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MAFIA

Rifiuti, droga ed estorsioni: ‘ndrangheta a Verona, 26 indagati, arresti a raffica [VIDEO]

Operazione “Isola Scaligera” a Verona, duro colpo della Polizia di Stato alla locale ‘ndrangheta. Traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, trasferimento fraudolento di beni, emissione di false fatturazioni per operazioni inesistenti, corruzione

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Articolo diGiovedì 4 Giugno 2020

VERONA - Con l’operazione “Isola Scaligera” di questa mattina è stato inflitto un duro colpo a una “locale” di ‘ndrangheta che svolgeva attività illecite nella provincia di Verona. Sono stati 200 gli uomini impiegati per eseguire un’ordinanza di misura cautelare nei confronti di 26 indagati responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa, traffico di sostanze stupefacenti, riciclaggio, estorsione, trasferimento fraudolento di beni, emissione di false fatturazioni per operazioni inesistenti, truffa, corruzione e turbata libertà degli incanti.

Agli arresti sono finiti in 23, di cui sei ai domiciliari, mentre ad altri tre è stato imposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Le indagini, condotte tra il 2017 e il 2018 dal Servizio centrale operativo della Polizia di Stato e dalle Squadre mobili di Verona e Venezia, hanno permesso di scoprire l’esistenza di un’autonoma locale di ‘ndrangheta operante a Verona e provincia, riconducibile alla potente cosca degli “Arena- Nicoscia” di Isola Capo Rizzuto (KR).

In particolare l’inchiesta che si è sviluppata anche grazie al contributo di alcuni collaboratori di giustizia, ha evidenziato le condotte criminali degli indagati soprattutto in attività di corruzione ed estorsione e nel mantenere rapporti affaristici con le altre organizzazioni presenti nelle altre regioni, attività tipiche delle ramificazioni extra-regionali della ‘ndrangheta.

Nel corso dell’attività investigativa è stato inoltre disposto il sequestro preventivo di un patrimonio immobiliare, aziendale e finanziario, per un valore complessivo di circa 15 milioni di euro.

“Sapevamo che la ‘Ndrangheta era presente a Verona - afferma Francesca Businarolo, presidente della commissione Giustizia della Camera e deputata M5S. - ma mai avremmo pensato che il radicamento delle cosche fosse tale da poter costituire una locale autonoma e indipendente, come emerge dalle indagini della Dia di Venezia e delle Squadre Mobilie di Verona e Venezia. Preoccupano, in particolare,  i possibili collegamenti con la politica locale, in particolare con l’importante azienda del Comune di Verona, l’Amia, e con l’ex sindaco Tosi, che risulta indagato.

Notizie inquietanti, che dimostrano la presenza ormai innegabile della criminalità organizzata anche in Veneto. Già Verona ha subito uno choc dalle indagini relative al caso di Domenico Multari, il boss che vantava una lunga fila di imprenditori e non veronesi fuori casa per la richiesta di favori. Grazie a magistrati e forze dell’ordine per aver portato a segno una operazione che consente di mettere in sicurezza i settori economici più fragili e più esposti al ricatto mafioso e la stessa Pubblica amministrazione”. 

“Esprimo grande apprezzamento per la continua opera condotta dalla magistratura e dalle forze dell'ordine nella lotta alla criminalità organizzata”. Così il deputato vicentino della Lega Erik Pretto, componente della Commissione parlamentare antimafia. “La vasta operazione che in queste ore sta interessando il Veneto ci conferma che, anche nelle nostre zone, il contrasto alle mafie deve essere condotto con determinazione, interessando tutti gli ambiti della società civile: classe politica, amministrazioni locali ed istituzioni tutte devono collaborare al fine di sradicare un fenomeno che, se sottovalutato, rischierebbe di inquinare la sana economia del nostro territorio. Una battaglia che sempre più deve coinvolgere attivamente anche la cittadinanza e le imprese, che possono e devono essere sensibilizzate sul tema in primis attraverso il ruolo fondamentale delle scuole e delle associazioni di categoria”.

Articolo di Giovedì 4 Giugno 2020

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