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DIRITTO E TUTELA

Se un genitore non vuole incontrare il figlio minore?

La rubrica legale dell’avvocato Fulvia Fois spiega cosa prevede la legge per un genitore non collocatario del figlio: obblighi e doveri

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Care lettrici e cari lettori,

questa settimana vorrei portare la vostra attenzione su una recentissima pronuncia della Corte di Cassazione, l’ordinanza n. 6471 dello scorso 6 marzo, che ha affrontato una questione molto delicata, quanto ahimè frequente, del diritto di famiglia, ossia se esiste un obbligo di visita al figlio minore da parte del genitore non collocatario.

Il provvedimento ha tratto spunto dalla vicenda di un padre, riconosciuto tale solo dopo un accertamento giudiziale di paternità, che era stato condannato in primo ed in secondo grado a pagare alla madre del minore 100,00 euro ogni qualvolta fosse venuto meno alle visite al figlio.

Questa condanna era stata inflitta ai sensi dell’art. 614 bis del Codice di Procedura Civile (Misure di coercizione indiretta) secondo il quale il giudice quando condanna all’adempimento di obblighi diversi dal pagamento di somme di denaro, salvo che ciò sia manifestamente iniquo, su richiesta di parte, fissa la somma di denaro dovuta dall’obbligato per ogni violazione o inosservanza successiva o per ogni ritardo nell’adempimento.

L’ammontare della somma va determinato dal giudice tenuto conto del valore della controversia, della natura della prestazione del danno quantificato o prevedibile e di ogni altra circostanza utile.

Il padre ha ricorso per Cassazione contro detto provvedimento, sostenendo che le statuizioni di coercizione indiretta previste dalla norma citata non sarebbero applicabili agli obblighi di visita nei confronti del figlio.

Questo perché al diritto del minore di ricevere la visita del genitore corrisponderebbe un diritto potestativo del genitore stesso, rimesso alla sua disponibilità e non forzabile.

La madre aveva resistito, rilevando come la sanzione prevista dall’art. 614 bis c.p.c. fosse caratterizzata anche da una finalità pedagogica, consistente nel rendere i genitori consapevoli della gravità delle loro condotte ostruzionistiche, per indurli ad adempiere correttamente ai provvedimenti sulle modalità di frequentazione e visita verso la prole.

Orbene, la Corte di Cassazione, chiamata appunto a decidere se il diritto/dovere di visita del genitore non collocatario nei confronti del figlio, fermo restando che si tratta di una condotta non fungibile (è tale quella che obiettivamente non è eseguibile da un terzo o che richiede una specifica determinazione di volontà da parte del soggetto obbligato) possa essere coercitivamente indotta in via indiretta con la sanzione prevista dall’art. 614 bis c.p.c., ha risposto negativamente.

Più precisamente, la Corte spiega cosa si deve intendere per di diritto/dovere del genitore non collocatario.

Diritto come posizione tutelabile nei confronti dell’altro genitore che ponga in essere condotte ostruzionistiche tali da renderlo più difficoltoso o addirittura impedirne l’esercizio.

In questo caso, il genitore trova tutela con l’applicazione dei risarcimenti e delle sanzioni previste dall’art. 709 ter secondo comma c.p.c.: “A seguito del ricorso il giudice convoca le parti e adotta i provvedimenti opportuni. In caso di gravi inadempienze o di atti che comunque arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell’affidamento, può modificare i provvedimenti in vigore e può, anche congiuntamente: 1) ammonire il genitore inadempiente; 2) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti del minore; 3) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti dell’altro; 4) condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, da un minimo di 75 euro a un massimo di 5.000 euro a favore della Cassa delle ammende”.

Dovere come “autonoma e spontanea osservanza dell’interessato” che pur nella sua finalità di favorire la crescita equilibrata del figlio, “non è esercitabile in via coattiva dall’altro genitore, in proprio o quale rappresentante legale del minore”.

Ritiene la Suprema Corte che in questo caso il dovere sia “espressione della capacità di autodeterminazione del soggetto e deve, come tale, essere rimesso, nel suo esercizio, alla libera e consapevole scelta di colui che ne sia onerato, per una discrezionalità che, pur non assoluta e rivolta alla tutela dell’interesse indicato dalla legge, entro siffatto limite deve trovare ragione e termine ultimo di esercizio”.

Una lettura diversa, intesa come vero e proprio obbligo, forzabile dall’altro genitore o dal figlio, “urterebbe con la qualificazione adottata e con la stessa finalità di quel dovere, strumento di realizzazione dell’interesse superiore del minore, inteso come crescita ispirata a canoni di equilibrio ed adeguatezza”.

In più osserva la Corte, “l’emanazione di un provvedimento ex art. 614 bis c.p.c. si pone in evidente contrasto con l’interesse del minore, il quale viene a subire in tal modo una monetizzazione preventiva e una conseguente grave banalizzazione di un dovere essenziale del genitore nei suoi confronti, come quello alla sua frequentazione”, nel senso che il genitore potrebbe decidere di non vedere il figlio, accettando di pagare per questo.

I Giudici di legittimità precisano, però, che il mancato esercizio del diritto di visita, seppur non coercibile pecuniariamente, non è una condotta che rimanga priva di conseguenze per il nostro ordinamento giuridico.

Infatti, l’altro genitore, al ricorrere anche delle altre circostanze richieste di volta in volta dalla legge e dalla giurisprudenza, potrà chiedere l’applicazione dell’affido esclusivo, in casi estremi la dichiarazione di decadenza dalla responsabilità genitoriale o altro provvedimento che la affievolisca fino a denunciarlo per il reato di cui all’art. 570 del Codice Penale (Violazione degli obblighi di assistenza familiare).

Ricorda infine la Cassazione che in via speculare vi è anche il diritto del figlio minore “di frequentare il genitore quale esito di una sua scelta, libera ed autodeterminata, per caratteri tanto più obiettivamente inverabili quanto più vicina sia la maggiore età e che, in quanto tali, possono spingersi fino al rifiuto stesso” (Cass. Civ. sentenza n. 21341 del 13.08.2019).

Scrivetemi le vostre questioni ed io le tratterò nelle prossime rubriche.

Un cordiale saluto e l’invito a rimanere in casa per ridurre eliminare ogni possibilità di contagio.

Se avete piacere di sottopormi altre questioni da affrontare nelle prossime rubriche scrivetemi: dirittoetutela3.0@gmail.com e seguitemi sul mio canale youtube, affronto anche in video i piccoli o grandi problemi che richiedono tutela. Iscrivetevi per rimanere sempre aggiornati: https://m.youtube.com/c/FulviaFois

​Avvocato Fulvia Fois

Articolo di Domenica 22 Marzo 2020

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