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CORONAVIRUS E SCUOLA

L’emergenza Coronavirus potrebbe insegnare qualcosa alla scuola

Sospesa la didattica, ma le scuole sono tecnicamente aperte. I docenti potrebbero insegnare in videoconferenza, ma al momento dalle aule non si riesce

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ROVIGO - La dirigente Isabella Sgarbi dell'istituto superiore di Rovigo Viola-Marchesini ha le idee chiare: è la dirigente scolastica dell'ottava scuola, su 600, per complessità, del Veneto e la prima in provincia di Rovigo.
Oltre all'Itis Ferruccio Viola di via De Gasperi dirige l'Ipsia Giuseppe Marchesini di via Alfieri, l'Agraria Ottavio Munerati di Sant'Apollinare ed i Geometri Amos Bernini di Corso Del Popolo. 1.500 studenti su quattro plessi, docenti e personale Ata per un istituto che è anche capofila della rete Piano nazionale scuola digitale.

"Nulla potrà mai sostituire l'esperienza didattica dell'aula per la relazione tra gli studenti e con i docenti, ma la possibilità di seguire le lezioni a distanza può e deve essere migliorata. L'emergenza Coronavirus potrebbe essere il motore di questa rivoluzione che al momento non è ancora partita".
Sgarbi ricorda come abbia avuto esperienza diretta di una realtà, in Veneto, di una dirigente di scuola superiore in comunità montana dove la didattica e le riunioni avvengono già in videoconferenza "ma là il problema è sentito, basta una nevicata, una frana e le strade possono rimanere interrotte per giorni. Da loro è già realtà, da noi ci stiamo attrezzando ma non riusciamo a gestire la didattica da oltre 70 aule in contemporanea".

"Al momento - ricorda la dirigente scolastica - la didattica a distanza è garantita per i nostri corsi serali, una serie di lezioni che può essere seguita in videoconferenza, e per la didattica rivolta agli studenti in ospedale, ma non siamo attrezzati per le lezioni da tutte le classi in simultanea".
Isabella Sgarbi parla di due ordini di problemi: il primo, facilmente risolvibile, è legato alla delibera del collegio docenti da trasmettere all'ufficio scolastico provinciale, di dotarsi di questo metodo di insegnamento, attualmente mancante.
Il secondo problema è infrastrutturale: dotarsi di webcam da ogni classe ed migliorare la banda dei plessi scolastici potrebbe essere un problema.
"Al momento disponiamo del registro elettronico dove i docenti possono comunicare con gli studenti caricando appunti di lezioni e possono impartire i compiti da fare a casa, ma non tutti i docenti lo usano, così come non tutti gli studenti lo seguono".

La dirigente sottolinea come sia uno strumento utile, ma di certo non sufficiente per supplire alla sospensione della didattica come per questa seconda settimana: "La scorsa settimana la scuola era chiusa, per questa i docenti sarebbero in servizio, ma senza gli studenti in classe non vengono a fare nulla. Ho consigliato loro di stare a casa e di utilizzare mezzi propri per rimanere in contatto con i ragazzi, per quello che riescono, in attesa di poter disporre di una scuola tecnologicamente migliore. Potrebbe essere infatti l'unica cosa buona di questa emergenza Coronavirus riflettere sulle mancanze che i nostri istituti ad oggi ancora hanno ed intervenire in questo senso".
Articolo di Lunedì 2 Marzo 2020

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