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CULTURA

La forza delle piazze nel cambiamento della politica

Costituzione, cittadinanza, rappresentatività sono stati gli argomenti dell'incontro con la docente di Scienza politica Daniela Ropelato sul tema dei parlamenti ed il significato dello scendere in piazza

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ROVIGO - “Cittadini attivi nel cambiamento della politica” è il tema di una serie di cinque incontri di formazione organizzati dalla Consulta diocesana delle aggregazioni laicali (Cdal) e dall’Accademia dei Concordi con il patrocinio di Comune e Provincia di Rovigo che ha preso il via venerdì 7 febbraio scorso con il primo incontro Comunità e società.

Il tema “Parlamenti e piazze”, di strettissima attualità visto il prossimo referendum confermativo sulla riduzione del numero dei parlamentari previsto per il prossimo 29 marzo, è stato affrontato con un incontro dal titolo “Rappresentanza e partecipazione: eletti ed elettori” con Camilla Maduri e la relatrice Daniela Ropelato, docente di Scienza politica e vicepresidente dell’istituto universitario Sophia.
La cosiddetta legge Fraccaro, porterebbe il numero complessivo dei deputati da 945 a 600. E per la precisione i deputati diventerebbero 400 contro gli attuali 630 ed i deputati 200 contro i 315. Trattandosi di referendum confermativo non c’è bisogno del raggiungimento del quorum. Il referendum è promosso dal Movimento 5 stelle e sembra destinato a raggiungere una percentuale “bulgara” di consenso tra chi andrà a votare, tutti per il Sì ovvero per confermare il taglio di deputati e senatori.
Se passasse quindi la linea della riforma costituzionale, che prevede la riduzione, si arriverebbe a 600 parlamentari e  5 senatori a vita come numero massimo.

Spiegato il testo del referendum il primo intervento dell’ex consigliere comunale di Rovigo Francesco Gennaro apre la riflessione sul fatto che con la riforma si abbassa il numero dei parlamentari e si perde conseguentemente rappresentatività come cittadini.
Se poi si considera che il parlamento funziona con il metodo del bicameralismo perfetto, come sottolineato da Alba Rosito, la situazione risulta ancora peggiore.

Ropelato illustra che ad oggi contiamo un unico parlamentare ogni 63.000 abitanti, in Italia, ma in Francia è ogni 73.000 ed in Germania ogni 100.000. Se passa la riforma l’Italia precipita ultima in Europa per rappresentatività considerando la riduzione da 945 a 600, completamente fuori scala se si considera che quei 600 sono in realtà solo 400 deputati per via del funzionamento a due Camere.

Il senso dei sondaggi è che vi sia voglia in Italia di tagliare le poltrone - commenta Ropelato - si parla di 86% favorevoli al Si di quelli che andranno a votare. Sembra un referendum inutile.
In Italia si respira un alto grado di sfiducia verso lo Stato e le istituzioni. In pratica il cittadino considera l’eletto come un mediatore attraverso cui non si sente il bisogno di passare. Sembra che il referendum sarà un plebiscito lanciato sul risparmio effettivo di 57 milioni di euro annuo pari allo 0,0007% della spesa pubblica italiana”.

Giulia Callegaro dal pubblico porta l’attenzione sulla cosiddetta democrazia digitale e chiede come la e-democracy possa contribuire all’indirizzo politico (il riferimento alla piattaforma Rousseau è evidente).

Ropelato risponde con una serie di dati derivanti dai fatti di cronaca degli ultimi mesi: secondo la studiosa è in atto una vera e propria auto modificazione democratica. Gli esempi che porta a giustificare la tesi è quanto accaduto nelle piazze.
Prima si parlava di parlamento, adesso del valore e del potere della piazza. Da Hong Kong la rivoluzione degli ombrelli 2014, reclama libertà dalla Cina. Santiago del Cile, ma anche Brasile, Argentina, Colombia, Venezuela, hanno visto in piazza oltre 1 milione di persone in protesta per aumenti ai costi per la popolazione e per tagli dei servizi pubblici.
A Beirut in Libano migliaia di persone sono scese in piazza per una nuova tassa sulle chiamate via Whatsapp che partiva dal ministro alle telecomunicazioni. Dopo le proteste, oltre all’interessato, si è dimesso anche il primo ministro libanese.

Anche nella ordinatissima Baghdad in Iraq si è arrivati alle dimissioni del premier dopo giorni e giorni di proteste da parte di giovani universitari senza una leadership ben definita.
Nella violenta Africa, anche in Sudan si è scesi in piazza, così come in India per ribellarsi ad una norma di cittadinanza che veniva negata ai fedeli musulmani.
L’Europa è stata travolta dal fenomeno Greta Thunberg con un unico elemento aggregatore ovvero l’interesse per le tematiche ambientali come espresso dai movimenti spontanei Fridays for future”.

Secondo la docente questi sono esempi di autentiche esigenze di partecipazione democratica alla vita del Paese da parte dei ragazzi, per esempio quelli del clima, ma ci sono anche i gruppi dei gilet gialli, che sono arrivati a combattere per i propri ideali anche in scontri violenti ed aspre contestazioni.
Il riferimento all’ultimo fenomeno delle sardine in Italia è inevitabile: C’è qualcosa di comune tra queste manifestazioni?

Secondo Daniela Ropelato vi sarebbe la “centralità dei social e di internet dietro a questi fenomeni. Il digitale diventa strumento di piazza, solo se le piazze diventano apartitiche e deideologizzate, ovvero se la piazza appartiene a tutti, e non ad una parte.
Vi sarebbe anche la non violenza delle manifestazioni. Non sono le piazze delle guerre. Non c’è aggressività per rivendicare fondamentalismi, ma vi è la centralità della persona e delle reti. La leadership è diffusa e condivisa.
Elementi comunioni sono poi la forte avversione alle ingerenze straniere, militari, commerciali ed il fatto che il target è composto più da giovani e donne.
L’ecologia per chi riempie le piazze non è un tema universale, è un tema centrale, e non sempre viene visto come bene comune.

Queste persone vogliono una democrazia in forma diretta. Non chiedono di svuotare il parlamento, non dicono: Tutti a casa, chiedono migliorie, integrazioni a quanto già esiste”.

Sembra vi sia la voglia di fare domande e quindi serve che vi sia qualcuno per rispondere. Radicalizzare la democrazia non significa essere estremisti, ma riscoprire le radici della democrazia.
L’invito di Ropelato è quindi quello di ripartire dalle relazioni, dare valore al legame con le persone.

Matteo Zeggio studente di giurisprudenza si addentra sulle questioni tecniche della riforma costituzionale e sulla forma di governo parlamentare vs presidenziale. Chiede una riflessione sui vantaggi o gli svantaggi.

Se si va verso una riforma presidenziale, ovvero se si risponde alla domanda di dare voce ai cittadini, ci avvicina o ci allontana dalle istituzioni?” si chiede la relatrice.
“C’è desiderio di partecipazione da parte dei cittadini, ma la domanda è a cosa serve il parlamento? Prima di pensare alle riforme. Chiediamoci se può funzionare meglio. Risponde all’idea di democrazia?”.

Ropelato ricorda come l’introduzione del parlamento risponde alla crescita demografica della polis greca, ed è nelle città moderne lo strumento necessario per la rappresentatività del cittadino in quanto manca una piazza che ci contenere tutti.

La democrazia moderna è rappresentativa per definizione, il meccanismo principale è la delega, il mandato degli elettori verso i rappresentanti. In questa costruzione il parlamento è centrale anche se siamo insoddisfatti della rappresentanza. Legislativo, rappresentativo e di controllo dell’attività del Governo sono le tre funzioni del parlamento”.

Nel parlamento centrale il rapporto sale dal basso (cittadino) verso l’alto (il delegato), non viceversa. La relazione politica fondamentale è la relazione tra i cittadini ed i rappresentanti. Questo è il nervo scoperto della democrazia, la mediazione. Il parlamento è insoddisfacente. Non serve cambiare le facce, non serve regolare chi entra in parlamento. Servono le relazioni dal basso verso l’alto e se qualcosa non funziona la responsabilità è nostra. Dei cittadini. Perché la rappresentanza diretta deriva dal voto dei cittadini. Il parlamento siamo chi decidiamo di essere”.

Luisa Tamiso chiede se l’insegnamento della educazione civica a scuola sia efficace e cosa si stia facendo per i giovani.
“L’educazione civica per legge a scuola è un qualcosa di molto buono se fatta bene - conclude Ropelato - i giovani però hanno come riferimento di comunità la famiglia e bisogna lavorare non solo a scuola, ma anche per i cittadini che sono già o diventeranno genitori”.
Articolo di Martedì 25 Febbraio 2020

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