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RUGBY ROVIGO

I giovani rossoblù

La prima squadra viaggia a gonfie vele, il settore giovanile zoppica. Nell’ultimo weekend l’Under 18 non aveva i numeri per presentarsi in campo

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ROVIGO - C’è stato un momento particolare durante il terzo tempo. Un elegante signora è venuta a salutare il gruppo di amici col quale stavo festeggiando la bellissima vittoria della Rugby Rovigo sulle Fiamme Oro. Sarà stato perché distratto dalla passerella dei giocatori della squadra che timidamente venivano a salutare i propri tifosi, o perché impegnato in lunghe discussioni fra questo e quell’evento della partita, fatto sta che solo una volta rientrato a casa mi sono ricordato di aver già conosciuto quella gentile signora, e solo allora l’ho riconosciuta. 

Si trattava della mamma di Simone Favaro. E’ così che mi sono riemersi ricordi lontani nel tempo, quando si andava in trasferta con le PosseRossoblu in corriera fino al campo del Venezia-Mestre (a Favaro Veneto) e la signora Cristina (così si chiama) saliva con noi accompagnata dalla mamma del Golden Boy di Rovigo, entrambe piene di aspettative e speranze per i propri figli, e per la nostra squadra. 

Quelli erano i tempi in cui la Rugby Rovigo era allenata da Massimo Brunello e tutti in città, dopo anni di vacche magre e carestia che sembrava non finire mai, cominciavano a credere nella nuova gestione per risollevare le sorti del Rovigo a livello nazionale e per riportarlo al posto che più gli è consono: fra i pretendenti al titolo Nazionale.

Oggi, dopo tanto tempo, un titolo vinto e altri smarriti per strada, siamo qui ancora ad interrogarci quale sarà il futuro prossimo e remoto del rugby a Rovigo.

Certo è che la prima squadra viaggia proprio a vele spiegate e con il vento in poppa, e niente e nessuno sembra porre qualche questione in testa ai giocatori. Ovviamente certi meccanismi sono ancora lungi da trovare una soluzione definitiva, ma nonostante ciò la fiducia è così tanto grande nei giocatori da parte di tutti che lo staff tecnico non faticherà a trovare nuovi stratagemmi per sopperire alle lacune che, in questi casi, ci sono sempre. 

L’unica cosa che fa pensare della rugby Rovigo è la sua attuale profondità in panchina considerando i tanti infortuni e le assenze per impegni con le selezioni nazionali. 

La rugby Rovigo domenica ha giocato in maniera “meravigliosa” per sessanta minuti, però le partite durano ottanta minuti, e un po’ per il senso di appagamento per il risultato raggiunto e un po’ per la mancanza di minuti sulle gambe ai giovani entrati, il nostro avversario ne ha approfittato. Nonostante ciò voglio rivolgere una parola di ringraziamento anche ai tanti giovani di belle speranze che fanno parte della rosa, che danno il massimo quando vengono chiamati in campo. Un poco alla volta faranno esperienza migliorandosi ogni volta di più.

Nello scorso fine settimana appena passato la squadra cadetta si è presentata in campo con quindici giocatori contati, e l’U.18 non è riuscita a scendere in campo per mancanza di giocatori, così come in altre selezioni giovanili. La mia domanda è semplice a questo punto: visto lo stato di grazia di cui gode la prima squadra e con tutto il l’alone di poesia e gloria di cui gode fra la popolazione locale e limitrofa, non sarebbe giunto il momento di trovare finalmente un accordo fra i dirigenti della Rugby Rovigo e quelli della (altrettanto gloriosa) società giovanile Lotario Monti (attuale Monti Junior Rovigo), al fine di garantire non tanto il ricambio generazionale in prima squadra quanto la perpetuazione nel tempo del mito del rugby a Rovigo, sport che rappresenta una città, quando non un territorio geografico ben definito: il Polesine? Tutti ne trarrebbero giovamento, a cominciare dai giovani stessi, che indossino la maglia a rigoni rosso-blu o bianco-azzurro (virtuale) fino all’U.16. L’importante è stare assieme, divertendosi e imparando sempre nuove cose. 

Stefano Padovan

     

Articolo di Mercoledì 13 Marzo 2019

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