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EMERGENZA SANITARIA

Come si può mettere in dubbio la fonte di contagio per i medici morti per Coronavirus?

Insorgono anche gli ufficiali medici delle forze armate contro Fortunato Paolo D’Ancona, responsabile del Centro nazionale di epidemiologia dell’Istituto Superiore di Sanità. Nessun dubbio secondo loro

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ROMA - Dopo la presa di posizione dell'Ordine dei medici chirurghi, dei medici di famiglia, ma anche degli infermieri, anche un nutrito gruppo di ufficiali ed ex ufficiali medici delle Forze armate esprimono la propria rabbia nei confronti di Paolo D'Ancona che ha affermato durante la conferenza stampa sull’aggiornamento del contagio da Coronavirus presso la Protezione Civile di Roma: “Medici contagiati? Non sappiamo se contagiati a lavoro o nella vita privata”.

I medici militari da tutta Italia hanno sottoscritto la lettera inoltrata da Roberto Marciano, Colonnello del Corpo sanitario dell'Esercito e direttore della quarta Divisione della Direzione generale della Sanità militare, con il collega Pier Luigi Francolini che di seguito riportiamo integralmente.


Caro Sig. D'Ancona,
(non usiamo la parola collega perché non ci sentiamo colleghi di persone come Lei ),

siamo un gruppo di medici ed amici di vecchio stampo, di quelli che hanno credulo in passato e ancora tenacemente credono nei valori veri della vita quali amicizia, fratellanza, spirito di sacrificio, amor proprio. Alcuni di noi hanno avuto, ed alcuni hanno ancora oggi, importanti incarichi istituzionali.

Abbiamo avuto notizia di un collega e amico di Cremona contagiato da Covid-19 e fortunatamente uscito in condizioni di salute non preoccupanti insieme con la moglie dopo un periodo di ricovero ospedaliero. Da lui abbiamo appreso di una sua risposta per mail, molto tecnica ed arida, ad una sua giusta interrogazione sulla fornitura delle mascherine protettive e sui numerosi decessi tra i medici.

A questo proposito ci chiedevamo se, nel suo ruolo istituzionale di epidemiologo dell'Istituto Superiore di Sanità in riferimento al quesito posto, ritenesse opportuno che in un servizio televisivo di una rete pubblica trasmesso il 14 marzo 2019 affermare che "dobbiamo approfondire se in questi casi la esposizione è avvenuta professionalmente o al di fuori dell'ambiente di lavoro".
Come medico e come uomo delle istituzioni si dovrebbe vergognare di quanto affermato di fronte all'elevatissimo contributo ai decessi dato dai Medici come se ci fossero dubbi sul contagio professionale piuttosto che preso in qualche località di vacanze.

Mettere in dubbio in questo momento drammatico la fonte di contagio dimostra una disaffezione disarmante, una ignoranza dei fatti di proporzioni bibliche ed anche, ce lo consenta, arroganza e supponenza oltre che mancanza di rispetto per i caduti.

Ed anche quanto risposto al collega circa la sua incompetenza circa l'approvvigionamento e la certificazione delle mascherine dimostra nel suo corretto burocratese quanto lontani siete dalla realtà, come dimostra anche la fine distinzione tra deceduti "con" o "per" il Coronavirus, ben sapendo che senza il virus sarebbero comunque vivi, anziani e non, diabetici e non.

 
Con le dovute distanze,
dr. Roberto Marciano,
dr. Pier Luigi Francolini
ed altri 40 medici militari
Articolo di Lunedì 23 Marzo 2020

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