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MAFIA

La criminalità organizzata è un problema anche in Polesine

A Badia Polesine (Rovigo) nella “Casa della cultura e della legalità” di Salvaterra la testimonianza di Antonio De Rosa. nell’ambito della presentazione “Facciamo un pacco alla camorra” il risultato di un progetto in rete che vede coinvolte 16 imprese

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Articolo di Sabato 7 Dicembre 2019

BADIA POLESINE (RO) - Dopo la presentazione di Palazzo Madama del 19 novembre scorso, “Facciamo un pacco alla camorra” ha proseguito con il suo tour di presentazioni in giro per l’Italia approdando il 5 dicembre a Badia Polesine nella “Casa della cultura e della legalità” di Salvaterra con la testimonianza di Antonio De Rosa del Consorzio NCO, (Nuova Cooperazione Organizzata) “Per costruire insieme la rete della legalità territoriale”, come ha sottolineato in premessa  da Nicoletta Biancardi. Presenti il sindaco di Badia Giovanni Rossi, i Dirigenti scolastici Pietro Bassan e Laura Riviello, Roberto Tommasi presidente di Libera Veneto, diversi insegnanti e rappresentanti di Associazioni del territorio, Cgil e lo Spi, tutti per discutere di cittadinanza attiva e su come diffondere la cultura della legalità.

Negli anni settanta e ottanta il territorio campano ha conosciuto la brutalità della Nuova Camorra Organizzata (NCO), che ha segnato una svolta nella storia criminale nel territorio, in quegli anni si è passati da forme arcaiche a sistemi organizzati di tipo imprenditoriale che ancora imperversano. Le risposte civili a ciò non possono che essere altrettanto Organizzati, per questo è nata la Nuova Cooperazione Organizzata (NCO). “Facciamo un Pacco alla Camorra” è il risultato di un progetto in rete che vede coinvolte imprese, tra cui cooperative sociali, che hanno denunciato il racket e hanno individuato quale organo comune il consorzio "N.C.O. – Nuova Cooperazione Organizzata" e organo di garanzia Libera e il Comitato don Peppe Diana, il prete assassinato in chiesa a Casal di Principe dalla camorra il giorno del suo onomastico nel 1994. L’iniziativa promuove una filiera produttiva etica attraverso il riuso produttivo e sociale dei beni confiscati alla camorra e dei beni comuni su "Le Terre di Don Peppe Diana".

Nel corso dell’incontro di Salvaterra è però stato più volte affermato, che la criminalità organizzata è un problema anche in Polesine. Giovanni Rossi lo ha evidenziato con forza affermando che da noi il fenomeno mafioso è più subdolo e sfuggente, perché poggia sulle connivenze d’insospettabili professionisti ed imprenditori collusi: “… per questo è necessario individuare  strumenti di contrasto diversi da quelli tradizionali, affermando fin dalla scuola la cultura della legalità, delle regole e dei valori di condivisione e solidarietà affinché  i nostri giovani distinguano ciò che è bene, resistendo alle sirene della bella vita e della facile ricchezza che costituiscono l’humus della malavita”. Questi concetti sono stati ripresi e sviluppati, con sfumature diverse, in tutti gli altri interventi convergenti su un punto: l’unico antidoto per sviluppare gli anticorpi contro i falsi miti malavitosi è l’educazione, il vero valore aggiunto; un formidabile presidio per la legalità.

Roberto Tommasi confermando la gravità della situazione locale e per sollecitare la resilienza collettiva ha parlato del caso Eraclea il primo comune veneto che si avvia ed essere sciolto per mafia. Anche il presidente di Libera Veneto, ha sollecitato l’adozione di un modello di sviluppo di welfare multidimensionale e pragmatico con nuove forme d’integrazione e di economia sociale, in un percorso di riappropriazione del territorio.

Ugo Mariano Brasioli

Articolo di Sabato 7 Dicembre 2019

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