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CARABINIERI

Fabbriche di marijuana in provincia di Rovigo: maxi retata dei Carabinieri

Distrutto dai Carabinieri il sodalizio criminale che operava tra Lendinara, Lusia e Fratta Polesine (Rovigo). 11 persone arrestate per produzione e vendita di “marijuana”, 165 kg di prodotto finito sequestrato ed altri 90 kg di “cannabis”

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Articolo di Mercoledì 2 Dicembre 2020

ROVIGO - Imponente indagine dei Carabinieri conclusa alle 15 e 30 di lunedì 30 novembre, conclusa con successo l’operazione “Amleto”.

A Lendinara, Lusia e Fratta Polesine (Rovigo), i militari dell’Arma del reparto operativo del comando provinciale di Prato, con l’ausilio dei colleghi del reparto operativo e della Compagnia Carabinieri di Rovigo, nel prosieguo dell’investigazioni che avevano già portato all’arresto di 6 persone per traffico di “marijuana”, effettuati in Pistoia e Prato il 3 e 7 novembre 2020, con il sequestro di 120 kg circa di stupefacente, hanno tratto in arrestato per “produzione e detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti aggravata in concorso”: Qing Ming Wu, 39 anni, Li Quiang , 38 anni, Chen Quiang, 47 anni, Huang Chen Danxiong, 66 anni e Huang Zhi Fang, 36 anni. Gli indagati sono tutti nati nel Fujian (Cina), e sono clandestini senza fissa dimora.

Nel corso della mattinata di lunedì, durante delle perquisizione alle abitazioni ed agli annessi agricoli a loro in uso in Polesine, i Carabinieri hanno trovato: un sito di produzione di “cannabis indica” costituito da 610 piante in vaso di varie dimensioni, nutrite da impianto d’irrigazione e fertilizzazione ed irradiate da 136 lampade allo iodio da 600 w; dello stoccaggio e confezionamento di 25 chili d’infiorescenze di “marijuana” ed altri 20 chili in essiccazione.

Il totale della “marijuana” già lavorata ammonta a 45 chili per un valore medio di mercato stimato in 315.000 euro.

Si è arrivati ai siti di Rovigo, operanti dal maggio del 2020, seguendo le mosse di Li Quiang che era già stato arrestato a Prato per stupefacenti nel 2017, sempre dai Carabinieri del reparto operativo.

Questi aveva avuto contatti con i connazionali arrestati il 7 novembre e, con una Volkswagen “Tiguan”, noleggiata a lungo termine a Prato, faceva la spola tra Lendinara (Ro) e la Toscana. L’attività di pedinamento del soggetto ha portato all’individuazione delle fabbriche di “marijuana” in Polesine.

Il processo di maturazione della cannabis veniva accelerato a 2 mesi, rispetto ai 3 dati in natura, sia con l’ausilio di fertilizzazione forzata con ormoni, sia grazie ad un impianto a raggi “uva” da 150 kwh, funzionate h24 a temperatura ventilata costante di 22 c°.  L’impianto elettrico è stato realizzato abusivamente mediante allaccio diretto alla rete di distribuzione dell’energia per un danno stimato in 7.700 euro.

Il “laboratorio di tossicologia forense dell’Università di Bologna” ha effettuato un primo esame della sostanza, fortemente nociva (Thc a valore 4/5), valutando che da ogni pianta si potevano ricavare 150 grammi d’infiorescenze,, pertanto altri 90 chili di “marijuana” tipo “skunk” erano in fase di produzione e presumibilmente destinati sia al mercato italiano ed a quello del nord Europa.

 

Articolo di Mercoledì 2 Dicembre 2020

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