sul programma del concerto del teatro Sociale.
"La Suite The Planets di Holmst è il suo brano più famoso, un’opera che è anche stata il modello per tante colonne sonore. La versione originale è ardua da mettere in scena, perché è scritta per un’orchestra monumentale, come chiedeva il gusto dell’epoca, proteso verso il gigantismo orchestrale. Noi oggi eseguiremo una versione per orchestra da camera, molto più leggera, che oltre agli archi ha quattro legni, due corni, una tromba e un trombone, una percussione e un pianoforte, e che è stata approntata e pubblicata da George Morton nel 2015. Per me è la prima esperienza con l’Orchestra di Padova e del Veneto, che invece ha già eseguito quest’opera lo scorso anno, sempre con il suggestivo apporto delle immagini e dei filmati preparati dall’Osservatorio Astronomico di Padova e dal Big Rock Institute, una società trevigiana che insegna e realizza computer grafica, concept art e virtual reality. Ritornando a quanto dicevamo prima in tema di divulgazione, credo che anche questo apporto visuale sia importante per chi non è abituato all’ascolto della musica, soprattutto in un’epoca come la nostra in cui la vista è un senso sovraesposto, letteralmente bombardato di imput; ma anche le sintetiche definizioni di ciascun pianeta, che Holst pone all’inizio di ogni movimento della Suite (Marte, portatore di guerra – Venere, portatore di pace – Mercurio, il messaggero alato – Giove, portatore di gioia – Saturno, portatore di saggezza – Urano, il mago – Nettuno, il mistico) nella loro estrema sintesi sono evocative di sensazioni. Davvero un esercizio di sinestesia".

Nicoletta Confalone

Articolo di Lunedì 17 Febbraio 2020

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