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POLIZIA DI STATO

In bicicletta per ricordare chi ha perso la vita nel fare il proprio lavoro 

In Questura a Rovigo martedì 14 maggio Memorial Day con le massime autorità cittadine e gli esponenti del Sap (Sindacato autonomo Polizia)

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ROVIGO - Maggio è un mese di singolari ricorrenze e coincidenze. Il 23 maggio 1992 morivano il giudice Giovanni Falcone e gli uomini della sua scorta. Il 9 maggio 1978 venne ritrovato il corpo dell’onorevole Aldo Moro e nello stesso giorno moriva, falcidiato da mano mafiosa, il giornalista Peppino Impastato. Il 12 maggio 1980 davanti alla sua casa di Mestre venne ucciso da un commando delle Brigate Rosse il dottor Alfredo Albanese, dirigente della Digos di Venezia, impegnato nelle delicate indagini connesse al delitto terroristico del direttore del Petrolchimico di Mestre Sergio Gori. 

Cerimonia in Questura, martedì 14 maggio, con i vertici del Sap Nazionale, il prefetto di Rovigo Maddalena De Luca, e tutte le forze dell’Ordine (Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza) che hanno deposto una corona di alloro sulla lapide dei Caduti della Polizia di Stato.

Ad accompagnare la cerimonia vari istituti scolastici della provincia di Rovigo e la società Ciclistica Emic Bosaro che con il Sap ha partecipato attivamente.

“Da 27 anni, dal primo anniversario della strage di Capaci e di via D’Amelio - ha esclamato il segretario Provinciale Sap Rovigo, Fabio Ballestriero - maggio è per noi del Sap il mese della memoria. Il mese durante il quale attraverso il cammino ed i percorsi della memoria vogliamo caparbiamente ricordare a noi stessi ed a molti giovani il senso del nostro servizio alla comunità ed il sacrificio estremo cui molte persone delle istituzioni o cittadini delle varie professioni sono giunti per onorare i valori nei quali credevano. 

In 20 anni di terrorismo rosso e nero circa 400 vittime e oltre 1000 tra feriti ed invalidi. Per mano della mafia dagli inizi del ‘900 ad oggi sono morti circa 1000 persone. Per molti, soprattutto i più giovani, i nomi di molte di queste vittime dicono poco o nulla. Stranamente spesso risultano più noti i nomi dei carnefici, troppo spesso beneficiari di ribalte mediatico-politiche o di microfoni dai quali pontificare sui fatti dei quali sono stati tragicamente protagonisti. Se ciò accade, per dirla con il noto storico Gianni Oliva, vuol dire che ‘vi è un corto circuito nella memoria collettiva: così si rischia di ribaltare i ruoli, di dimenticare ciò che realmente è accaduto. E la storia perde il suo senso.’”

Dunque la storia può avere un senso solo attraverso l’esercizio della memoria che il Sap vuole ben praticare, non dimenticando soprattutto i volti ed i nomi dei tantissimi famigliari delle vittime degli anni di piombo, tra le quali i famigliari del rodigino Angelo Furlan, morto il 3 gennaio 1982 a seguito dell’esplosione innescata dai terroristi di Prima linea per far evadere dal carcere rodigino la terrorista Susanna Ronconi. 

Oppure dei famigliari del collega Ispettore dei Nocs Samuele Donatoni, deceduto in servizio il 17 ottobre 1997 nell’ambito del sequestro Soffiantini. Dei famigliari di Ilaria Leandri, vittima del dovere, deceduta a Rovigo durante il servizio in autostrada il 2 luglio 1997. Dei famigliari dell’appuntato scelto dei Carabinieri di Rovigo Antonino Modica deceduto l’anno scorso in servizio durante il rilevamento di un incidente stradale sulla nostra Transpolesana”.

Senza memoria si corre il rischio di non rendere giustizia ai famigliari ed a tutti noi che abbiamo diritto ad una verità che su molti fatti ancora tarda ad essere certa. Senza memoria tanti genitori, tanti mariti o mogli, tanti figli o figlie morti ammazzati nell’esercizio del loro servizio avranno quotidianamente sacrificato inutilmente i loro affetti.

“Per questo non possiamo dimenticare - ha proseguito Fabio Ballestriero durante la cerimonia - che sono oggi ancora latitanti circa 50 carnefici. Tra di essi figurano personaggi come Attlio Cubeddu, ritenuto tra i sequestratori ed il carceriere di Soffiantini per la liberazione del quale morì il nostro collega e concittadino Samuele Donatoni.

Oppure Alessio Casimirri condannato in contumacia a 6 ergastoli per il sequestro e l'omicidio di Aldo Moro e degli uomini della sua scorta. O Giorgio Pietrostefani, dirigente di Lotta continua condannato a 22 anni di carcere assieme ad Adriano Sofri per l'omicidio del commissario Luigi Calabresi. E non possiamo dimenticare che queste latitanze così lunghe, come quella clamorosa di Cesare Battisti, sono rese ancor più dolorose perché sospettabili di pericolose connivenze all’interno di alcuni apparati deviati delle nostre istituzioni o senz’altro per la colpevole complicità degli Stati esteri presso cui si sono rifugiati, cui per troppo tempo ha fatto eco l’inerzia di una politica italica indifferente o troppo compiacente.

Memoria come percorso di verità e giustizia. Perché senza verità e giustizia la memoria sarà dunque monca e perciò ancor più dolorosa ed incapace di favorire un possibile perdono.

Un percorso della memoria ideale che è diventato un percorso ciclistico reale a tappe da Rovigo sino al Sacrario di San Michele Arcangelo a Monte Sant’Angelo di Foggia che quest’anno i poliziotti-ciclisti rodigini faranno, accompagnati sino a Ferrara da una dozzina di studenti-ciclisti di vari Istituti Scolastici della provincia di Rovigo iscritti alla Società Ciclistica Emic Bosaro”.

Un percorso ideale che, attraverso lo sport, accomuna il sacrificio necessario per fare bene nello sport con il sacrificio indispensabile per fare altrettanto bene quel servizio alla comunità per il quale molti appartenenti alle forze dell’ordine, magistrati, giornalisti, politici hanno sacrificato la propria vita.

Un filo rosso che unisce sport e memoria fatto di migliaia di pedalate per non dimenticare.

 

 

Articolo di Martedì 14 Maggio 2019

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