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RUGBY GIOVANILE

Il preparatore atletico della Nazionale ospite della Monti Junior

La prima società a riprendere l’attività in Polesine, la Rovigo ovale giovanile si allena senza pallone, ma l’importante era cominciare dopo due mesi di stop forzato. Gradita visita del preparatore azzurro Giovanni Sanguin

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Giovanni Sanguin con alcuni ragazzi della Monti Junior Rovigo
Giovanni Sanguin ed Heather-Charlotte Porter
Giovanni Sanguin ed Joe McDonnell

ROVIGO - La Monti Junior Rovigo da inizio settimana ha ripreso l’attività con uno scrupoloso protocollo di sicurezza anti Covid-19. I ragazzi arrivano già cambiati a gruppi di dieci, la doccia si fa a casa, 45 minuti di attività fisica con distanza minima di cinque metri, una ripresa di contatto con l’erba che serviva come l’aria, dopo due mesi di lockdown.

La Monti Junior Rovigo è stata la prima a ritornare in campo in Polesine, lo ha fatto con i ragazzi dell’U14 e dell’U16, agli ordini del coordinatore Joe McDonnell e del preparatore atletico Heather-Charlotte Porter. Ospite illustre venerdì 29 maggio Giovanni Sanguin, preparatore atletico della Nazionale di rugby.

Padovano, per oltre vent'anni ai vertici nazionali nel lancio del martello di cui è stato campione italiano nel 1990 e nel quale vanta un personale di 74.52 con la maglia delle Fiamme Oro, a livello di club ha collaborato con la Rugby Rovigo passando poi, dopo un titolo italiano con l'U21, al Cammi Calvisano, con cui ha conquistato due titoli di Campione d'Italia nel 2005 con Andrea Cavinato e nel 2008 con Marc Delpoux. Tra l'Accademia federale, le Fiamme Oro e il Petrarca Padova, la Nazionale di cui è punto di riferimento con il rodigino ed osteopatia Sante Lugarini.

Al Marvelli, venerdì nel quartiere Commenda di Rovigo, Sanguin è rimasto una intera seduta di allenamento, dalle 17 alle 19. Il preparatore padovano ha espresso ammirazione per l’iniziativa della Monti Junior Rovigo, dopo due mesi di stop totale era importante riportare al campo i ragazzi, un aspetto sociale vitale per la ripresa con il mondo esterno, lontano da tv e nuova tecnologia. Niente contatto, e nemmeno il pallone, ma l’importante è muoversi.

A livello generale Sanguin ha rimarcato che è bene preoccuparsi dell’alto livello, ma senza una base solida non ci sarebbe molto, quindi il fatto di ricominciare ad allenarsi è visto come un grande segnale di vitalità.

Per Benetton e Zebre serviranno 6-8 settimane di duro lavoro per riprendere la forma, per il contatto e il gioco bisognerà attende il via libera degli organi competenti. 

Articolo di Venerdì 29 Maggio 2020

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