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EMERGENZA CORONAVIRUS

La delusione di Luca Zaia per la mancata riapertura delle scuole: non vi sarà ordinanza, ma ci penserà il Governo con decreto

Scuole chiuse in Veneto ancora per una settimana per decreto del Presidente del consiglio dei ministri Giuseppe Conte, che verrà trasmesso domani mattina

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VENEZIA - Sgombra subito il campo dalle polemiche il presidente della Regione del Veneto Luca Zaia che ha annunciato alle 17 di oggi di non aver rinnovato l'ordinanza di chiusura delle scuole per la prossima settimana, ma anzi, di aver chiesto, con forza, la revisione da parte del Governo dell'isolamento imposto alla zona rossa dei Colli euganei. "Purtroppo non ci capiamo - ha affermato Zaia - non faccio polemica, il Governo dispone di autorevoli fonti e la comunità scientifica va rispettata".

Che il presidente Zaia auspicasse un ritorno alla normalità è evidente e pubblicamente già espresso (LEGGI ARTICOLO), ma la giornata di sabato 29 febbraio non ha visto la produzione alcun documento ufficiale al riguardo. La proposta del Governo va nella direzione di proproga della sospensione delle lezioni, eventi sportivi, culturali, ed anche cinema, musei, chiese fino al prossimo 8 marzo compreso.


La seduta n.33 del Consiglio dei ministri cominciata venerdì sera e terminata nelle prime ore di sabato non ha affrontato la questione riapertura scuole, rimandando la cosa ad una serie di incontri in videoconferenza tra il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e quello del Veneto Luca Zaia di sabato.

Il Comitato tecnico scientifico e il Governo ritengono che sulla base dell’andamento della situazione epidemiologica del Coronavirus la decisione di prolungare la sospensione delle attività scolastiche fino al prossimo 7 marzo compreso, non la chiusura totale sottolineano, sarebbe corretta: "è saggio — hanno detto — prolungare di una settimana la stop alle lezioni nelle Regioni con i focolai, cioè in Lombardia, Veneto e Emilia-Romagna".

E' quindi questa la decisione annunciata al termine della riunione delle 18.00 alla sede nazionale della Protezione Civile a cui hanno partecipato il premier Conte, i ministri e anche le Regioni in collegamento "Abbiamo adesso concluso la riunione, domani mattina pubblicheremo il nuovo Dpcm in pieno raccordo con le valutazioni dei governatori. C'è un clima di grande collaborazione", ha detto il premier Giuseppe Conte uscendo dalla sede della Protezione Civile. "In questo momento è riunito il comitato tecnico, non mi fate anticipare nulla, ma per quanto riguarda le regioni interessate adotteremo misure di prudenza che si distingueranno dalle altre". Oltre ad un secondo decreto "lavoriamo a un terzo intervento ancora più organico, ancora più complessivo, siamo consapevoli che l'Italia necessita di una grande spinta economica. Vogliamo creare una forte spinta semplificatrice e una grande accelerazione degli investimenti".

In merito alle misure economiche, il presidente Conte ha ricordato ai governatori in videocollegamento che già ieri sera il Consiglio dei ministri ha approvato misure di immediato impatto per le situazioni più critiche, tra cui ad esempio la previsione della cassa integrazione ordinaria e in deroga. "Ma non ci accontenteremo", ha aggiunto Conte, ricordando che il Governo stava già lavorando, prima dell'emergenza coronavirus, "a una terapia d'urto, a un complessivo provvedimento di rilancio del Paese". "Non ci fermiamo qui", ha ribadito.
Articolo di Sabato 29 Febbraio 2020

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