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ECONOMIA

La decrescita porta al fallimento

Rovigo ha bisogno di lavorare senza vincoli, per Ezio Conchi i 25 mila euro di prestito con garanzia dello Stato sono un incentivo all'indebitamento per pagare le spese correnti, all’economia serve altro

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ROVIGO - “Abbiamo osservato tutte le regole, giuste o sbagliate che fossero. Siamo convinti che siano state prese in assoluta buona fede. Sembra che siano state efficaci, anche se non risolutive. Era giusto collaborare. Adesso però, dopo tre mesi di forzata chiusura di quasi tutte le attività,  la situazione è cambiata e preoccupa soprattutto l'aspetto economico. Le attuali limitazioni se non vengono, immediatamente, tolte impediranno la ripresa”.

A parlare è l’avvocato Ezio Conchi, rappresentante delle Liste Civiche "Cambia Rovigo" e "Rovigo Futura" e candidato sindaco alle ultime elezioni amministrative del capoluogo.

Noi tutti, imprenditori, professionisti, dipendenti,  non possiamo, nè vogliamo, riempirci di debiti e men che meno che si riempia di debiti lo Stato, che già ne ha troppi. Noi vogliamo riprendere a produrre, creare reddito, e anche pagare le tasse nella consapevolezza che il sistema Italia starà in piedi solo se non facciamo naufragare il nostro fragile equilibrio socio-economico. Apprezziamo lo sforzo dello Stato, assunto in piena emergenza,  di avere previsto un aiuto alle piccole imprese prestando garanzia sino a 25 mila euro.  Ma di fatto è un incentivo all'indebitamento e non per stimolare investimenti, ma per pagare le spese correnti (stipendi, affitti, consulenze, diritti concessori, manutenzione impianti,  acqua, luce, gas, tasse varie ecc..) maturate durante il blocco forzato delle attività. Sarà un peso che le aziende dovranno considerare quando, tra due anni, le banche eroganti, giustamente, chiederanno il rateale rientro di quanto erogato. Noi, invece,  non vogliamo pagare le spese correnti facendo debiti, ma col frutto del nostro lavoro, quello  che avevamo prima del Covid, non quello dimezzato  che oggi viene consentito”.

“Siamo convinti che tutto sia - continua Ezio Conchi - seppur con molta fatica,  ancora recuperabile. Abbiamo perso tre mesi di incassi, facciamo finta di essere stati in ferie. Quello che si è perso  non lo si recupererà più. Va  bene lo stesso, però adesso basta. Adesso rifateci lavorare, togliete tutte quelle limitazioni, peraltro spesso assurde e contradittorie. Andavano bene nel periodo emergenziale, bisognava formare i più a comportamenti prudenti. Ma adesso che senso ha tenere i ragazzi fuori dalle scuole e consentire che si ritrovino davanti ai bar?. Che senso ha tenere gli impiegati in smart working quando centinaia di persone lavorano nelle fabbriche, nei cantieri, nelle aziende?. Che senso ha limitare l'accesso agli Uffici se non quello di impedire lo svolgimento delle normali pratiche? Noi vogliamo che le scuole riaprano. I ragazzi  a scuola, se non altro, potranno essere controllati,  impareranno a rispettare le regole e soprattutto riprenderanno a studiare veramente (sappiamo che alcuni lo stanno già facendo). Gli insegnanti dovranno riprendere possesso delle aule per  svolgere la loro funzione di formatori e educatori.  E così dicasi per tutte le attività, nessuna esclusa. Il tessuto imprenditoriale turistico per il sistema Italia è fondamentale. Con queste limitazioni, chi mai prenoterà un viaggio, una camera d'albergo, una pensione nelle località turistiche?. Come potranno venire in Italia i nostri amici d'oltralpe  quando non è consentito neanche a noi italiani circolare liberamente tra regioni? E' ovvio che anche coloro che erano affezionati alle bellezze italiane  prenoteranno le loro ferie in  altri Stati dove hanno la certezza di poter andare e di  circolare. La conseguenza delle attuali limitazioni sarà la inevitabile chiusura delle aziende ed il licenziamento degli operatori”.

Non vogliamo più sentire dallo Stato che nessuno sarà abbandonato. Pensano forse di fare altri debiti per corrispondere sussidi a coloro che vorrebbero e potrebbero lavorare? Ovviamente ognuno dovrà agire con estrema prudenza e dovrà essere incentivato a farlo. Lasciate perdere i "vigilantes" - rimarca l’avvocato Conchi -  non abbiamo bisogno di altri controllori. Già abbiamo le Forze dell'Ordine, sicuramente più sensibili e preparate allo scopo. Ad ognuno il suo. Sappiamo che il sistema sanitario potrebbe essere chiamato ad un altro sforzo, ma questa volta il virus non ci coglie impreparati. Adesso bisogna scegliere il male minore. Oggi si deve salvare l'economia e anche il nostro sistema democratico, e non è una frase di rito. Nessuno può stare tranquillo, non scordiamo che lo Stato potrà pagare stipendi e pensioni solo se incassa l'iva  e altre tasse, tutte legate alla produzione. Gli italiani dovranno ritornare ad essere liberi, agili, senza vincoli per riprendere la corsa e recuperare lo spazio e tempo perduto. Non esiste la decrescita felice. La decrescita porta al fallimento”.

 

Articolo di Mercoledì 27 Maggio 2020

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