Condividi la notizia

INDAGINE DELLA CGIL VENETO

All’Ulss 5 medici sempre più anziani. L’allarme della Cgil: “Vicini al collasso"

Secondo un’indagine del sindacato in provincia di Rovigo si investe poco sui giovani dottori: più di metà degli addetti ha oltre 55 anni d’età 

0
Succede a:
Articolo diLunedì 8 Aprile 2019

ROVIGO - Sono in provincia di Rovigo i medici con l’età media più alta del Veneto. Da un’indagine della Fp Cgil del Veneto che fotografa la situazione dei medici nel 2017, emerge un dato significativo: nell’Ulss 5 Polesana si punta poco sui giovani dottori e molto di più sugli “over 50”. A fronte di 430 addetti, infatti, risulta un’età media di 51,81 anni suddivisa in 54,02 anni per gli uomini e 49,22 per le donne. Solo 54 i medici con un’età inferiore ai 40 anni, mentre 173 hanno tra i 41 e i 54 anni e 106 dottori hanno tra i 55 e i 59 anni. Numero che si avvicina ai dottori che hanno tra i 60 e i 64 anni che sono 89, mentre sono solamente 8 gli ultrasessantacinquenni. 

“I dati aggiornati del conto annuale della ragioneria dello Stato per quanto riguarda il personale dirigente medico - fanno sapere dalla Cgil - non fanno altro che confermare le considerazioni che abbiamo fatto come Cgil in merito a: innalzamento dell’età media e assenza di programmazione per garantire la qualità dei servizi nei prossimi anni. Il personale medico risulta sempre più sotto stress ed in grandi difficoltà anche per la scarsa costruzione della sanità territoriale che stenta a partire. Risulta particolarmente preoccupante la percentuale di medici in uscita nei prossimi 10 anni che rischia di portare al collasso la sanità veneta”. 

Tra le 9 Ulss, quella del Polesine, pur non avendo molti dottori (è una delle più piccole dopo l’Ulss 4 Veneto Orientale) risulta avere un’età media elevata con metà del personale che ha più di 55 anni. “Tale scelta, pur essendo aumentati i bisogni di salute della cittadinanza - fa sapere la Cgil analizzando il dato in chiave regionale - determina inevitabilmente un aumento del carico di lavoro sul personale in servizio che non può essere in alcun modo considerato sufficiente anche in virtù dell’aumento dell’età anagrafica. Per quanto riguarda l’età anagrafica del personale dobbiamo registrare che l’età media dei medici veneti nel 2017 è di 50,69 anni. Va tenuto conto di come il turnover non contiene in alcun modo l’aumento dell’anzianità del personale che supera i cinquant’anni in un settore, che è bene ricordarlo, lavora su turni di 24 ore”. 

Basso il ricambio generazionale con poco più di 50 dottori che hanno meno di 40 anni. Situazione generalizzata? Non proprio. Anche qui, se il dato viene letto in chiave di regione Veneto, emerge che l’Ulss 1 Dolomiti che ha un numero quasi pari di addetti (441), investe molto di più sui giovani dato che sono 75 i dottori con età sotto ai 40 anni. 

“Il dato dei giovani medici conferma tutte le nostre preoccupazioni - spiegano dalla Cgil del Veneto - e la possibilità che il sistema sia vicino al collasso o ad una sua privatizzazione. Se guardiamo il dato dei medici sotto i 40 anni di età vediamo che sono solo 1.210 pari al 17,96% del personale in servizio. Un dato allarmante sia perché dimostra come non vi sia in alcun modo la possibilità di sostituire il personale in uscita e sia perché il nostro sistema sanitario regionale non potrà vedere quel percorso di affiancamento delle esperienze necessario a contribuire alla qualità del sistema”.

“Tale analisi dei dati dimostra come le nostre denunce e le nostre rivendicazioni rispetto ad una migliore organizzazione della sanità veneta ed un maggiore investimento sul personale sia nell’interesse di tutti i cittadini - dicono facendo un’ultima considerazione il segretario generale di Fp Cgil Veneto, Daniele Giordano e il segretario Fp Cgil Medici, Pierangelo Rovere - Non è possibile pensare di avere un sistema sanitario efficiente e di qualità, con personale che aumenta di anzianità anagrafica e carichi di lavoro, che possa a lungo accettare di garantire, con la propria fatica, un sistema che progressivamente rischia il collasso. Proprio questi dati dimostrano come la proposta di richiamare in servizio il personale in pensione non risolva in alcun modo la carenza di medici, determinando solo l’abbassamento della qualità dell’assistenza mandando in corsia personale sempre più anziano”.

Per la Cgil servono a tutti i livelli interventi urgenti per costruire un vero progetto socio sanitario che prenda in carico i cittadini e sia in grado di rispondere ai bisogni sempre crescenti della popolazione “che, come tutti sappiamo, però sta rinunciando con numeri sempre più alti alle cure. Investire sui lavoratori, sui professionisti della sanità vuole dire investire sulla qualità della vita di tutti i cittadini”.

Articolo di Lunedì 8 Aprile 2019

Condividi ora la notizia con i tuoi amici

Oggi in Cronaca

La tua opinione conta!

Contribuisci alle discussioni quotidiane con gli altri utenti di RovigoOggi.it