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ROVIGO FINANZA

I fondi prudenti in calo: cos’è successo e cosa fare ora

In momenti di crisi la paura e il panico portano una parte dei possessori di titoli a correre a venderli sul mercato. Paolo Rimbano, consulente finanziario, invita ad essere razionali

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ROVIGO- In questo momento di grande difficoltà che sta coinvolgendo vari aspetti della nostra vita, in tema di risparmi ritengo sia molto utile continuare ad imporre la razionalità all’emotività, perché solo con una maggiore comprensione di quello che sta accadendo possiamo combattere l’incertezza e la paura per il futuro finanziario.

In particolare, oggi voglio spiegare quanto accaduto nel mondo obbligazionario e quindi alle soluzioni definite “prudenti” che quasi tutti i risparmiatori hanno in portafoglio e per le quali hanno visto dei cali di proporzioni inaspettate, anche del 10%-15%, che hanno creato timori e paura.

Partiamo dal capire cos’è il rischio di liquidità. Le obbligazioni, come ogni strumento finanziario, sono quotate in un mercato, nel quale si incontrano compratori (la domanda) e venditori (l’offerta). In momenti di crisi la paura e il panico portano una parte dei possessori dei titoli a correre a venderli sul mercato. Rispetto alle condizioni normali del mercato, aumenta quindi di molto il numero dei venditori. Dall’altra parte la paura e l’incertezza fanno sì che ci siano pochi soggetti disposti a comprare. I molti venditori si trovano ad essere in tanti con davanti pochi compratori. Chi farà il prezzo sul mercato? Ovviamente i pochi compratori, che si offriranno di comprare a prezzi molto scontati, e i venditori accetteranno questi prezzi molto scontati perché in preda al panico non ragionano più. I venditori svendono e i compratori fanno affari comprando a sconto. Quando succede una situazione come questa si dice che il mercato è poco liquido, ossia manca quel numero di compratori che servirebbe per garantire gli acquisti e quindi una maggiore tenuta dei prezzi.

Vediamo un esempio concreto, con un’obbligazione emessa da Fiat Chrysler Automobiles, scadenza 2024 e rendimento 3,75%. E’ solo un esempio, avrei potuto prendere obbligazioni di qualsiasi altro emittente. Quello riportato di seguito è il grafico degli ultimi tre mesi.

Il 21 febbraio l’obbligazione prezzava 112,20 su 100 di valore nominale (di emissione). Chi la acquistava era disposto a pagarla 112,20 per avere una cedola del 3,75% annuo fino a marzo 2024, data nella quale avrebbe incassato 100 di capitale. In quel momento il titolo aveva un rendimento a scadenza dello 0,6% circa annuo, quindi molto basso.
Con le notizie sulla diffusione del Covid-19 una parte dei possessori sono corsi a vendere il titolo. In pochi sono stati disposti a comprare e il prezzo il 18 marzo era sceso a 93,50. Chi acquistava a 93,50, lo faceva perché in quel momento il rendimento a scadenza del titolo era diventato del 5,50% circa, dallo 0,6% del 21 febbraio. Il senso è: per avere un rendimento a scadenza dello 0,6% non sono disposto a rischiare tenendomi il titolo Fiat, ma per un 5,50% il rendimento vale il rischio.

Dai 112,20 del 21 febbraio ai 93,50 del 18 marzo il calo è stato del 16%! Ed è stato così forte soprattutto perché partiva da un livello di prezzo molto alto e di rendimento molto basso. Se il 21 febbraio il titolo Fiat avesse avuto un rendimento del 3,75%, con un prezzo a 100, il calo sarebbe stato più contenuto.

I fondi obbligazionari che avevano questo titolo in portafoglio, e come questo tanti altri titoli che hanno sofferto questo panico e carenza di liquidità, come possono essere andati? Hanno temporaneamente perso dal 7% al 15% a seconda dei titoli che avevano in portafoglio. Se avevano obbligazioni più rischiose hanno perso anche di più.

Che fare adesso con un fondo che ha subito questi cali? Torniamo all’esempio dell’obbligazione Fiat. Chi ha acquistato a 112,20, se vende ora per paura e panico, realizza una forte perdita. Se mantiene l’obbligazione fino alla scadenza otterrà 115 (tra i 100 di capitale e i 15 di cedole), per cui avrà avuto il suo rendimento dello 0,60% annuo. L’unico rischio è che Fiat nel 2024 sia insolvente, ossia non riesca a rimborsargli il capitale, ed è proprio questo rischio che porta a vendere in preda al panico.
Ora, mentre un singolo titolo, nell’esempio Fiat, si dice che ha un rischio specifico, legato alle particolarità del titolo stesso, un fondo obbligazionario investendo su un numero elevato di emittenti diversifica questo rischio, per cui offre maggiori tutele. Bisogna poi considerare che tutto quello che stanno facendo governi e banche centrali va nell’ottica di offrire sostegno finanziario agli emittenti in modo da fronteggiare i propri impegni.

Concludendo, spero di aver chiarito che vendere un fondo obbligazionario oggi, dopo il calo che ha registrato, non è una decisione saggia in quanto il tempo, soprattutto nel mondo obbligazionario, è in grado di sanare questo calo con il ritorno dei prezzi al loro valore di emissione e con l’incasso delle cedole.


Paolo Rimbano

Articolo di Domenica 29 Marzo 2020

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