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TRIVELLAZIONI E SUBSIDENZA

Una battaglia per la vita del Delta del Po: bloccare la piattaforma Teodorico

L'avvio dell'iter autorizzatorio per le trivellazioni in Adriatico davanti alle coste del Polesine scatena Enti, Istituzioni e forze politiche contro il governo. Tutti i motivi del No

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Articolo di Domenica 20 Giugno 2021
PORTO VIRO (Rovigo) - Il dipartimento ambiente di Forza Italia ha chiamato a raccolta la politica (LEGGI ARTICOLO) contro le trivelle in Adriatico di fronte alle coste del Polesine.
"Il tema ambientale non deve essere di parte, bisogna superare le divisioni destra sinistra" ha affermato Enrico Bonafè, organizzatore dell'evento.

"Siamo orgogliosamente tornati ad organizzare un incontro in presenza, nel comune di Porto Viro, mettendo insieme tutte le forza politiche perché questa è una battaglia che dobbiamo condividere tutti, non solo sul piano partitico e istituzionale - ha ribadito Andrea Bimbatti, coordinatore provinciale vicario degli azzurri di Rovigo - ma vorremmo con ambizione dire che questo territorio deve tornare ad essere unito per difendere la propria identità, per difendere il proprio futuro.


Esprimiamo netta contrarietà a questa iniziativa di estrazione, ma gli obiettivi sono molteplici, non solo quello di bloccare questa iniziativa, ma di evitare che ciò si ripeta ogni tre o quattro anni costringendo le amministrazioni a spendere migliaia di euro in avvocati per presentare ricorsi e per questo ci appelliamo al governo nazionale.

Con queste iniziative, che Forza Italia intende ripetere anche grazie ai nostri dipartimenti territoriali, Forza Italia continua il proprio impegno sul territorio e come già fatto in provincia terrà il fiato sul collo a tutti i rappresentanti istituzionali del nostro movimento e non solo".

L'assessore regionale del Veneto Cristiano Corazzzari esprime la propria contrarietà partendo dal decrete Sblocca Italia voluto dall'allora premier Matteo Renzi nel 2015 al quale la Regione Veneto nel 2016 rispose indicendo, insieme ad altre 9, un referendum abrogativo che non divenne efficace in quanto non si raggiunse il quorum benchè oltre l'80% dei votanti si espresse a favore della cancellazione.

"E' storicamente e scientificamente verificato il collegamento esistente tra estrazioni e subsidenza, un rischio certo che mette a repentaglio la sicurezza idraulica idraulica della nostra provincia". Così Corazzari ricordando come il turismo veneto sia la prima azienda regionale ed il fatto che il delta del Po è stato salvato dalle acque dopo oltre 2 metri di abbassamento solo grazie alla realizzazione della centrale di Porto Tolle, grazie agli investimenti fatti nei consorzi di bonifica e nell'Aipo.

"La battaglia sulle trivelle è condizione di necessità per la salvaguardia di un territorio per il quale il Consorzio delta Po spende almeno 2 milioni di euro annui per garantirne la sicurezza idraulica".

Corazzari ricorda come la Regione fece ricorso amministrativo contro il provvedimento di Renzi nel 2015, ed annuncia che in queste settimane è stata depositata una mozione in Regione con prime firmatarie le consigliere polesane Simona Bisaglia e Laura Cestari da far votare in consiglio contro la piattaforma Teodorico. "Come assessore ai parchi mi batterò perchè le autorizzazioni non vadano avanti" ha concluso l'assessore Corazzari.

Andrea Dian, responsabile regionale del dipartimento ambiente di Forza Italia ha approfondito l'aspetto autorizzatorio.
"La ditta austrialiana Po valley operations, che ha anche una sede italiana a Ravenna, parte dagli studi Eni che si occupano di analisi di giacimenti di combustibili fossili nel 2015. Da questi rileva come in Italia vi siano 6,8 miliardi mc di metano, il 68% prodotti in mare, tutti in Adriatico.

Per quanto riguarda la piattaforma Teodorico, sarebbe funzionale all'estrazione di 908 milioni di metri cubi attraverso due pozzi iniziali più altri due in un secondo momento per estrazioni di metano in 20 anni. Nascerebbero quindi due linee di tubazioni chilometriche verso una seconda piattaforma già collegata a terra via porto di Ravenna. Teodorico avrebbe a regime il compito della fornitura dell’1% di produzione di metano annuo per l'Italia con circa 50 milioni di metri cubi annui. La simulazione attraverso modelli matematici elaborati dall'azienda richiedente Po valley, dopo 20 anni di attività estrattiva, relativamente alla subsidenza stimata, sarebbe di un abbassamento di soli 10 cm su un fondo marino di 30 metri di profondità, praticamente nulla.

Con questi numeri il rischio è pressochè nullo o trascurabile.

Peccato che la simulazione sarebbe viziata dal fatto che non si considerano altre realtà estrattive che hanno insistito sull’area per decenni, così come non vengano considerate le catastrofiche esperienze di subsidenza passate in Polesine, soprattutto da Adria verso il mare.

La conclusione di Dian è pragmatica: "piuttosto che rischiare ancora meglio 30 impianti a biometano o investimenti importanti sulle rinnovabili per scongiurare uno scenario incerto".

Provincia di Rovigo ed Ente regionale Parco delta del Po hanno presentano ricorso al Tar del Veneto contro la piattaforma Teodorico.

"Parlo di una eventuale messa in funzione di una non opportunità per noi dell’Ente parco" afferma il presidente Moreno Gasparini, sindaco di Loreo. "Il delta del Po galleggia su sacche di metano. Altro che 10 cm, si parla di 2 metri in 40 anni scorsi. La comunità europea sta creando macro aree i Sic marini tra le 6 e 12 miglia dalla costa. Noi abbiamo un Sic marino come Ente parco delta del Po e come Parco Emilia Romagna a tutela della tartaruga marina Careta Careta, in via di estinzione.

Nel ricorso al Tar sottolineiamo come la piattaforma sia oltre 12 miglia, ma si estragga da un pozzo che ha un raggio di operatività di 1,6 miglia, ovvero ricadente in area interna alla Sic marina".

Geremia Gennari, storico presidente del Parco Delta Po, ed ex sindaco di Porto Viro, considera la risposta fornita dal ministro Roberto Cingolani imbarazzate per la mancanza di iniziativa politica. "Lui si giustifica come tecnico, impossibilitato a dire di no a richieste di vecchia data. Invece ci vuole il coraggio di dare una governance all’azione del governo che deve essere politica, altrimenti si creano le contraddizioni insanabili che stiamo vivendo. Con una mano si dà e con l’altra si toglie. Una inconcepibile assurdità".
Gennari invita infine il Parco a prendere posizione formale, con una delibera dell’ente da inviare a Bruxelles agli uffici Mab Unesco.

L'ex deputado del Partito democratico Diego Crivellari aveva presentato una mozione alla Camera contro lo Sblocca italia, e si era speso nella campagna referendaria insieme al collega di partito Graziano Azzalin contro l’indirizzo del suo stesso partito.
"Una battaglia tutta polesana verso una diffusa ignooranza romana sia geografica che di problematiche, come la subsidenza - ha ricordato Crivellari - Bisogna alzare la voce nei nostri partiti, encomiabile l’iniziativa di Forzxa italia. Temo che dovremo essere decisi ed incisivi, così come temo che l’Emilia Romagna sarà silente perchè l’Emilia Romagna vive del suo porto di Ravenna e non si metterà di traverso rispetto a questi "poteri forti" dell'energia.

Dobbiamo fare squadra e veicolare il messaggio, iniziative a tappeto per far conoscere i pericoli. Immagino che i consigli comunali si esprimano contro le trivellazioni, spieghiamo il tema in tutto il Polesine, ma dovremo farlo anche a Padova o a Belluno perchè non possiamo rimanere da soli. Siamo una realtà della Regione Veneto, il Delta del Po è patrimonio comunitario".

L'ex assessore regionale Renzo Marangon, politico di lungo corso in Regione Veneto ricorda quando tra il 1994 ed il 1995 ha presentato una proposta di legge regionale per portare oltre le 12 miglia l’estrazione del metano dalla costa. "L’estensore del Pdl scrisse 6 miglia, ma in giunta insisto per le 12 miglia. Passa quindi il Pdl in giunta a 12 che deve andare in consiglio per essere votato. Il presidente era allora Gianfranco Bettin - ricorda Marangon - e dopo 2 ore ricevo una telefonata mentre siamo a pranzo. "Ma come assessore, da 6 a 12 miglia? Cosa ha combinato?" mi chiede una voce al telefono. "Come ha fatto a saperlo?" chiedo allora ad un signore che si qualifica come alto dirigente Eni.

Cingolani è un grande scienziato, un valido docente - aggiunge Marangon - credo sia stato incapace davanti ai lobbisti potentissimi del comparto energetico a dire di No. L’unica possibilità è un ripensamento da parte sua. Il ministro dovrebbe capire cosa significa in realtà per il Delta del Po il suo via libera".

"Stiamo vivendo il periodo piu pericoloso della storia del Polesine - afferma la sindaca di Porto Viro Maura Veronese - Non possiamo essere da soli, anche la Regione dovrebbe fare ricorso contro l’autorizzazione, noi come Comune ci siamo costituiti al Tar congiuntamente al Parco ed alla Provincia.

La prima volta che si parlò di trivelle mi venne detto che bloccarle sarebbe costato, si parlò anche di una somma, mezzo miliardo di euro di indennizzi,  e questo mi sembrò un campanello d’allarme. Credo siamo terra di conquista, vedi per esempio la presenza del terminal. Io dico che se abbiamo il rigasificatore non si estrae. Non è contemplabile che qui da noi via sia il terminal e vi siano in futuro le trivellazioni.

Dobbiamo superare il silenzio che viene mantenuto sull’argomento ed auspico in una presenza della Regione al nostro fianco. Vogliamo un no definitivo perchè ciclicamente la questione trivelle ritorna".

Layla Marangoni, responsabile regionale di Azzurro donna, chiude il convegno ricordando il lavoro del padre, un perforatore, che credeva in quello che faceva, ben redribuito e fiero di contribuire alla ricchezza del proprio territorio. Dopo l’alluvione prese consapevolezza dei rischi, e non volle continuare ad essere complice del disastro che si stava perpetrando. Si licenziò e andò a lavorare in Sicilia dal 1952 in avanti trasferendo tutta la famiglia.

Dalla Sicilia alla Toscana per ritornare infine a Taglio di Po "perchè mio padre voleva vivere nel suo amato Delta. Mio padre è sempre stato il mio eroe ed i suoi insegnamenti rimangono vivi in me. Auguro che un po’ del coraggio di mio padre scenda su tutti noi per combattere uniti ed organizzati con un forte rumore che svegli gli animi per ingaggiare una protesta per la vita, per la nostra terra" ha concluso commossa Layla Marangoni.



 
Articolo di Domenica 20 Giugno 2021

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