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REFERENDUM COSTITUZIONALE

A sostegno del No per evitare di perdere in democrazia. L'importanza di eleggere persone di qualità

Ridurre il numero dei parlamentari sposta il problema della qualità dei nostri rappresentanti in Parlamento e non migliorerà la qualità della nostra rappresentanza

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Francesco Gennaro
Articolo di Domenica 6 Settembre 2020

ROVIGO -  "Tagliare i parlamentare significa tagliare la democrazia, perfino Mussolini fu più generoso nell'ammettere la rappresentatività del popolo, tre volte tanto quanto ne uscirebbe ora se a vincere al referendum costituzionale fosse il Sì". Francesco Gennaro, ex consigliere comunle di Rovigo e oggi candidato nella lista dei Europa Verde a sostegno del candidato presidente Arturo Lorenzoni, analizza con i numeri la rappresentanza dei cittadini in parlamento. "Da ignorante mi sono andato a guardare il numero di deputati nella storia d'Italia e il numero di elettori. Vi giro i numeri e una curiosità. Nel 1861 c'erano 600mila elettori e 636 deputati ovvero 944 elettori per ogni deputato, rappresentatività stellare, ma era l'entusiasmo dei garibaldini".

"Nel 2020: 45 milioni di elettori e 630 deputati (per ora) quindi un deputato ogni 70.755 elettori, chiaramente la rappresentatività è calata drasticamente" commenta. "Adesso la chicca: il numero non è sempre stato 636 o giù di lì, c'è stata una volta nella quale sono stati ridotti, era il 1929 e Mussolini pensò fossero troppi e che il numero giusto di deputati fosse 400 così dal 1930 fino alla fine della guerra i deputati furono 400. Curiosità nella curiosità, se negli anni '30 si fosse potuto votare gli elettori sarebbero stati circa 15 milioni quindi nell'idea di numero "giusto" di deputati per Mussolini la rappresentanza era comunque il triplo di quella che ci sarebbe se vincesse il sì al referendum".


Il 20 e 21 settembre si voterà anche per il Referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari. "E' profondamente sbagliato che un voto così importante, - spiega il Comitato per la difesa e l'attuazione della Costituzione - che riguarda modifiche significative alla legge fondamentale dello Stato, sia stato accorpato con elezioni regionali e comunali. Di questo referendum si sta parlando pochissimo e questo è grave. Il referendum costituzionale, inoltre, non prevede un quorum di votanti, per cui avverrà che i votanti saranno di più dove si voterà anche per le amministrative e di meno altrove".

"La nostra è una forma di governo parlamentare, - aggiunge il Comiatato - che significa che la Costituzione pone il parlamento al centro di tutto il nostro impianto istituzionale. Se vinceranno i Sì avremo 345 parlamentari in meno, cioè 345 rappresentanti in meno di noi cittadini. Alcune Regioni saranno particolarmente penalizzate più di altre e diventeremo il Paese dell'Ue con la peggiore rappresentanza tra tutti e 27 gli Stati. Occorreranno più voti per essere eletti, con svantaggi per le forze di minoranza, che rischiano l'esclusione a vantaggio dei partiti più grandi. In Parlamento andranno solo pochi partiti e i più piccoli sono condannati a restare fuori. Nel 1948 c'era un deputato ogni 80mila cittadini, adesso ce ne sarà uno ogni 151mila. Avvicinare i governanti ai governati è un buon principio, ma con questo referendum si chiede di fare l'opposto. Colpire il Parlamento e la rappresentanza è sempre stato e rimane il vero bersaglio di queste operazioni. La riduzione del pluralismo politico e della democrazia aprono le porte alla personalizzazione della politica, verso il presidenzialismo e la modifica della Costituzione. Liberarsi del Parlamento per dare tutto il potere all'esecutivo, questo è l'obiettivo, altro che tagliare la casta.

Questo referendum è stato proposto per risparmiare sulla spesa dei parlamentari, ma il risparmio vale il sacrificio della democrazia? "Sui risparmi non vale la pena soffermarsi - continua il Comitato - se non per dire che il miliardo di cui parlavano i 5 stelle si realizzerebbe alla fine delle prossime quattro legislature: appuntamento, quindi, al 2043. Se comunque si volevano ridurre le spese perché non tagliare gli stipendi dei parlamentari? Inoltre le spese totali di Camera e Senato per tutto il personale, esclusi i parlamentari, non verranno toccate da questa legge e ammontano a 7 volte i "risparmi" reali che prevede questo taglio. Che non si parli dunque di "taglio delle poltrone": qui si taglia solo la rappresentanza e la democrazia!"

"Come dice un costituzionalista: si è creata l'illusione che il disagio sociale sia frutto dei privilegi della casta; che il disagio politico che nasce dal vuoto della rappresentanza sia colpa delle istituzioni politiche rappresentative, che devono quindi essere ridimensionate, a partire dal Parlamento. La grande menzogna è stata affermare che riducendo i parlamentari si punisce la casta mentre, al contrario, si puniranno i cittadini che vedranno diminuita la loro possibilità di eleggere un proprio rappresentante. Aumenterà la distanza tra elettori ed eletti e verrà sacrificato il pluralismo dei cittadini e dei territori, interi territori resteranno senza rappresentanza".

183 costituzionalisti di diverso orientamento politico hanno stilato un documento in cinque punti a sostegno del No al referendum in cui tra l'altro si dice che "l'intento punitivo nei confronti dei parlamentari è il segno di una diffusa confusione del problema della qualità dei rappresentanti con il ruolo dell'organo parlamentare. Una cattiva riforma non è meglio di nessuna riforma, semmai è vero il contrario".

"E' vero che la qualità di certa classe politica è quantomeno discutibile, ma la riduzione dei parlamentari non migliorerà la qualità della rappresentanza. La crisi della rappresentanza politica non si può curare riducendo il numero dei parlamentari ma facendo sì che gli elettori possano tornare a scegliere i propri rappresentanti in modo che il Parlamento possa tornare ad essere il motore della democrazia, formato da persone libere, competenti e coerenti".



 

Articolo di Domenica 6 Settembre 2020

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