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L’INTITOLAZIONE

Il plesso scolastico verrà intitolato agli storici maestri del paese

A Castelnovo Bariano (Rovigo) è giunto il momento del giusto riconoscimento a due grandi maestri di vita e cultura, ovvero Renzo Gregori e William Moretti

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CASTELNOVO BARIANO (Rovigo) - Ai maestri Renzo Gregori e William Moretti verrà intitolato il plesso scolastico di Castelnovo Bariano, lo ha annunciato il sindaco Massimo Biancardi.

Renzo Gregori (nato nella collinare Casina in provincia di Reggio Emilia; qui nella casa paterna ritornava sempre per le vacanze estive), arrivò neanche ventenne in Polesine dopo aver vinto il concorso magistrale su base nazionale. Negli anni '50 cominciò la carriera nell'odierna residenza comunale, che allora ospitava pure le elementari. Intanto, dopo aver trovato l'amore nostrano, metteva su famiglia in via Colombano e dal matrimonio nacquero ben sette figli: scuola e affetti familiari con numerosa prole furono per lui sempre valori consolidati.

Nel 1961 nella capiente aula della quinta elementare (oggi ufficio anagrafe) cominciò a gestire, su incarico comunale, la prima biblioteca locale (si  chiamò centro di lettura, poi Csep. La sede in seguito fu spostata al primo piano del palazzo adesso polo di Poste Italiane), un incarico a titolo gratuito che conservò sino al pensionamento. In mezzo ai libri da prestare, da catalogare, da aggiornare da ottobre a maggio dalle 16 alle 20 ospitava a titolo gratuito bambini e ragazzi: a loro istillava l'amore per la lettura, il senso civico, li aiutava nei compiti per casa, li educava con l'esempio alla vita.

Nei primi anni '80, insieme all'amico e collega William Moretti, diede vita per un quinquennio (dalla prima alla quinta elementare) ad un originale progetto didattico (la compresenza in classe ante litteram), accolto con grande favore dall'autorità scolastica. Gregori curava le materie scientifiche, Moretti le letterarie. Dati  gli esiti brillanti, detta originale sperimentazione fu d'esempio per altre innovazioni formative a livello interregionale.

William Moretti (conosciuto universalmente come al maestar Muret), originario di Villabartolomea nelle Valli Grandi Veronesi, di origini umilissime, visse la gioventù a S. Pietro Polesine, facendo molti mestieri tra cui il traghettatore sul Tartaro al porto sampietrese (Ponte dei Tedeschi). Amante della gente umile in senso laicamente evangelico, si diplomò maestro elementare con il massimo dei voti, lavorando e studiando. Si iscrisse all'università di Padova (facoltà di magistero, corso di laurea in materie letterarie) ma smise troppo presto per mancanza di soldi. Aveva bisogno assoluto di lavorare e, vinto presto il relativo concorso, fece per una vita il maestro elementare, missione di vita. Fu docente nel Delta del Po, poi a Torricella di Castelnovo Bariano, per molti anni sino alla pensione nel Comune di residenza. Sposò la compaesana Alma Marchi (apprezzata funzionaria al locale ufficio anagrafe; abitarono sempre in via Rosta in una casa tappezzata di libri) e dalla loro unione nacque Adriana, diventata psicologa e psicoterapeuta; sposatasi ad Ostiglia, scomparve troppo presto.

Moretti entrò giovanissimo nella sezione Pci sampietrese, distinguendosi come militante facitore di cultura, ciò a favore dell'emancipazione delle masse popolari da cui proveniva e di cui si sentì sempre parte integrante, ciò all'epoca del sindaco Corrado Chieregatti, cui è stata dedicata una via. Iscritto da sempre, come la moglie del resto, all'ordine nazionale dei giornalisti, collaborò proficuamente al quotidiano L'Unità ai tempi di Palmiro Togliatti. Nell'agosto 1968, quando i panzer bresneviani soffocarono nel sangue la Primavera di Praga, abbandonò la politica militante e il partito (a onor del vero ciò anche per insanabili contrasti politici locali).

Senza militanza politica, in lui fiorì la passione innata per la lettura e la scrittura, la narrativa, l'etnologia, la storia locale... Fu scrittore apprezzato della Resistenza in senso neorealista e calviniano, questo  con  originale tono autobiografico. Il suo romanzo migliore, fra gli altri, resta Vento di Nord-Est, edito nel 1970 e in seguito numerose ristampe. L'opera è incentrata sulla figura dell'amico e coetaneo Dario Roncati, processato sommariamente come partigiano e, dopo inenarrabili sevizie, fucilato dai repubblichini l'8 dicembre 1944 davanti al teatro di Villabartolomea (i fori nel muro del plotone d'esecuzione rimasero intatti per decenni). A Roncati è dedicata la piazza di S. Pietro Polesine.

William Moretti dopo il successo del libro fu invitato a Cinecittà, dove sceneggiò il romanzo, parendo destinato ad un'interessante carriera. ”Sentivo però - disse e scrisse più volte - struggente la nostalgia di casa, del mio mondo piccolo alla Don Camillo, della famiglia, della scuola, degli amici, degli scolari. Là nella Città Eterna ero un pesce fuor d'acqua, così tornai definitivamente e senza rimpianti a Castelnovo Bariano”.

Il ritorno in via Rosta significò una svolta culturale, esistenziale e docente. Cominciò ad interessarsi di archeologia altopolesana, guidando un pugno di giovani agli scavi preistorici sampietresi e tenendo a battesimo il gruppo Cpssae e il museo archeologico attuale. Ispirò in seguito un team di restauratori volontari i cui battistrada saranno il farmacista Pietro Prandini e i fratelli Agide e Beppe Zenezini. Scoperse la sociologia, sostenendo parecchi esami all'ateneo urbinate. ”Arrivai al terzo anno - usava ricordare - sino a quando completai le conoscenze che mi premevano, non miravo alla laurea”.

Innamorato in senso ancestrale della sensibilità collettiva del suo paese e dell'amarcord tra Canalbianco e Po, coinvolse del tutto l'amico e collega Renzo Gregori, dopo il 1985 nella su accennata sperimentazione del doppio maestro, sino alla reciproca pensione. L'autorità scolastica conservò la cattedra di storia locale voluta da Moretti.

 

 

 

 

Articolo di Mercoledì 10 Giugno 2020

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