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AMBIENTE

No ad un nuovo stabilimento industriale a Borsea

Il Consiglio di Stato dà ragione al Comune di Rovigo che aveva negato l’insediamento industriale per la macinazione, miscelazione, frantumazione di leganti idraulici e carbonato di calcio

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Gianluigi Ceruti

ROVIGO - Vittoria per il Comune di Rovigo che aveva detto no all'insediamento di uno stabilimento industriale  a Borsea. Il Consiglio di Stato con sentenza n. 2964/2020, nel ricorso promosso dal Comune di Rovigo con il patrocinio dello studio dell’avvocato Gianluigi Ceruti, ha dato ragione all'ente locale in merito al diniego a suo tempo opposto all’insediamento in località Borsea, frazione del Comune di Rovigo, di uno stabilimento industriale per la macinazione, miscelazione, frantumazione di leganti idraulici e carbonato di calcio. Viene quindi confermato l'orientamento espresso dagli uffici comunali ossia che nella suddetta zona, come previsto  nelle norme tecniche del Comune di Rovigo, non si può insediare alcun cementificio se non è data prova che non viene reso reso più gravoso il carico dell'inquinamento ambientale.

“Un risultato – ha detto il sindaco Edoardo Gaffeo -, che ci riempie di soddisfazione. Ringrazio la nostra avvocatura civica seguita dall'avvocato Ferruccio Lembo e lo studio dell'avvocato Ceruti, per il prezioso lavoro svolto, che ha portato a questo importante risultato. Il Consiglio di Stato ha accolto tutte le tesi, le argomentazioni e le richieste del Comune, questo significa che la strada intrapresa è quella giusta. Rassicuro pertanto gli abitanti di Borsea e delle zone limitrofe, non ci sarà alcun insediamento che possa provocare danni ambientali. E' nostra intenzione tutelare i cittadini e promuovere politiche di rispetto dell'ambiente”.

Al di là dell’importanza per le comunità interessate di Rovigo, Borsea, Bosaro e Pontecchio Polesine, come spiega l'avvocato Ceruti,  la sentenza del massimo organo di giustizia amministrativa assume un valore a livello nazionale segnalandosi, in particolare, per la definizione aggiornata e più incisiva del principio di precauzione che, derivante dal diritto comunitario, è stato recepito nell’ordinamento giuridico italiano.

Per ripetere la testuale motivazione del Collegio giudicante del Consiglio di Stato, il principio di precauzione “fa obbligo alle autorità competenti di adottare tutti i provvedimenti appropriati al fine di prevenire taluni rischi potenziali per la sanità pubblica, per la sicurezza e per l’ambiente, facendo prevalere le esigenze connesse alla protezione di tali valori sugli altri interessi concorrenti”.

“In altre parole – spiega Ceruti -,  quando soltanto sono prospettati da fonte scientifica accreditata rischi di danni anche solo possibili ed eventuali, le pubbliche amministrazioni e le autorità giudiziarie debbono intervenire con tutti i previsti provvedimenti amministrativi e giurisdizionali per salvaguardare l’incolumità delle persone e l’integrità del patrimonio culturale denegando autorizzazioni o dichiarandole illegittime.

Questa pronuncia ha già attirato l’interesse di più riviste scientifiche (giuridiche) che ne hanno già pubblicato il testo integrale o preannunciato note di commento”.

Articolo di Venerdì 5 Giugno 2020

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