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FESTA DELLA LIBERAZIONE

Occorrerà ripartire da questo spirito di coesione

Sabato 25 aprile il sindaco Polesella (Rovigo), Leonardo Raito, ha visitato il cippo dedicato ai due martiri a Bresparola, e in seguito ha deposto una corona al monumento ai caduti di piazza Matteotti

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POLESELLA (RO) - A Polesella il sindaco Leonardo Raito ha celebrato in due momenti distinti il 25 aprile, prima recandosi a Bresparola alle 10 e 30, con la consigliera della frazione, Sabrina Gentile, per un ricordo presso il cippo dedicato ai due martiri, in seguito alle 11 e 30 ha deposto la corona presso il monumento ai caduti di piazza Matteotti.

Durante la cerimonia un lungo discorso rivolto ai cittadini in diretta facebook:

“Care concittadine e cari concittadini, ci troviamo oggi a dover celebrare in modo anomalo questa festa nazionale della liberazione, un modo che ci è imposto dall’emergenza legata al coronavirus che stiamo vivendo e che ci impedisce anche di poter condividere un momento importante, a cui tutti siamo legati, perché lo consideriamo come momento fondante della nostra democrazia e del nostro ordinamento repubblicano. Mi sono recato poco fa sul cippo commemorativo in località Rocca di Bresparola, dove 75 anni fa due giovani di Polesella, Bettega e Milani, divenuti poi i Due Martiri, persero la vita in uno scontro a fuoco contro i tedeschi. Negli anni precedenti il ritrovo presso quel cippo ci aveva consentito di consegnare a imperitura memoria il sacrificio di quei due giovani martiri per la libertà, persone che lottavano per un mondo migliore, per un riscatto che era insieme civile, morale e politico. Oggi non abbiamo potuto, ma rivolgiamo comunque a loro un pensiero deferente e grato.

Questa situazione di difficoltà e di sofferenza ci consente tuttavia una riflessione e un parallelismo: in molti stanno definendo questa emergenza come una guerra, e come per tutte le guerre seguono, immancabili, sicuramente faticose, sofferte, anche le ricostruzioni.

Oggi stiamo tutti resistendo e nella resistenza, pratica e ideale, che stiamo attuando, riscopriamo anche alcuni dei valori che forse avevamo dimenticato o perso, ma che potrebbero ridivenire basi di una nuova rinascita del paese.

Sto apprezzando il rinnovato senso di comunità che ci sta pervadendo in queste settimane. Lo si vede dai piccoli gesti, dall’aiutarsi, dal sostenersi, dall’andare a fare la spesa per il vicino anziano, per il parente infermo, per chi non può spostarsi per le ragioni più diverse. Lo si vede da un clima di collaborazione che si instaura giorno dopo giorno. Lo si capisce dai messaggi che arrivano, dai ringraziamenti all’amministrazione comunale, ai volontari che si sono messi a disposizione. Tutti abbiamo capito che l’unità di spirito e di intenti è, in questo momento, e speriamo anche dopo, il viatico migliore per vincere le sfide più difficili. Occorrerà ripartire da questo spirito di coesione se vogliamo cominciare un percorso di ricostruzione e di rinascita, che potrà, nel contempo, diventare di rafforzamento della comunità di Polesella.

Il 25 aprile di questo strano, particolare, difficile 2020, lo voglio dedicare alle persone e alle famiglie che soffrono. Lo voglio dedicare ai lavoratori e alle imprese che stanno pagando dazio a questa fase di chiusura forzata. Lo voglio dedicare ai lavoratori della sanità e dei comparti pubblici che non hanno smesso di operare, in queste settimane, per la nostra salute e la nostra sicurezza. Li sentiamo chiamare angeli ed eroi, ma non possiamo dimenticare che, troppo spesso, ci ricordiamo di loro solo nel periodo di queste emergenze, scordandoci invece il ruolo di comparti pubblici posti quotidianamente al servizio dei cittadini. Spesso parliamo del comparto pubblico solo in relazione a dei presunti e ipotetici vantaggi di determinate categorie di lavoratori: bene, son gli stessi che hanno combattuto e stanno combattendo una guerra contro il virus a mani nude, senza dispositivi di protezione, senza o con parziali sistemi di difesa personale. Sono quei medici, quei paramedici, quegli infermieri e quegli operatori in prima linea, in queste settimane, negli ospedali, nei pronti soccorsi, nei luoghi di pronto intervento, nelle case di riposo. A loro dobbiamo e dovremo tanto, specie se nel nostro territorio il contagio non si è diffuso come tragicamente è occorso in altre province.

Le ricorrenze civili, come la festa della liberazione, sono un simbolo, ma segnano anche il dovere di salvaguardare memorie che il tempo rischia di cancellare. Per questo motivo, in questo giorno, portiamo anche un pensiero ai tanti anziani che si trovano nelle nostre case di riposo, intere categorie di persone che stanno pagando un prezzo pesantissimo a questa malattia ma che hanno rappresentato e devono continuare a rappresentare un punto fermo del nostro tessuto valoriale e territoriale.

Mi avvio alla conclusione ma non vorrei rinunciare a un passaggio che credo importante. Le celebrazioni civili hanno anche una valenza pedagogica. Ho pensato molto a cosa dire e a dove andare a cercare qualche elemento nuovo da proporre alla riflessione odierna. Ho trovato questo elemento in Norberto Bobbio, i cui discorsi e interventi sulla resistenza sono stati raccolti in un piccolo volume edito dalla Einaudi. Alcune delle frasi scritte da questo straordinario intellettuale ci possono essere d’aiuto:

La Resistenza è stata una dura scuola di verità: non solo un atto di coraggio morale ma anche di chiarezza intellettuale.

La Resistenza come fatto storico è stata l’espressione di una grande rivolta morale contro l’oppressione e come ogni rivolta morale ha la sua grandezza in se stessa.

Chi ha partecipato alla Resistenza guarda con occhio nuovo al futuro; ha imparato che la storia non sarà più soltanto opera degli eletti ma anche di coloro che finora sono stati considerati i reietti.

La Resistenza è nata dalla collaborazione di tre diversi ma non opposti atteggiamenti di fronte al presente e all’avvenire del nostro paese. La sua unità fu un incontro ideale di tre diversi impulsi verso la libertà: libertà nazionale contro il dominio straniero, libertà politica contro la dittatura, libertà popolare contro ogni forma di privilegio.

Credo che se sapremo cogliere da questi spunti l’idea di uno sforzo collettivo, giusto, condiviso, trasversale, coraggioso, sostenuto da ragioni morali ed etiche, saremo in grado di riconsegnare, dopo questa crisi, un paese migliore alle giovani generazioni che lo aspettano e lo meritano.

Grazie a tutti coloro che, in queste settimane difficili, hanno condiviso con me e con noi la fatica dell’essere in trincea. Buon 25 aprile, buona festa della liberazione a tutti”.    

Articolo di Sabato 25 Aprile 2020

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