Condividi la notizia

CONSUMO DI SUOLO

I tre motivi per cui bisognerebbe azzerare il consumo di suolo, non solo a Rovigo

Ci guadagnerebbe l'ambiente, il lavoro e pure l'economia. Perchè continuare ad espandersi senza riqualificare ciò che ci si lascia alle spalle? Se lo chiede Francesco Gennaro, di Europa Verde, spiegando perchè sarebbe anche più conveninte

0
Succede a:
ROVIGO - In merito alla mozione sul consumo di suolo zero, in vista della modifica del Pat del comune di Rovigo da adottare entro il prossimo 30 settembre, interviene anche l'esponente di Europa Verde del Veneto Francesco Gennaro, già consigliere comunale a Rovigo e sostenitore della necessità di porre rimedio al bisogno di espandere le possibilità costruttive della città, in danno all'ambiente. Gennaro che non ravvisa il bisogno di uno strumento urbanistico di così larga portata individua tre motivi per cui si sarebbe potuto sostenere, votondo positivamente, la mozione presentata dalla lista Menon.

Da ex consigliere comunale, mi permetto un commento sulla recente mozione della Lista Menon avente come tema il consumo di suolo. La Mozione è stata bocciata dal consiglio comunale con 15 voti contrari, 12 favorevoli e 5 astenuti (LEGGI ARTICOLO).
Il tema del consumo di suolo era già stato oggetto di qualche mio intervento durante l’amministrazione del sindaco Bergamin.

La Mozione, presentata dal Consigliere Mattia Milan, avrebbe voluto impegnare la Giunta “a predisporre una variante al Piano di Assetto del Territorio, PAT, di adeguamento alla Legge Regionale 14/2017, che prevede un consumo di suolo pari a zero rispetto al tessuto urbano consolidato a oggi previsto dallo strumento urbanistico vigente” (LEGGI ARTICOLO).
La nostra Regione è leader nella classifica di consumo di suolo in Italia e in Europa.
La Legge Regionale 14/2017 è, dal mio punto di vista, encomiabile e condivisibile per quanto enuncia nelle premesse e negli scopi. Purtroppo, però, prevede, alla fine, una tale miniera di deroghe che ne vanificano quasi completamente gli intenti.

La quantità di vani sfitti, sia a uso abitativo che produttivo, imporrebbero in modo categorico lo stop a ogni ulteriore cementificazione del territorio. Bisognerebbe puntare a Piani Urbanistici basati sulla riqualificazione dell’esistente e arrivare progressivamente addirittura a programmi di decementificazione, in modo da recuperare aree verdi. Questo sembrava lo “spirito” della Legge Regionale 14/2017 e questo, mi sembra di capire, era anche l’intento della mozione presentata da Mattia Milan.

Che i politici rodigini di centro-destra fossero privi di qualsiasi visione “ecologica” dell’ambiente lo abbiamo imparato durante la precedente amministrazione ma, bisogna anche ammetterlo a loro completa discolpa, nessuno di loro ha mai detto il contrario. Nessuna meraviglia, quindi, per le affermazioni che si leggono sulla stampa da parte, per esempio, di Bimbatti (LEGGI ARTICOLO) che cementificatore era e coerentemente lo rimane.
Dispiace invece dover sentire le elaborate arrampicate sugli specchi di qualche consigliere di maggioranza che speravamo più sensibile su questo terreno.

A mio parere sono tre i livelli di considerazioni che dovrebbero convincere le persone a guardare con favore ogni iniziativa che comporti un azzeramento del consumo di suolo.

La prima, se vogliamo, è una motivazione “alta”, di ordine addirittura planetaria, ecologica, che potremmo far discendere dalla lettura della Enciclica “Laudato si’” di Papa Francesco. La Terra ha dei limiti che vanno riconosciuti e rispettati. Certi fenomeni sono tutti interconnessi: impermeabilizzazione dei terreni, cementificazione, cambiamento climatico, inquinamento dell’aria e dell’acqua, allagamenti. Per quanto piccolo possa essere il Veneto rispetto al mondo, e Rovigo rispetto al Veneto, dovremmo tutti avere a cuore la salvaguardia di quello che c’è di buono.

La seconda è di ordine economico. Quando andavo alle elementari ci insegnavano che Rovigo è una città con cinquantamila abitanti. Ebbene oggi è ancora con la stessa popolazione ma i quartieri e le aree fabbricate sono quintuplicate. Quanto lavoro, quanta occupazione, quanti investimenti potrebbero esserci nel recupero, ripristino, ristrutturazione, messa a norma, efficientamento energetico ed edilizio dell’esistente?

La terza riguarda il rapporto tra rendita immobiliare e attività produttive. In generale, e non riferendosi in particolare solo a Rovigo, succede che gli amministratori pubblici, funzionari o politici locali, accolgano le “manifestazioni d’interesse” ufficiali (e ufficiose) da parte di piccoli e medi imprenditori, per trasformare aree agricole in edificabili o per riconvertire aree dismesse. Questi imprenditori, invece di investire nella produzione, investono nell’edilizia.
Ecco spiegato come il consumo di suolo sommi i danni ambientali, idrogeologici e paesaggistici alle debolezze del nostro sistema delle Pmi.
Il ruolo dei Comuni è cruciale: qual è il “bisogno”, con 140 ettari ancora disponibili a Rovigo, di aggiungerne altri 84?
Francesco Gennaro
Europa Verde del Veneto
Articolo di Martedì 26 Maggio 2020

Condividi ora la notizia con i tuoi amici

Oggi in Cronaca

La tua opinione conta!

Contribuisci alle discussioni quotidiane con gli altri utenti di RovigoOggi.it