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TRIBUNALE  

L’Iras chiede la retta alla famiglia di una malata di Alzheimer, ma il costo è a carico del servizio nazionale

La famiglia di una donna affetta dal morbo di Alzheimer si era vista arrivare l’ingiunzione di pagamento di oltre 40 mila euro da una Casa di Riposo, il Tribunale di Rovigo dà ragione all’avvocato Carlo Barotti 

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ROVIGO - Si erano visti recapitare un decreto ingiuntivo di proporzioni ciclopiche, dall’Istituto di Rovigo, l'Iras, per il pagamento delle spese di mantenimento di una familiare non autosufficiente affetta dal morbo di Alzheimer. Il Giudice del Tribunale Civile di Rovigo, Nicola Romanin, il 20 aprile 2020, ha dato ragione alla famiglia difesa dall’avvocato Carlo Barotti. 

L’iter giudiziario comincia il 21 settembre 2015, quando la famiglia riceve una istanza in cui il Tribunale di Rovigo intima il pagamento di ben 40.520,60 euro, oltre a interessi e spese legali, per il pagamento della retta di degenza della parente, corrisposti solo in parte.

La difesa si oppone, respingendo che all’atto del contratto, i familiari abbiano assunto la figura di garanti, come invece sostenuto dalla Casa di Riposo.

La signora, rispettivamente moglie e madre degli opponenti, è stata ricoverata nell’Istituto a seguito della relazione dell’assistente sociale, che ha concluso stabilendo la mancanza di alternativa all’istituzionalizzazione. Nella lettera inviata nel luglio del 2008, si evince “si propone la valutazione per inserimento definitivo in struttura residenziale, crollo definitivo che ha portato alla totale dipendenza degli altri per ogni necessità, stato di disorientamento e confusione mentale”. Non c’è dubbio, si tratta di Alzheimer.

La signora è stata ricoverata, nell’agosto del 2008 la famiglia sottoscrive il contratto con l’ente impegnandosi a pagare all’Istituto la retta di 45,13 euro al giorno. Soldi versati fino a febbraio 2009, salvo comunicare con una lettera il 13 aprile 2009 che avrebbero versato soltato l’assegno sociale, e l’indennità di accompagnamento di cui la signora era beneficiaria, missiva che è stata inviata anche al Comune di Rovigo. 

Di qui il contenzioso, ma con tale impegno, tuttavia, la famiglia ha assunto oneri ai quali non sarebbero stati tenuti in forza alle norme vigenti. La Legge regionale stabilisce che per i soggetti per i quali si renda necessario il ricovero stabile presso una struttura residenziale, il comune dove ha la residenza prima del ricovero, informato preventivamente, assume gli obblighi connessi all’eventuale erogazione economia”. Essendo una attività di carattere sanitario, di fatto il ruolo dell’Istituto diventa tale, e quindi come evidenziato dal Dpcm del 14 febbraio 2001 “a carico del Servizio Sanitario Nazionale per per patologie invalidanti”. Il ricovero della signora aveva carattere prevalentemente sanitario non essendo autosufficiente, escludendo di fatto che si trattasse di attività di pura assistenza e vigilanza.

Ma c’è di più. La famiglia ad aprile 2009 aveva già informato Comune, e Regione (assessore alle politiche sociali incluso) delle condizioni della signora, con tutti i presupposti affinché tali enti potessero intervenire a tutela della paziente. La patologia della signora, affetta da morbo di Alzheimer rientrava ampiamente tra quelle per le quali i costi di ricovero devono ritenersi a carico del Servizio sanitario nazionale. Lo evidenzia a chiare lettere anche una Sentenza del 2016 della Suprema Corte di Cassazione che richiama il principio della erogazione gratuita delle prestazioni a tutti i cittadini.

Il decreto ingiuntivo di pagamento è stato dichiarato nullo, accogliendo in toto le richieste dell’avvocato Carlo Barotti e della famiglia della signora.

Articolo di Domenica 3 Maggio 2020

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