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CULTURA BADIA POLESINE (ROVIGO)

La Bibbia attraverso gli occhi delle donne

8 marzo di approfondimento: a Badia si è tenuto un interessante convegno: Alessandro Wurzer ha relazionato sull’importanza delle figure femminili nel testo sacro dei cristiani

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BADIA POLESINE (ROVIGO) - In occasione della “Giornata internazionale della donna”, la biblioteca “Bronziero” ha promosso un convegno dal titolo emblematico “Sara e le Altre – le meravigliose figure femminili della Bibbia”. L’assessore alla Cultura, Valeria Targa, ha presentato il relatore Alessandro Wurzer, professionista locale come notaio, noto biblista e profondo conoscitore della lingua ebraica, nell’occasione accompagnato da alcuni intermezzi canori di Andrea Vernucci sul tema.

La sala Soffiantini dell’Abbazia della Vangadizza era affollatissima, a dimostrazione di un vivo interesse per l’argomento. Wurzer ha proposto alcune dotte riflessioni catturando fin dall’inizio la meravigliata attenzione dei presenti, fra i quali don Torfino Pasqualin professore emerito al seminario vescovile e il parroco don Alex Miglioli, con la spiegazione su come “Dio ha creato l’essere umano”. Adamo (in ebraico: אָדָם, ʾĀdam) ed Eva in origine erano un essere unico. “Solo nel capitolo successivo della Torah è detto che Dio trasse dal lato di Adam, Eva e questo ha finito per alimentare il pregiudizio sulla presunta inferiorità della donna”.

Vero è che le religioni declinarono le morali in un contesto patriarcale che spiegherebbe la poligamia e il matrimonio come un contratto utile a disciplinare la successione attraverso la primogenitura ma che, relegando in un ruolo subalterno le donne indicate come «moglie di», «figlia di», contraddice l’atto creativo iniziale. Le donne raccontate da Wurzer, però, furono tutt’altro che figure minori, anzi spesso assumevano l’iniziativa, come fece Sara (il cui nome significa "Principessa") che per superare la sua sterilità e dare un erede ad Abramo non esitò a farlo giacere con la serva Agar.

Il paradigma dell’arte di arrangiarsi, tipicamente femminile che ricerca soluzioni creative quando la storia pare chiusa si ritrova anche in Raab, una locandiera e prostituta in Gerico, che seppe con l’astuzia salvare dallo sterminio la sua famiglia ma anche Lia e Rachele mostrarono una forza tale da allentare i rigidi confini patriarcali.

Rebecca, moglie di Isacco, considerata nel Talmud progenitrice del popolo ebraico (attraverso Giacobbe), disposta a lasciare la sua famiglia e a viaggiare verso una terra lontana per amore, non meno interessante fu il ruolo di Miriam (che significherebbe "Cara ad Amon") sorella di Mosè riconosciuta come profetessa poiché previde un futuro radioso per il fratelloI profeti, ha spiegato Wurzer, erano persone colte e capaci di analizzare le situazioni prospettando le possibili evoluzioni, per cui Miriam non poteva essere una persona qualsiasi. Quanto a Mosè, figura fondamentale nell’ebraismo su cui molto ancora si discute, potrebbe non essere che un mito (il suo, infatti, non è un nome ma un suffisso per indicare "colui che è stato estratto dall'acqua" o "colui che estrae", nel senso di " liberatore”) oppure, secondo recenti ipotesi, potrebbe essere il faraone eretico Akhenaton che, per aver abbandonato il tradizionale politeismo egizio, fu costretto da una rivolta del clero tebano ad abbandonare l’Egitto con tutti i suoi seguaci.

Infine si è parlato di Rut, l’unica donna alla quale sia dedicato un libro biblico, una vedova moabita che per devozione seguì la suocera Noemi a Betlemme convertendosi per amore al suo Dio. “Rut introdusse un concetto psicologico potentissimo - ha detto il relatore - ripreso nel matrimonio cristiano quando disse a Naomi: Ovunque andrai ti seguirò e solo la morte potrà separarci”. 

Wurzer, che al termine ha ricevuto i complimenti del parroco, colpito per l’interesse suscitato da questi argomenti, pensa di creare un’associazione culturale per approfondire con incontri periodici i temi biblici.
Ugo Mariano Brasioli
Articolo di Martedì 12 Marzo 2019

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