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CONSUMO DI SUOLO

Edoardo Gaffeo: Consumo di suolo zero come obiettivo da raggiungere, non come strumento per drogare il mercato di Rovigo

Fotografare l'esistente, aggiungere quanto è stato autorizzato e fermarsi per sempre non è una posizione condivisibile per l'amministrazione del sindaco Edoardio Gaffeo. "Buoni propositi, ma invotabile" la mozione presentata dalla lista Menon

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ROVIGO - Approda in consiglio comunale a Rovigo la proposta del gruppo consiliare Menon, poratata avanti dal capogruppo Mattia Milan, che vorrebbe cristallizzare la situazione attuale del costruito, una sorta di fotografia dell'esistente, più quanto ormai già autorizzato, e bloccare qualsiasi ulteriore consumo di suolo. Rovigo dovrebbe rinunciare all'opportunità offerta dalla Regione del Veneto di poter "mettere nel cassetto" un numero massimo di ettari su cui espandersi, da oggi fino al 2050, per poi fermarsi definitivamente di crescere, rinunciando a questa possibilità prevista dalla Regione.

L'amministrazione comunale precedente aveva inizialmente fatto richiesta in Regione del Veneto di un numero troppo elevato secondo i criteri tecnici, oggi riformulati e quantificati in quasi 84 ettari di nuova possibile espansione. Il numero quindi che la minoranza, attraverso la votozione della mozione del consigliere Mattia Milan vorrebbe aggiungere al costruito consolidato sarebbe 0, mentre quello attualmente già nelle disponibilità della giunta Gaffeo, è appunto superiore agli 83 ettari.

Il sindaco conferma che all'interno della maggioranza vi siano opinioni diverse, e vi siano stati vari momenti di confronto sul tema del consumo di suolo. "Secondo me è stata fatta un po’ di confusione su questo tema. La situazione è la seguente - precisa Gaffeo - Al comune di Rovigo attraverso il Pat del 2012, che è uno delle due gambe dello strumento urbanistico, di natura strategica che definisce il perimetro attorno cui fare le scelte urbanistiche, su cui si innesta il piano degli interventi per realizzarle, sono state destinate "risorse urbanistiche" per partire dal 2017, con l'approvazione della legge regionale del Veneto, in applicazione di una legge nazionale, a sua volta comunitaria, verso il raggiungimento dell'obiettivo consumo di suolo zero entro il 2050.

Il dettato quindi viene dall'Europa, trova applicazione in Italia e la Regione Veneto lo trasforma in norma, fermo restando il fatto che il consumo di suolo zero viene posto come obiettivo finale da raggiungere, attraverso la costruzione di un percorso che implica sulla base del tuo Pat, stabilito con la Regione, quale sarà il perimetro dello strumento strategico, che prevedeva 287 ettari, a cui, applicando un algoritmo con diverse variabili produce un numero, in ettari, che è quanto viene autorizzato per la costruzione del percorso per arrivare allo zero richiesto.

Per far partire il progetto virtuoso che porterà allo zero, la Regione ha assegnato temporaneamente un dato su un calcolo fatto da lei, di 36 ettari. Questo numero non tiene conto di Rovigo, non è il "nostro numero", ma è semplicemente un numero provvisorio preautorizzato dalla Regione in attesa che tu, comune, faccia i conti in maniera corretta applicando l'algoritmo di crescita presunta fino al 2050. Quel numero deriva semplicemente da una una media aritmetica tra tutti i valori di espansione dei vecchi Pat di tutti gli ambiti territoriali, è un numero sotto il quale non ha senso andare. Un numero da cui partire, non su cui fissare il ragionamento. Al Comune la Regione chiede di fare un calcolo corretto. La giunta fa il suo dovere, prende l'algoritmo, calcola la diminuzione richiesta di circa il 45 per cento, risulta un numero: i famosi quasi 84 ettari. Non ė una scelta politica, è l'applicazione di un modello matematico che assegna a Rovigo una espansione massima potenziale, fino al 2050 di 84 ettari, oltre i quali, ci sarà lo zero. Mica siamo obbligati ad usarli, ci viene chiesto di pensare a Rovigo nei prossimi decenni avendo bene in mente quale sia il mite da non superare.

E' stata montata una polemica ignobile, in alcuni casi falsata dalla mancanza di informazione corretta, additando alla amministrazione l'immagine di cementificatori sconsiderati. La giunta comunale ha fatto applicare l'algoritmo, la Regione ha controllato il risultato, i famosi 84 ettari, ma non ha approvato alcuna variante del Pat esistente. Volere una Rovigo ad espansione zero, non è un obiettivo politico condivisibile, la difesa dell'ambiente e la salvaguardia dalla cemintificazione è invece un tema non negoziabile, che l'amministrazione abbraccia. Garantire il diritto di modifica alle generazione future, entro il 2050, ė un tema imprescindibile. Con gli schemi concettuali che si possono mettere in campo, lo zero proposto dalla minoranza, strumentalmente, significa scattare una fotografia oggi e condannare la città a 20 o 30 anni di immobilismo prima della paralisi espansiva eterna, quella del post 2050. Dentro il consolidato ci sono aree edificabili e non ancora edificate, 109 ettari di natura commerciale, quasi tutti ad interporto, e 36 ettari residenziali quas tutti nelle frazioni.

Ci potrebbe anche stare bene, numericamente, che quei 109 e 36 ettari possano essere gli unici su cui prevedere l'espansione, ma significherebbe concedere un potere di monopolio ai proprietari di quei terreni. Non dico che sia un bene o un male, ma determinate scelte bisogna operarle con la consapevolezza delle conseguenze che producono. Significherebbe avere un unico interlocutore, se si vuole costruire, in un mercato non più libero, ma drogato dall'impossibilità di autorizzare scelte diverse da quelle individuate dalle amministrazioni precedenti alla nostra ed impedendo anche alternative a quelle future.

Non c’è un singolo Comune in tutto il Veneto che abbia messo zero in sostituzione del preconteggio espansivo operato dalla Regione. Nessuno. E' strumentale fare riferimento a comuni della provincia, come Lusia, per esempio, a cui la Regione ha assegnato un valore zero, solo perchè non aveva il Pat approvato..

Sarà nell’ambito del piano degli interventi che tutte le scelte politiche andranno declinate, anche in funzione di quanto verrà fatto dal consiglio comunale per il numero definitivo da inserire nella variante al Pat approvato. L'intenzione è quella di ascoltare la città, ma abbiamo ancora alcuni mesi davanti prima della scelta definitiva della variante. Nella costruzione del piano degli interventi applicativi abbiamo bisogno di fare un percorso di natura partecipativa.

La mozione costruita nel modo proposto dalla minoranza della lista Menon, e le conseguenze che ne deriverebbero, non sono in grado di votarla.

Qualora la mozione di Milan ottenesse la maggioranza dei voti, sul piano tecnico l'amministrazione dovrà inserire zero, da subito, e dal punto di vista politico significherebbe che il consiglio impartisce un mandando ben preciso all'amministrazione in discrasia a quello che penso io.
Sarà il momento, per me, di fare le mie considerazioni, in totale serenità, in quanto non posso rinunciare all'essere coerente. In maggioranza il dialogo c’è e si cerca la sintesi. C’è stato il confronto, io suppongo le rassicurazioni ci siano, la libertà di voto dei singoli esiste, potrà esseci qualche voce dissonante, ma l'idea ben precisa della amministrazione la confermo. Noi puntiamo alla rigenerazione, alla riqualificazione, alla valorizzazione. E ci stiamo riuscendo". 

Alle 22 la mozione è stata messa ai voti (LEGGI ARTICOLO) ed è stata bocciata per 15 voti contrari e 12 favorevoli. 5 astenuti

Articolo di Venerdì 22 Maggio 2020

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