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EMERGENZA STRAORDINARIA CORONAVIRUS

La testimonianza dall'inferno del Covid Hospital di Trecenta: “Qui sono tutti meravigliosi”

“Non ci lasciano mai soli, non ci manca nulla. Lo dovete scrivere, qui ci sono dottori, infermieri ed Oss che si dedicano totalmente alla cura dei pazienti, vengono da tutta Italia, alcuni sono anche della provincia di Rovigo”

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TRECENTA (RO) - “Siamo coccolati giorno e notte, un grado di efficenza mai vista, una professionalità che non ho mai riscontrato in altre strutture, eppure di problemi di salute e ricoveri ne ho avuti nel corso della mia lunga vita, purtroppo”.

A parlare è un paziente ultra settantenne del Covid Hospital di Trecenta che ha contratto il virus molto probabilmente all’interno dell'ospedale di Rovigo dove si era recato per problemi di altra natura, e risultato positivo al Coronavirus allo screening successivo l'individuazione del primo focolaio riscontrato nella struttura cittadina, quello di urologia - chirurgia generale. Trasferito e ricoverato da settimane a Trecenta ha sperimentato sulla propria pelle l'insufficienza respiratoria, prima nel reparto di terapia Semi-intensiva con la ventilazione meccanica, ora, finalmente, vede la “luce” dal terzo piano, nella cosiddetta area medica, l’ultimo scalino prima di tornare a casa.

“Ho effettuato proprio oggi il secondo tampone, di conferma guarigione. Il primo di 4 giorni fa era risultato negativo, il medico di famiglia me lo ha annunciato appena ha ricevuto l'esito, e se anche il secondo sarà negativo significa che sono finalmente guarito. Sono ormai due mesi che non vedo mia moglie, mi manca”.

Un’esperienza ai confini con la realtà, a Trecenta la Regione Veneto, e l’Ulss 5 Polesana, nel giro di pochi giorni hanno compiuto un mezzo miracolo, ma non bastano le apparecchiature moderne di ultima generazione e i sofisticati computer per guarire, serve anche del personale qualificato. “Non ci lasciano mai soli, non ci manca nulla. Lo dovete scrivere, qui ci sono dottori, infermieri ed Oss che si dedicano totalmente alla cura dei pazienti, vengono da tutta Italia, alcuni sono anche della provincia di Rovigo”.

Tra le curiosità anche un medico con un passato da rugbista “Mi ha detto che ha giocato al Battaglini in ambito giovanile, ovviamente non è di Rovigo, altrimenti lo conoscerei”. Trecenta è diventata una città in mischia, come i dottori che lottano in prima linea con, e per, i pazienti. Il Coronavirus ha messo a dura prova tutto il sistema sanitario nazionale, in provincia di Rovigo ha colpito in maniera inferiore rispetto ad altre realtà, ma comunque per le famiglie "investite" dallo tsunami del virus è stato comunque un dramma epocale.

Procedure rigorose di isolamento fiduciario per i fortunati parenti asintomatici, ricovero per i pazienti con sintomi, in previsione del peggio, perchè le complicanze sono sempre dietro l'angolo. Zero contatti con l’esterno, un telefonino, se si è in grado di utilizzarlo, l’unica maniera per rimanere ancorati ai propri cari.

Una delle cose più brutte, sotto il profilo emotivo, è sicuramente non poter vedere chi hai accanto. Non ci si può alzare dal letto, le cure sono molto invasive, però con alcuni pazienti ci siamo scambiati il numero di telefono, anche solo per chiaccherare durante e dopo il ricovero. Con due ragazzi giovani di Fiesso Umbertiano ed Este ci sentiamo ancora, sono guariti, ma hanno paura ad uscire di casa, questo virus è una totale incognita e ti lascia uno straccio. Le prime notti c’era una persona che urlava dal dolore, non so nemmeno chi sia, ma ora non urla più, respirare non gli dà più fastidio”.

La voce del paziente rodigino si rompe continuamente dall’emozione, soprattutto quando esprime gratitudine ed ammirazione per il personale sanitario “C’è una infermiera con degli occhi bellissimi, mi ha detto che suo marito glielo dice sempre. Vedo solo quello, sono tutti vestiti con tute e camici, occhiali para schizzi e ‘scafandri’, io non so come facciano, sono sempre qui a lavorare, spero che li paghino bene, perchè se lo meritano. In tanti ricoveri non ho mai visto nulla di simile”.

Dopo quasi due mesi vede il traguardo, e ogni piccola cosa assume un valore importante, come poter inzuppare i biscotti nel latte a colazione, il profumo del pomodoro e la voglia di tornare nuovamente a camminare. “Qui sono tutti meravigliosi”, ribadisce più volte il rodigino, speriamo che il secondo tampone lo riconduca verso casa, ogni guarito per medici, infermieri ed Oss, è come una rinascita.

Un miracolo che si avvera e che tutto il reparto festeggia come un meritato successo perchè la consapevolezza di tutti è che senza di loro, molto probabilmente, le probabilità di sopravvivere al Coronavirus sarebbero state, per molti di questi pazienti, molto, ma molto, più basse.

Articolo di Martedì 5 Maggio 2020

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