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IL CASO

Dopo la denuncia di Vittorio Sgarbi il presidente dell’Accademia dimostra di avere ragione

il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Rovigo, Silvia Varotto,  ha integralmente accolto la richiesta di archiviazione presentata dal Pm, sul caso del “Lascito Cibotto”. Giovanni Boniolo non ha commesso reati 

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ROVIGO - Una vicenda che era diventata anche fulcro di dibattito politico, fino a giungere in Tribunale e a Palazzo Nodari (LEGGI ARTICOLO)

Il caso è scoppiato in città nei mesi scorsi, ma il sindaco Massimo Bergamin, che non è più in carica, aveva confermato la totale fiducia sull’operato del presidente dell’Accademia dei Concordi. Poi ci fu la bufera di Vittorio Sgarbi, “La città che brucia i libri è l’ultima città del mondo" (LEGGI ARTICOLO), l’esecutrice testamentaria che scrisse: “Non sapevo che gli scarti fossero finiti al macero” (LEGGI ARTICOLO), mentre il presidente dell’Accademia dei Concordi, Giovanni Boniolo. dichiarò “Solo uno sciocco può pensare che io butti al macero la cultura” (LEGGI ARTICOLO). A quel punto Obiettivo Rovigo e Forza Italia avevano depositato una richiesta di commissione d’inchiesta in Comune (LEGGI ARTICOLO) che si è trasformata in ben due sedute di commissioni consiliari.

Sotto accusa il professor Giovanni Boniolo, reo, secondo Vittorio Sgarbi, di aver ordinato la distruzione dei testi custoditi in Accademia dei Concordi, il famoso “Lascito Cibotto”. Si trattava di doppioni, alcuni volumi erano incompleti, ma ne nacque un polverone mediatico di proporzioni ciclopiche.

Giovanni Boniolo, assistito dall’avvocato Marco Petternella, ha finalmente messo la parola fine su questa vicenda. Venerdì 21 febbraio, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Rovigo, Silvia Varotto,  ha integralmente accolto la richiesta di archiviazione presentata dal Pubblico Ministero, Maria Giulia Rizzo, in ordine alla denuncia presentata dall’Onorevole Vittorio Sgarbi per il preteso reato di danneggiamento relativo alla vicenda del “Lascito Cibotto”.

La richiesta accolta dal GIP era motivata: “dall’appropriatezza dell'operato dell'Accademia dei Concordi, dall’essere le operazioni di cernita del materiale librario avvenute in pieno accordo con l’erede, dall’assenza di qualsiasi legittimazione in capo al denunciante, non avendo l’erede e proprietaria mosso alcuna rimostranza all’operato dell’Accademia”.

Di conseguenza è stata ritenuta l’insussistenza di qualsiasi ipotesi delittuosa.

Articolo di Venerdì 21 Febbraio 2020

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