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EMERGENZA ECONOMICA

I Bonfi non si vergognano e chiedono aiuto a Luca Zaia: Siamo al collasso

Il blocco degli spostamenti e le chiusure imposte dal Governo per contrastare il contagio da Coronavirus stanno distruggendo il tessuto imprenditoriale del settore della ristorazione. L'appello di Cristian e Stefano Bonvento da Rovigo

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ROVIGO - Sono due fratelli Cristian e Stefano Bonvento, aprrezzati ristoratori e con un sano spirito imprenditoriale che li ha portati a fare scelte anche coraggiose in tempi di "crisi" normale, figuriamoci in piena emergenza Coronavirus.

Tanto per citare l'ultima scommessa dei Bonfi, l'apertura in Corso del Popolo, che soffre della cronica desertificazione commerciale dell'offerta, di un "panificio pizzeria" per servire gli studenti che andranno a popolare Palazzo Angeli, se l'università non fosse chiusa, come le scuole, da mesi.

Parte quindi da Rovigo, la richiesta d'aiuto al presidente della Regione Veneto Luca Zaia, che pubblichiamo di seguito.

Buongiorno Presidente mi chiamo Stefano Bonvento ed insieme a mio fratello Cristian gestiamo il ristorante “Osteria dei Bonfi” e la Pizzeria al Trancio “La Boutique-la pizza di Nino” a Rovigo, in pieno centro storico a Rovigo. Non voglio certo disturbarla per un fatto personale, ma cerco di farmi portavoce per l’intero settore rodigino.

Abbiamo bisogno di capire quali potranno essere le linee giuda per riaprire le nostre attività, nostra unica fonte di reddito e che ormai da quasi 60 giorni sono chiuse.

Stiamo tutti provando ad arrangiarci con il delivery e l’asporto (l’85% di noi da statistiche non lo aveva mai fatto) ma i ricavi ottenuti rispetto i costi fissi sostenuti non ci permettono né di campare e tanto meno garantire il personale in forza alle nostre imprese, per il quale è stata richiesta la cassa integrazione, ma per la quale, come Lei ben sa, non si sa ancora nulla. Provi ad immaginare i nostri dipendenti che non vedono né stipendio né aiuti dallo Stato.

Noi invece, quando giriamo la chiave per entrare nei nostri locali, abbiamo già il conto giornaliero da pagare (luce, acqua, gas, affitto, telefono, dipendenti, assicurazione, tasse) e se prima incassavamo 500/1.000€ al giorno oggi incassiamo 1 decimo di tutto ciò perché il delivery o l’asporto si concentrano nel fine settimana e durante i primi giorni della settimana aprire per farlo non ha senso.

Aiuti non se ne vedono, le utenze non sono diminuite e di certo continuano ad arrivare ma se non incassiamo come le paghiamo? Per non parlare degli affitti.

Aiutaci per favore Presidente a capire quali potranno essere i parametri per poter riaprire, si sentono solo ipotesi e le ipotesi non tengono di certo conto che la stragrande maggioranza dei locali nei centri storici sono piccoli, con vincoli strutturali che non possono di certo sottostare a quello che si sente dire.

Trovaci una soluzione per favore perchè siamo oramai al collasso.

Grazie
Stefano e Cristian Bonvento
Articolo di Lunedì 27 Aprile 2020

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